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37 anni fa la strage di Piazza Tienanmen
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37 anni fa la strage di Piazza Tienanmen

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37 ANNI FA LA STRAGE DI PIAZZA TIENANMEN Sono passati 37 anni dal massacro di piazza Tienanmen, in Cina. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 morirono centinaia o forse migliaia di persone sotto i colpi delle milizie cinesi inviate a Pechino per reprimere le rivolte di studenti e lavoratori che chiedevano più democrazia. La condanna di Jimmy Lai e il futuro delle proteste per la democrazia a Hong Kong LA FOTO SIMBOLO DELLA STRAGE Nella memoria collettiva resta la foto simbolo del "Tank Man". Un giovane, solo e disarmato, il 5 giugno 1989 si fermò davanti ai carri armati nel tentativo di arrestare la loro marcia. L'immagine fu scattata da Jeff Widener, un fotografo dell’Associated Press, da un balcone del Bejing Hotel. Hong Kong, rimossa statua commemorativa massacro Tienanmen. VIDEO PROTESTE INIZIARONO OLTRE UN MESE PRIMA Le proteste iniziarono un mese e mezzo prima della tragica notte in cui l'Esercito di Liberazione Popolare spense con una violenta repressione le manifestazioni. Cina, hackerati foto e documenti sugli uiguri detenuti nei campi dello Xinjiang PROTESTE DOPO LA MORTE DI HU YAOBANG La data di inizio delle proteste fu quella del 15 aprile 1989. Dopo la morte di Hu Yaobang, l'ex-capo del Partito comunista e sostenitore di riforme democratiche, circa 100mila studenti si erano riuniti per commemorare il leader ed esprimere la loro insoddisfazione verso il governo di Pechino. Su Hong Kong la scure della repressione giudiziaria LE RICHIESTE DEI GIOVANI I giovani chiedevano più libertà e democrazia, riforme, salari più equi e condizioni di vita migliori. Tutti gli avvenimenti del 1989 STUDENTI IN MARCIA SU PIAZZA TIENANMEN Il 27 aprile gli studenti provenienti da più di 40 università marciarono su piazza Tienanmen. A loro si unirono anche operai, intellettuali e altri funzionari pubblici. La protesta finita nel sangue SCIOPERO DELLA FAME A metà maggio migliaia di persone iniziarono uno sciopero della fame a oltranza. Più di un milione di cittadini riempì piazza Tienanmen a Pechino. Per disperdere i manifestanti furono inviate truppe corazzate. LA PIÙ GRANDE PROTESTA POLITICA IN CINA Inizialmente i militari, di fronte alla folla, avevano desistito dal compiere azioni violente per sedare le proteste. Nel corso di sette settimane, però, le rivolte pro-democrazia condotte dagli studenti diventarono la più grande protesta politica della Cina dalla fine della decennale rivoluzione culturale di più di un decennio prima. Le manifestazioni, infatti, erano arrivate sulle televisioni di tutto il mondo. L’ARRIVO DELLA STAMPA INTERNAZIONALE A PECHINO La stampa internazionale era a Pechino per la visita del segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, Mikhail Gorbaciov. Gorbaciov stava arrivando nel Paese per una riconciliazione russo-cinese. Gli studenti iniziarono a rilasciare dichiarazioni ai media esteri e cominciarono a tentare di boicottare gli appuntamenti istituzionali. TENTATIVO DI COMPROMESSO Il 19 maggio 1989 il segretario del Partito Comunista, Zhao Zhiyang, scese in piazza tra i manifestanti nel tentativo di trovare un compromesso. IL 20 MAGGIO FU IMPOSTA LA LEGGE MARZIALE Il governo, il 20 maggio, impose la legge marziale. Le proteste proseguirono e il 27 maggio 1989 lo studente Wang Dan chiese ai giovani e ai lavoratori di partecipare a una lunga marcia a Pechino. Il 3 giugno 1989 studenti e lavoratori si riunirono fuori dalla Grande Sala del Popolo in Piazza Tiananmen, armati di bastoni di legno. I presenti urlarono slogan chiedendo che il premier Li Peng, che aveva dichiarato la legge marziale, fosse cacciato dal Governo. LE DIMISSIONI DI ZHAO ZHIYANG Nell'arco di un mese e mezzo la situazione precipitò rapidamente portando alle dimissioni il segretario del Partito Comunista Zhao Zhiyang. LA REPRESSIONE DELLA PROTESTA Deng Xiaoping, all'epoca Capo della Commissione militare, e il primo ministro Li Peng ordinarono infine all’esercito la definitiva repressione della protesta di Piazza Tienanmen. Il risultato fu un massacro il cui bilancio ufficiale non è ancora stato accertato. Finora il governo cinese non ha mai reso pubblico alcun documento riguardo ai fatti di Piazza Tienanmen. Hong Kong, 20 anni di carcere per il magnate pro-democrazia Jimmy Lai

This article was originally published by Sky TG24.

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Alexei Navalny, nato il 4 giugno 1976, è stato il principale oppositore politico di Vladimir Putin in Russia. Laureato in legge, ha iniziato la sua carriera nel partito Yabloko, per poi aprire un blog sulla corruzione. Arrestato e processato più volte, è stato avvelenato nel 2020 con il Novichok e trasferito in Germania. Tornato in Russia nel 2021, è stato arrestato e condannato a 19 anni di carcere. È morto il 16 febbraio 2024 in una colonia penale nell'Artico.

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