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Prodi: Europa debole, serva di Trump e incapace di trattare con la Cina
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Il Sole 24 Ore24.5.2026Politik2 Min. LesezeitItaly

Prodi: Europa debole, serva di Trump e incapace di trattare con la Cina

Auf einen Blick

  • Romano Prodi critica la debolezza dell'Europa, definendola "serva" di Donald Trump e incapace di gestire i rapporti con la Cina.
  • Sottolinea la necessità di un "riformismo europeo" e di una Difesa UE, evidenziando il riarmo tedesco e la mancanza di un ruolo di "collante" per l'Italia.

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«Ci comportiamo come servi di fronte a Donald Trump e non sappiamo come comportarci davanti ai cinesi. L’Europa dovrebbe avere capacità unitaria di intervento. Ci vorrebbe un riformismo europeo».

Al Festival dell’economia di Trento l’ex premier ed ex presidente della Commissione Ue Romano Prodi, intervistato dal direttore del Sole 24 ore Fabio Tamburini, conferma il suo sguardo pessimista sullo scenario globale e sulla debolezza dell’Europa. Un pessimismo ben dipinto dalla citazione di Tucidide che sceglie, quasi che il mondo fosse tornato quello di oltre duemila anni fa: «Da parte di Israele e Usa c’è una capacità strategica straordinaria ma una incapacità politica che non ho mai capito. La vera frase di Tucidide da citare è “il mondo è fatto così, i potenti fanno quello che vogliono e i deboli soffrono quello che possono”. Trump l’ha messa in pratica».

Un pessimismo che tuttavia negli ultimi giorni si è un poco affievolito sul fronte del Medio Oriente, confida Prodi, perché «da una parte Israele è stato di fatto messo ai margini e dall’altra sia gli Usa sia l’Iran hanno bisogno di chiudere in fretta il conflitto ed arrivare alla pace, o meglio alla tregua».

Resta il problema dell’Europa, vaso di coccio tra i vasi di ferro (Russia, ma soprattutto Usa e Cina), che stenta a superare le sue storiche divisioni e eliminare il meccanismo suicida del voto all’unanimità per poter svolgere il ruolo che le spetta sul palcoscenico internazionale. Il Professore ribadisce che allo stato delle cose, con il tycoon al comando oltreoceano, sia a maggior ragione indispensabile guardare ad Oriente più che ad Occidente: «Se non concludiamo qualcosa di forte con la Cina non riusciamo più ad esportare niente. Noi europei abbiamo ancora una capacità industriale straordinaria, un prodotto lordo che è quasi pari a quello americano se comprendiamo Svizzera, Norvegia e Gran Bretagna». Da ex presidente Ue, Prodi ha ricordato il tentativo di Angela Merkel, nel 2020, con lo Eu-China Comprehensive agreement on investment, un accordo sulle regole tra Cina ed Europa, ma poi gli Stati Uniti hanno «impedito tutto questo e c’è stato successivamente il litigio tra Cina e Parlamento europeo e non si è concluso niente». Ora, dopo sei anni, la Germania e l’Europa hanno cambiato pelle, con il forte riarmo tedesco che preoccupa perché «cambia la struttura europea»: «Ora che la Germania ha investito in un solo giorno, a governo non ancora insediato, mille miliardi nel suo esercito, la Francia deve capirlo: serve una Difesa Ue».

E se con il ritorno dei nazionalismi e dei protezionismi Francia e Germania, Paesi fondatori, «sono amici ma non più fratelli come in passato», diventa ancora più importante il ruolo, anch’esso storico, dell’Italia: «È la funzione italiana che manca, quella del collante», dice accusando il governo guidato da Giorgia Meloni di guardare solo alla durata dell’esecutivo («che cosa conta la durata, per la mera conta dei giorni o per fare qualcosa per il futuro?»).

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This article was originally published by Il Sole 24 Ore.

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