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Global Sumud Flotilla: attivisti pronti a ripartire per Gaza nonostante i fermi e le denunce di violenze
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ANSA Cronaca2.5.2026Welt2 Min. LesezeitItaly

Global Sumud Flotilla: attivisti pronti a ripartire per Gaza nonostante i fermi e le denunce di violenze

Gli attivisti denunciano violenze subite durante l'abbordaggio israeliano; legali presentano ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

Auf einen Blick

  • Gli attivisti della Global Sumud Flotilla, bloccati a Creta, annunciano l'intenzione di ripartire per Gaza.
  • Intanto, il team legale ha presentato ricorsi per la liberazione di due attivisti detenuti in Israele, che denunciano violenze fisiche subite durante l'abbordaggio.

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L'abbordaggio delle ventidue barche al largo di Creta non fermerà la missione diretta a Gaza. Gli attivisti della Global Sumud Flotilla hanno intenzione di ripartire e stimano di essere più numerosi di prima. Intanto il team legale si sta muovendo su più fronti con ricorsi in cui chiedono la liberazione di Thiago Avila e Saif Abukeshek, ora in carcere in Israele dove hanno iniziato uno sciopero della fame e denunciano di aver subito violenze.

"La Flotilla riparte" ha assicurato stamattina Luca, uno degli italiani imbarcati nella missione, 'ancorata' in questo momento a Creta, collegandosi con un presidio della Global Sumud Italia davanti alla Farnesina. "Abbiamo compagni da tutta Europa che si sono mobilitati per venire qui - ha raccontato - Ripartiremo e saremo ancora di più rispetto a quando siamo partiti dalla Sicilia".

Le barche dovrebbero salpare - meteo permettendo - tra due o tre giorni almeno. Ad unirsi alla flotta alcune imbarcazioni dalla Grecia e una ventina dalla Turchia. Dal movimento invitano a una 'mobilitazione permanente', anche con presidi davanti alle ambasciate, finché non verranno rilasciati i due detenuti in Israele che oggi hanno avuto modo di parlare con gli avvocati di Adalah nel carcere di Shikma. A loro hanno parlato di "violenze fisiche" da parte delle forze militari israeliane durante i due giorni trascorsi in mare. Thiago, in particolare, ha riferito di essere stato trascinato "faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte", di essere rimasto durante la navigazione "in isolamento e bendato". Saif, invece, ha raccontato di essere stato costretto a "rimanere sdraiato a faccia in giù sul pavimento", con le mani legate e bendato. Racconti in linea con quelli degli altri attivisti 'portati' in Grecia. "Io e altri cinque compagni siamo stati messi in isolamento - racconta Tony La Piccirella - sono stato in un container completamente chiuso, come una cella. Lì sono rimasto una trentina di ore. Gli altri 175 erano nell'atrio dove entrava acqua e non c'erano coperte. Ventuno di loro, tra cui anche donne, sono stati picchiati. Tre sono rimasti feriti in modo grave e uno è ancora ricoverato in ospedale".

I due arrestati dovrebbero comparire davanti al Tribunale di primo grado di Ashkelon per un'udienza sulla proroga della loro detenzione. Per Israele Saif è un "membro di spicco del Pcpa" (organizzazione con sede a Istanbul che Israele ha accusato di essere un braccio operativo e finanziario di Hamas) e Thiago Ávila sarebbe appartenente alla stessa organizzazione e "sospettato di attività illegali".

In queste ore si è messo in moto per loro anche il team italiano. Dopo il ricorso presentato ieri alla Procura di Roma, nella notte ne è stato depositato un altro urgente alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo contro l'Italia. I legali denunciano una "violazione grave" della Convenzione europea dei diritti dell'uomo nel loro arresto da parte di Israele e ravvedono anche "la responsabilità" dell'Italia "come Stato di bandiera dell'imbarcazione su cui si trovavano al momento della loro intercettazione". "Nonostante le autorità fossero state tempestivamente informate del rischio concreto e imminente per la vita e l'integrità fisica degli attivisti, non è stata adottata alcuna misura effettiva di protezione", sostengono. La portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia, evidenzia che "le barche erano a 20 miglia da Creta, in acque internazionali ma di competenza greca: è grave non per gli attivisti ma per l'Europa" attacca. Nel frattempo la delegazione calabrese del movimento (insieme al Coordinamento Calabria per la Palestina, Bds Calabria e gruppo embargo militare) riaccende i riflettori sul porto di Gioia Tauro denunciando che "è nuovamente al centro della rotta dei rifornimenti militari diretti verso Israele".

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This article was originally published by ANSA Cronaca.

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