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Menico Rizzi alla guida dell'Università del Piemonte Orientale: focus su sostenibilità e IA
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Repubblica Cronaca24.6.2026Education5 Min. LesezeitItaly

Menico Rizzi alla guida dell'Università del Piemonte Orientale: focus su sostenibilità e IA

Auf einen Blick

  • Il nuovo rettore dell'UPO, Menico Rizzi, presenta le novità formative per il 2026-27: lauree in Scienze Infermieristiche e Management for Sustainability.
  • Sottolinea l'importanza dell'internazionalizzazione, delle collaborazioni con università estere e dell'integrazione etica dell'IA nell'insegnamento.

KI-generierte Zusammenfassung

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Il professor Menico Rizzi è la guida dell’Università del Piemonte Orientale (UPO) per il sessennio 2024-2030. Scienziato di rilievo internazionale ed esperto in biochimica e biotecnologie, ha posto al centro del suo mandato l'apertura sociale del sapere, l'internazionalizzazione e la sinergia con il tessuto produttivo locale.

Quali sono le principali novità dell'offerta formativa per l'anno accademico 2026-2027? “Per il prossimo anno accademico abbiamo strutturato due nuovi corsi di studio strategici. Il primo è una laurea magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche con sede a Biella. Questa scelta nasce dal forte bisogno di tali professionisti nel territorio piemontese e nazionale, figure chiave per garantire un Servizio Sanitario Pubblico di alta qualità. Raddoppiamo così un'offerta già presente a Novara, rispondendo a una forte domanda locale. La seconda novità è la triennale in ‘Management for Sustainability’, erogata in lingua inglese e in modalità ibrida, tra lezioni in presenza e attività online. Si tratta di un progetto transdisciplinare volto a intercettare una tematica ampia che speriamo riscuoterà una significativa attrattività internazionale. Con questo corso andiamo a chiudere la filiera formativa del nostro Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile e la Transizione Ecologica, allineandoci alle richieste del mercato e alle nuove professionalità”. Avete in programma collaborazioni con università straniere? Se sì, quali?

“Le nostre collaborazioni internazionali sono già intense e strutturate. L'Ateneo è inserito in una European University Alliance, UP University, che coinvolge altre dieci università del continente, non solo dell'Unione Europea. Con quattro di questi partner stiamo già lavorando a un joint program incentrato proprio sui temi della sostenibilità. Sul fronte della didattica, per supportare la nostra offerta sanitaria e contribuire a colmare il gap di professionisti essenziali, abbiamo attivato un double degree in Scienze Infermieristiche con l'Università di Argirocastro in Albania e stiamo esplorando un percorso analogo con l'Università di Samarcanda in Uzbekistan. In ambito umanistico, invece, stiamo sviluppando un doppio titolo con l'Università Mohammed V di Rabat, in Marocco. Se guardiamo alla ricerca scientifica, oltre alle tantissime collaborazioni attive in ambito europeo, manteniamo alta l'attenzione sul Medio Oriente, con progetti ad Abu Dhabi, e sull'Africa, con attività formalizzate e sostenute da finanziamenti specifici in Kenya”.

Come sta evolvendo il modello di insegnamento nel vostro Ateneo per integrare l'uso etico di strumenti di I.A. generativa (ad esempio ChatGPT) nel processo di apprendimento? “Questo è un tema estremamente delicato. Il punto di partenza è la consapevolezza che gli studenti utilizzano già ampiamente e autonomamente questi strumenti, segno di come la tecnologia sia entrata nel loro metodo di studio. Per governare questo cambiamento, l'Ateneo ha istituito un Living Lab sull'intelligenza artificiale che unisce docenti, studenti, personale tecnico-amministrativo e la delegata alla didattica. Questo gruppo ha già delineato le linee guida di Ateneo per l'utilizzo dell'IA sia nella ricerca, sia nella didattica. Attraverso il nostro Teaching Learning Center vogliamo stimolare un uso guidato e regolamentato. L'obiettivo è supportare i docenti affinché utilizzino l'IA per migliorare – e assolutamente non per sostituire – le proprie capacità di insegnamento e trasmissione delle conoscenze. È un processo istituzionalizzato, coordinato dalla governance, che definisce licenze, limiti e tipologie di chatbot. Inoltre, stiamo estendendo questa digitalizzazione consapevole anche all'attività quotidiana del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario”.

Ritiene che l'IA debba essere considerata uno strumento di supporto o un rischio per il pensiero critico? “Sono convinto che l'intelligenza artificiale sia anzitutto uno strumento di supporto, sebbene la dimensione di rischio per il pensiero critico esista e vada costantemente guidata. Globalmente, questa tecnologia porterà un avanzamento nella ricerca, nella formazione e, mi auguro, nella qualità della vita delle persone. Come tutte le rivoluzioni scientifiche della storia dell'umanità – penso alla macchina a vapore, al nucleare, alla chimica o alla manipolazione genetica, solo per fare alcuni esempi – l'innovazione si presenta sempre con un doppio volto: grandi benefici e rischi connessi. L'Europa è oggi molto attiva nel dibattito sulla regolamentazione e sugli aspetti etici. Il vero nodo sarà trovare un equilibrio: non dobbiamo permettere che le regole frenino lo sviluppo di tecnologie straordinarie, ma non possiamo nemmeno liberalizzarle completamente. I rischi diventerebbero oggettivi, specialmente se pensiamo all'interazione tra intelligenza artificiale e robotica in settori nevralgici come la sanità pubblica, dove i vantaggi e i rischi sono evidenti a tutti”.

Quali saranno le competenze (soft e hard skill) più richieste ai laureati nei prossimi anni? “È una sfida complessa, perché il mercato del lavoro muta a una velocità vorticosa. Dobbiamo mantenere un atteggiamento analitico ed equilibrato: è indubbio che le soft skills e i saperi trasversali assumano sempre più importanza per sviluppare il senso critico degli studenti, un asset fondamentale per affrontare i continui cambiamenti professionali. Tuttavia, non possiamo sbilanciare la formazione unicamente verso le competenze trasversali, poiché i contenuti tecnologici e specifici delle singole professioni rimangono altissimi. Il tema è inserire queste competenze senza aumentare ulteriormente un carico formativo già pesante e lungo, offrendo una specializzazione solida, ma con un background flessibile. Se la conoscenza dell'IA e le esperienze internazionali sono ormai requisiti evidenti in un contesto globale, non va dimenticata la dimensione locale. Il nostro tessuto imprenditoriale e la pubblica amministrazione resistono e si basano ancora fortemente sulle relazioni umane e sul valore umano che le persone sanno portare all'interno delle organizzazioni”.

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This article was originally published by Repubblica Cronaca.

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