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Processo a Milano per l'omicidio di Pamela Genini: udienza e istanze
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Processo a Milano per l'omicidio di Pamela Genini: udienza e istanze

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ANSA Cronaca
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Francesco Dolci "è stato uno stalker in vita e dopo la morte" di Pamela Genini, la 29enne uccisa da Gianluca Soncin lo scorso ottobre. Lo ha spiegato l'avvocato Nicodemo Gentile, che rappresenta la madre della vittima, chiedendo alla Corte d'Assise di Milano di respingere l'istanza dell'ex amico di Pamela di essere parte civile.

"Con questa istanza la realtà supera la più fervida immaginazione. Nessun rispetto per la famiglia già oltraggiata - ha spiegato Gentile - hanno anche depositato una chat senza alcuna corrispondenza con gli atti. Come emerge dagli atti dell'inchiesta di Bergamo, Pamela lo chiamava 'amico con benefit, stalker, mostro'. Da ottobre 2025 abbiamo questo stalker e lo dice anche la Procura di Bergamo che parla dell'ossessione di Dolci".

Ha replicato l'avvocata Eleonora Prandi per Dolci: "Questo procedimento non c'entra con Bergamo e da maggio del 2025 i due avevano un rapporto stabile e ciò emerge dal cellulare e dalle testimonianze dei genitori. Era un rapporto parallelo sì, ma duraturo e continuativo e lui è stato l'ultima persona con cui ha parlato lei e questo deve far riflettere. Lei ha chiesto aiuto a lui e poi Dolci ha collaborato con i pm. La loro relazione è sfociata anche in una richiesta di matrimonio di lei, avevano un progetto in essere".

Anche la pm Menegazzo ha chiesto di rigettare la richiesta di Dolci, segnalando che esiste l'inchiesta bergamasca sul vilipendio di cadavere a suo carico e che Dolci è un teste importante del processo milanese, perché fu l'ultimo a parlare con la 29enne.

La Corte (giudici togati Bertoja e Fioretta) deciderà oggi sulle parti civili.

La mamma di Pamela Genini: "Devastante vedere in faccia chi l'ha uccisa"

"Vederlo mi ha provocato un effetto devastante, la sua crudeltà, la sua lucidità, la sua mancanza di rispetto e di pentimento... E' una persona che non si può descrivere, in aula purtroppo ho avuto un momento di sfogo, ma è stato terribile guardarlo per la prima volta. Ora mi aspetto giustizia". Lo ha spiegato ai cronisti Una Smirnova, la madre di Pamela Genini, uccisa lo scorso ottobre dall'ex compagno Gianluca Soncin, parlando dopo la prima udienza del processo in Corte d'Assise a Milano, che è stato rinviato al 13 luglio per l'esame dei primi testimoni. La donna, quando l'imputato è entrato in aula, ha urlato contro di lui e si è sentita male.

Intanto, dalle richieste della difesa, tra cui un'istanza per una perizia medico legale e una sull'analisi dei telefoni, si è capito che i difensori di Soncin puntano a cancellare le aggravanti contestate dai pm, tra cui la premeditazione, la crudeltà e i futili motivi. "Lo scopo del processo - hanno spiegato i legali Pietro Sartori e Simona Luceri, che assistono il 53enne che rischia l'ergastolo - è capire come è successo il fatto e appurarlo nel modo migliore possibile e capire perché è successo, il movente. Pamela Genini - hanno aggiunto - è morta per i colpi inferti dall'imputato, ma c'è tutto il tema delle aggravanti su cui la difesa avanzerà degli argomenti".

La Corte, che sulle istanze di perizie si è riservata di decidere all'esito dell'istruttoria nel dibattimento, non ha ammesso le riprese televisive e le immagini nel processo, perché, è stato chiarito, è "debole l'interesse pubblico alla vicenda, è limitato ovviamente alla frequenza di omicidi ai danni di donne, ma non è connotato da altri rilevanti aspetti di interesse pubblico". La stessa pm Letizia Mannella, con la collega Alessia Menegazzo, aveva fatto presente che "stiamo assistendo sempre più ai processo televisivi in cui l'imputato è già colpevole".

La Procura ha chiesto come prove l'esame di tutti i testi, dell'imputato, oltre alla produzione di tutti gli atti. E sulla richiesta di perizia medico legale della difesa, la pm Menegazzo ha chiarito che "è solo esplorativa, per cercare una nuova ricostruzione di dinamica e sono segnalati elementi irrilevanti".

La difesa di Soncin ha chiesto l'esame dei testi, i controesami e "l'esame dell'imputato se deciderà di sottoporsi".

Poi, le istanze "sui device, perché è emerso da una nostra consulenza di parte che la chat tra Francesco Dolci e Pamela Genini è stata consegnata da Dolci e non è stata estratta con le garanzie difensive". Inoltre, "sempre da una nostra consulenza sui device di Pamela risulta che non erano presenti - hanno aggiunto i legali - applicazioni utili per le conversazioni e che, invece, sono state estratte solo dai device di Soncin". E sulla richiesta di perizia medico legale i legali hanno detto: "Rispetto alla dinamica e al movente, se acquisiremo tutti gli atti di indagine, questi evidenzieranno determinati aspetti e le contraddizioni che ci sono".

This article was originally published by ANSA Cronaca.

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