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Progetto Spartacus combatte il caporalato in Calabria
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ANSA Cronaca05.06.2026Crime2 dk okumaItaly

Progetto Spartacus combatte il caporalato in Calabria

Auf einen Blick

Il progetto Spartacus aiuta migranti in Calabria a trovare lavoro legale e alloggi contro il caporalato, con 180 assunzioni nell'ultimo anno.

KI-generierte Zusammenfassung

Warum es wichtig ist

Il caporalato è un problema cronico in Calabria, con migranti sfruttati.

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C'è un piccolo gruppo di migranti che vive immerso in venti ettari di terreno nelle campagne cosentine, alle prese con la raccolta dei pomi di ventimila melograni. Hanno una casa modesta ma abbastanza grande da poterli ospitare in sette. Parlano con chiunque, hanno un contratto regolare con l'azienda ortofrutticola, non devono nascondersi. "L'obiettivo è riuscire a far assumere il più possibile le persone legalmente, per poi garantire ai braccianti la possibilità di avere un alloggio, perché se continuano a vivere nei ghetti allora è tutto inutile". È così che Gianantonio Ricci, responsabile del progetto Spartacus, combatte il caporalato, consapevole di essere ancora tra i pochi. "Abbiamo cominciato in Calabria qualche anno fa dalla tendopoli di San Ferdinando, assistendo i migranti e mettendoli in contatto con aziende pulite, e siamo arrivati ad estendere il progetto fino a Borgo Mezzanone, in Puglia: nell'ultimo anno siamo riusciti a fare assumere 180 persone, dalla piana di Gioia Tauro fino a Foggia". Non c'è solo il lavoro. Anzi, la parte più complessa è quella che c'è intorno. "Queste persone - spiega Ricci - vanno aiutate a disbrigare le pratiche, hanno sempre problemi con la documentazione e adesso forse ne avranno ancora di più con le nuove norme europee". A Cassano all'Ionio c'è chi ha organizzato le navette per portare i braccianti al lavoro, affinché possano liberarsi del pizzo del trasporto imposto dai caporali: "in questi mesi abbiamo triplicato le corse della navetta sulla Statale Jonica 106, è un buon segnale", dice Debora La Rocca, responsabile dell'impresa sociale Cidis, che aiuta anche a disbrigare pratiche per visite sanitarie. "I caporali - dice - gestiscono la vita dei migranti sostituendosi al welfare dello Stato, proprio perché conoscono le difficoltà di chi arriva qui, non conosce la lingua e non sa come muoversi". Ripristinando assistenza legale ci si libera dei padroni che creano schiavi. Lo sa bene Frank William, camerunense di 26 anni, arrivato con un barcone in Italia nel 2023: tre mesi fa viveva al ghetto di Borgo Mezzanone. "Ora invece sono saltato dall'inferno al paradiso, senza neppure passare per il purgatorio", spiega raccontando la sua esperienza positiva nell'azienda dei melograni a San Marco Argentano. Ma il lato marcio del sistema del lavoro nei frutteti, favorito con il benestare delle mafie, è ancora troppo grande. Uno degli strumenti usati dalle organizzazioni criminali sono le norme previste dal decreto flussi, il provvedimento che regola gli ingressi per motivi di lavoro stagionale, finito nel mirino delle truffe: "solo a Salerno in un anno ne abbiamo individuate duemila", spiegano gli investigatori, per i quali il corto circuito può innescarsi quando si crea la "connessione tra caporali, imprenditori e mafie". Il meccanismo comincia con gli intermediari stranieri che valutano le richieste dei loro connazionali dai Paesi di origine: se puoi sborsare a loro una mazzetta dai quattro ai dodicimila euro, vieni selezionato. Per la presentazione della domanda c'è una mancia da duemila euro, l'ottenimento del visto attraverso il consolato viene altri cinquemila euro e, un volta ottenuto questo, ci si può anche accontentare di essere arrivati almeno in Italia, restando irregolari. "È qui che la mafia si inserisce: nel rapporto tra gli intermediari del lavoratore e i titolari di imprese ad hoc, che reclutano per finta lasciando i migranti in balìa dei caporali", dice chi indaga. Ospiti in Italia, che erano arrivati per lavorare, vengono accolti in bilocali in cui si vive accalcati. E chi mette a disposizione gli appartamenti? La casa per la quale le vittime della strage di Amendolara - ammassate in pochi metri quadrati - avevano litigato con gli assassini, era stata concessa in affitto da un italiano benestante della zona.

Worauf zu achten ist

KI-Ausblick — Möglichkeiten, keine Fakten

  • Aumento delle iniziative contro il caporalato

    Wahrscheinlich · Innerhalb von Monaten

Offene Fragen

  • Quanti migranti sono ancora sfruttati in Calabria?

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This article was originally published by ANSA Cronaca.

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