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Quaranta società italiane superano i 4 miliardi di euro di fatturato nel 2024
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Sky TG2427.6.2026Business4 Min. LesezeitItaly

Quaranta società italiane superano i 4 miliardi di euro di fatturato nel 2024

Auf einen Blick

  • Nel 2024, quaranta società italiane hanno superato i 4 miliardi di euro di fatturato, per un totale di 688 miliardi.
  • La maggior parte sono aziende familiari, con Stellantis in testa.
  • I beni industriali dominano, ma crescono anche i beni di consumo.

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Secondo l'analisi di Kpmg per L’Economia del Corriere, sono quaranta le società italiane che nel 2024 hanno registrato ricavi superiori ai quattro miliardi di euro, arrivando complessivamente a 688 miliardi di fatturato. Escludendo imprese pubbliche, istituti bancari e grande distribuzione organizzata, restano ventidue gruppi privati che da soli sviluppano oltre 326 miliardi di euro di ricavi. Una caratteristica accomuna la maggior parte di queste aziende: la proprietà è ancora saldamente nelle mani delle famiglie fondatrici. Tra i principali protagonisti figurano EssilorLuxottica; Ferrero; Webuild; Marcegaglia; Cremonini e Arvedi, insieme a marchi come Prada; Barilla; Mapei; Menarini; Buzzi e Danieli. In cima alla graduatoria si colloca Stellantis, con un volume d'affari che supera i 156 miliardi di euro.

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Dal punto di vista settoriale prevalgono nettamente le imprese attive nei beni industriali, che rappresentano nove delle ventidue aziende considerate e generano oltre 213 miliardi di euro di fatturato. Seguono il comparto dei beni di consumo, i servizi e le infrastrutture, mentre telecomunicazioni, media e tecnologia sono rappresentati esclusivamente da Esprinet. Solo tre società risultano quotate in Borsa, cioè Prysmian, Pirelli ed Esprinet, confermando la tradizionale cautela delle imprese italiane nell'aprire il capitale ai mercati finanziari.

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Lo studio individua anche un gruppo di imprese destinate, con ogni probabilità, a entrare nel club dei grandi gruppi. Si tratta delle società con ricavi compresi tra due e quattro miliardi di euro, già dotate di una struttura consolidata e impegnate in un percorso di crescita che difficilmente potrà interrompersi. Tra queste aziende, che hanno un fatturato aggregato di circa 98 miliardi di euro, ci sono:

Italpreziosi, che nel 2025 ha già superato la soglia dei cinque miliardi;

Brembo;

Bolton, proprietaria del marchio Rio Mare;

Oniverse;

De' Longhi;

Chiesi;

Lavazza;

Moncler;

Ariston;

Amplifon;

Giorgio Armani;

Reply;

Ima;

Coesia:

Gesco del gruppo Amadori;

Bracco.

A differenza delle aziende già oltre i quattro miliardi, concentrate prevalentemente nell'industria manifatturiera, tra le imprese in crescita dominano i beni di consumo. Quindici società appartengono infatti a questo settore e producono complessivamente circa 42 miliardi di euro di ricavi. Al secondo posto si collocano le imprese industriali, con dieci aziende e 28 miliardi di fatturato. Seguono il comparto energetico, quello delle telecomunicazioni, dei media e della tecnologia e, infine, i servizi insieme alle infrastrutture. Anche in questa fascia emerge il peso delle imprese familiari, che complessivamente superano i 100 miliardi di euro di ricavi.

Come sottolinea Marco Perrone, partner di Kpmg, sulle pagine del Corriere, raggiungere i quattro miliardi di fatturato rappresenta un passaggio decisivo nell'evoluzione di un'impresa. Superata questa soglia, infatti, un'azienda può trasformarsi in una piattaforma competitiva di respiro europeo o internazionale, beneficiando di una maggiore capacità di investimento, di una posizione negoziale più forte e di una migliore tenuta di fronte alle oscillazioni dei mercati, ai rincari energetici, alle variazioni dei tassi d'interesse e alle tensioni geopolitiche. Secondo Perrone, molte imprese italiane hanno ormai compreso che la dimensione è diventata un requisito essenziale per sostenere innovazione, transizione energetica e presenza internazionale, come evidenziato anche dal Rapporto Draghi. A fare la differenza sono soprattutto la capacità di espandersi all'estero, l'accesso ai finanziamenti, il rafforzamento del management e una politica di acquisizioni sempre più dinamica.

Negli ultimi anni le imprese italiane hanno assunto un atteggiamento molto più aggressivo sul fronte delle operazioni straordinarie. Il mercato nazionale delle fusioni e acquisizioni ha chiuso il 2025 con circa 1.350 operazioni e un valore superiore ai 70 miliardi di euro. Sempre più spesso i grandi gruppi italiani ricoprono il ruolo di acquirenti, anche in operazioni internazionali di dimensioni rilevanti.

Nonostante i progressi registrati sul fronte della crescita dimensionale, rimangono alcuni limiti strutturali. L'apertura del capitale continua, infatti, a essere contenuta e il Paese non è ancora riuscito a sviluppare un numero significativo di grandi imprese tecnologiche. Una valutazione critica arriva sempre sul Corriere da Innocenzo Cipolletta, presidente di AIFI Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt, secondo il quale il panorama produttivo italiano appare solido ma fortemente concentrato su comparti maturi. Le aziende innovative che guidano la nuova economia nascono prevalentemente negli Stati Uniti, mentre in Europa, e in particolare in Italia, sono ancora poche le realtà capaci di sviluppare tecnologie realmente innovative.

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This article was originally published by Sky TG24.

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