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Il pareggio demografico dell'Italia è un travaso: il Paese si regge sull'immigrazione
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Il pareggio demografico dell'Italia è un travaso: il Paese si regge sull'immigrazione

Auf einen Blick

  • Nel 2025, l'Italia mantiene la popolazione stabile a 58,9 milioni grazie a un saldo migratorio estero di +296mila, che compensa il deficit naturale.
  • Il Paese si regge sull'immigrazione, con Bangladesh e Marocco come principali paesi di provenienza, mentre gli espatri italiani diminuiscono ma l'emorragia di laureati dal Sud verso il Centro-Nord persiste.

KI-generierte Zusammenfassung

Warum es wichtig ist

L'Italia nel 2025 registra un pareggio demografico grazie al saldo migratorio estero che compensa il deficit naturale, evidenziando una dipendenza dall'immigrazione per mantenere stabile la popolazione.

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Il pareggio demografico dell’Italia è un travaso. Nel 2025 il saldo migratorio con l’estero (sia regolari sia successivamente regolarizzati) sale a +296mila unità – dai +263mila dell’anno precedente – e compensa quasi alla virgola il deficit naturale certificato dagli indicatori demografici Istat: 355mila nascite contro 652mila decessi, circa -296mila. Risultato: popolazione inchiodata a 58,9 milioni di residenti, appena 636 in meno in un anno.

La fotografa il rapporto Istat sulle migrazioni interne e internazionali. Il messaggio è netto: il Paese sta in piedi solo per l’immigrazione. Il saldo estero degli stranieri vale +348mila unità; quello degli italiani resta negativo di 53mila. Il documento viene pubblicato a pochi giorni dal caso Ceuta.

Bangladesh e Marocco: i primi paesi per provenienza

Il primo Paese di provenienza è il Bangladesh, con 37mila ingressi (+22%). Il Marocco – in questi giorni travolto dalle polepolemiche per il caso di Ceuta – balza al secondo posto con 36mila arrivi e una crescita del 48,4% in un solo anno.

Corre tutta la direttrice asiatica (+18,6%), con Pakistan a +20%, India a +22,7% e Perù a +15,7%, mentre si sgonfiano i canali storici europei: -33,9% dall’Ucraina, con il progressivo ridimensionamento dei flussi straordinari legati al conflitto, e -18,8% dalla Romania.

La mappa dei flussi verso l’Italia, dunque, si sta ridisegnando.

Il calo dall’America-latina

Il calo dall’America latina (-15,7%) porta la prima firma normativa misurabile: la stretta sullo Ius sanguinis (Dl 36/2025, convertito nella legge 74/2025) ha ridotto l’automatismo del riconoscimento della cittadinanza per discendenza, soprattutto per gli italo-discendenti di Brasile e Argentina.

Espatri in calo

Il capitolo uscite consegna il dato più vistoso e più insidioso: gli espatri degli italiani crollano a 109mila, il 22,7% in meno rispetto al picco di 141mila del 2024. Ma quel picco era figlio delle nuove sanzioni sulla mancata iscrizione all’Aire - da 200 a mille euro per ogni anno di ritardo, introdotte dalla legge 213/2023 - che avevano spinto migliaia di connazionali già all’estero a regolarizzare la propria posizione anagrafica. Il ritorno a quota 109mila non è un’inversione: riporta le uscite nel corridoio degli ultimi dieci anni, tra 94mila e 122mila l’anno. La bolla statistica si è sgonfiata; l’emorragia no.

La serie storica misura la perdita vera. Tra il 2015 e il 2025 sono emigrati 1 milione 249mila cittadini italiani e ne sono rientrati 607mila: un passivo netto di 642mila persone, l’equivalente di una città come Palermo. Nello stesso periodo il saldo degli stranieri è positivo per 2,78 milioni. Non un anno storto, ma un ricambio lento e strutturale, certificato registro anagrafico dopo registro anagrafico.

Il 33,9% degli espatri - 37mila su 109mila - riguarda cittadini italiani nati fuori dai confini. I flussi verso Brasile e Argentina sono composti quasi per intero da nati all’estero (95,2% e 96%): mobilità legata all’acquisizione della cittadinanza e alla riattivazione dei legami con il Paese d’origine. Ma c’è anche il fenomeno inverso: i naturalizzati che usano il passaporto italiano come piattaforma di mobilità europea. Tra gli espatriati nati in Africa, il 43,9% sceglie la Francia; tra i nati in Asia, il 59,9% va nel Regno Unito.

Anche la classifica delle destinazioni cambia, ma per sottrazione. La Spagna diventa la prima meta degli espatri italiani (12,2%) non perché attragga di più - i flussi verso Madrid e dintorni calano del 22,3% - ma perché crollano Regno Unito (-38,5%) e Germania (-36,8%).

Mezzogiorno, persi 150mila giovani laureati

Tra il 2019 e il 2025 il Sud ha perso 150mila laureati italiani tra i 25 e i 34 anni. La voce più pesante non è l’estero (-28mila) ma il resto d’Italia: -122mila verso il Centro-Nord, oltre quattro volte tanto. La rotta del capitale umano meridionale porta a Milano prima che a Londra.

Il Nord fa il percorso opposto: perde 49mila laureati verso l’estero ma ne incassa 108mila dal Mezzogiorno e chiude a +59mila. La Lombardia guida con +40mila; all’estremo opposto la Campania, che lascia sul terreno 42mila giovani laureati tra deflusso interno (-34mila) ed estero (-8mila). Una regione forma, l’altra impiega.

A livello nazionale il bilancio dei laureati 2019-2024 resta positivo per un soffio - poco meno di 10mila unità - solo grazie ai +88mila giovani laureati stranieri che compensano i -78mila italiani. Con un’avvertenza che l’Istat mette nero su bianco: dei titoli di studio degli stranieri non si conoscono l’indirizzo, il Paese di conseguimento, né la coerenza con l’occupazione poi svolta in Italia.

Il conto corrente tra Sud e Centro-Nord resta in rosso anche sui numeri complessivi: 112mila trasferimenti in uscita contro 67mila in entrata, 45mila residenti persi in un anno. La Calabria guida la classifica dell’emigratorietà con quasi otto partenze ogni mille abitanti; Crotone, con il 9,5 per mille, è la provincia da cui si parte di più.

Mobilità interna in ripresa, ma il motore sono gli stranieri

I trasferimenti di residenza tra Comuni tornano a crescere: 1 milione 455mila nel 2025, +5,1% sull’anno precedente. La spinta però non è distribuita: gli spostamenti degli stranieri aumentano del 14,8%, quelli degli italiani del 3%. Risultato: gli stranieri firmano il 19,5% della mobilità interna pur rappresentando il 9,4% della popolazione residente (una propensione doppia, che li conferma come la componente territorialmente più flessibile del mercato del lavoro).

Offene Fragen

  • Quali sono le implicazioni a lungo termine della dipendenza dall'immigrazione?
  • Qual è l'indirizzo di studio e la coerenza occupazionale dei laureati stranieri?
  • Quali politiche sono previste per contrastare l'emorragia di laureati dal Sud?

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This article was originally published by Il Sole 24 Ore.

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