Respinta la richiesta di acquisire le chat Delmastro-Caroccia, protesta M5S in Senato
Auf einen Blick
- La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia.
- La decisione ha scatenato proteste in Senato, con i senatori del M5S che hanno occupato i banchi del governo.
- Il verdetto finale arriverà in Aula alla Camera il 30 luglio.
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Warum es wichtig ist
La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra il deputato Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, scatenando le proteste del Movimento 5 Stelle in Senato.
Respinta la richiesta dei magistrati della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia. I senatori del M5S hanno occupato i banchi del governo per protesta. La discussione sull'autorizzazione per l'accesso alle conversazioni del deputato di FdI arriverà in Aula alla Camera giovedì 30 luglio
La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha respinto la richiesta dei magistrati della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia. Una decisione che ha causato tensioni in Aula al Senato, con i senatori del M5S che hanno occupato i banchi del governo. I parlamentari hanno protestato con cartelli con la scritta "Fuori le chat", e la presidente di turno Mariolina Castellone ha sospeso la seduta che è ripresa poi intorno alle 12. Dopo il voto della Giunta di questa mattina, la discussione sull'autorizzazione per l'accesso alla chat del deputato FdI arriverà in Aula alla Camera giovedì 30 luglio e sarà a Montecitorio che arriverà il verdetto definitivo.
Le proteste e il cartellone strappato
I senatori del M5S si sono messi in piedi vicino ai banchi del governo urlando "Vergogna!", tra le proteste dei senatori di FdI verso i colleghi pentastellati e qualcuno che si è anche avvicinato per essere poi allontanato da altri parlamentari. Il senatore di FdI, Roberto Menia, ha raggiunto il capogruppo dei 5 Stelle, Luca Pirondini, che in quel momento era davanti ai banchi del governo, e ha strappato il cartello che Pirondini aveva in mano con la scritta “Fuori le chat”. Poi fra i due è nata una discussione e altri parlamentari si sono avvicinati per rasserenare il clima. Nel parapiglia fra i parlamentari, e per cercare di allontanarli, è intervenuto anche il senatore questore Gaetano Nastri che è stato colpito a un ginocchio ma non ha riportato conseguenze. Nelle immagini si vede nella mischia anche il senatore di FdI Raoul Russo con gli occhiali che gli volano via. Russo ha confermato i fatti aggiungendo di aver reagito agli insulti ricevuti dai 5 Stelle con l'accusa di essere "responsabili di depistaggi" e contro la presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo.
Pirondini: "Governo aiuta la mafia, non si può continuare come se nulla fosse"
Prima che i pentastellati occupassero i banchi del governo, Pirondini aveva detto: "Stamattina la Giunta per le autorizzazioni a procedere, ovvero questa maggioranza, ha votato per negare alla procura le chat tra l'ex sottosegretario Delmastro e una persona coinvolta con la camorra. Per noi oggi i lavori finiscono qui. Il Movimento 5 stelle non prosegue i lavori. Perché non si può domenica scorsa andare a commemorare Paolo Borsellino e oggi negare che la procura di Roma possa acquisire le chat tra un ex sottosegretario, avvocato della presidente del Consiglio e una persona collegata con la camorra. Questo governo sta aiutando la mafia e non si può continuare a lavorare come se nulla fosse. Occupiamo l'aula e i banchi del governo".
Forattini: "Meloni fa da scudo ai suoi su Delmastro, di cosa ha paura?"
"Ancora una volta la destra usa la propria maggioranza parlamentare per proteggere i suoi e ostacolare il lavoro della magistratura. Il voto della Giunta per le autorizzazioni della Camera che nega l'utilizzo delle chat dell'ex sottosegretario Andrea Delmastro nell'inchiesta sulla cosiddetta 'bisteccheria d'Italia' è una scelta grave, che rende più difficile l'accertamento della verità. Di cosa hanno paura?", ha commentato anche Antonella Forattini, capogruppo del Partito Democratico nella Giunta per le autorizzazioni della Camera. "Giorgia Meloni richiama spesso Paolo Borsellino e si proclama paladina della legalità. Ma quando le indagini riguardano esponenti del suo partito cambia atteggiamento e alza un muro per proteggerli. È una doppia morale che tradisce proprio l'insegnamento di Borsellino: la ricerca della verità e il rispetto dell'autonomia della magistratura non possono valere a giorni alterni. Con questo voto la maggioranza non difende le istituzioni, ma ostacola un'indagine complessa che riguarda anche contestazioni con l'aggravante mafiosa. Chi invoca la legalità dovrebbe essere il primo a non mettere ostacoli all'accertamento dei fatti".
Iaia (FdI): "Sceneggiate M5S ma non dissero nulla con Scarpinato"
"Continuano le sceneggiate del Movimento 5 Stelle, anche sulla vicenda delle 'chat'. Come sempre, due pesi e due misure. Oggi si scandalizzano, ma ieri non lo hanno fatto quando il loro senatore Roberto Scarpinato, componente della Commissione parlamentare Antimafia, ha promosso un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale per impedire che la Commissione potesse mettere a disposizione dei suoi componenti le intercettazioni delle sue conversazioni telefoniche e dei suoi messaggi con l'ex magistrato Gioacchino Natoli, indagato dalla Procura di Caltanissetta per favoreggiamento aggravato dell'associazione mafiosa", replica il deputato di Fratelli d'Italia, Dario Iaia, capogruppo nella Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati. "Sul 'caso Delmastro', invece, mettono in scena il solito show mediatico, fingendo di dimenticare che l'on. Del Mastro non è neanche indagato. Ignorano, inoltre, anche i principi sanciti dalla Corte costituzionale che, con la sentenza n. 170 del 2023, pronunciata nell'ambito della vicenda Open, ha ribadito che la messaggistica elettronica costituisce 'corrispondenza' ai sensi degli articoli 15 e 68 della Costituzione con le relative conseguenze che ne derivano. Vale la pena ricordare che, proprio nella vicenda 'Renzi-Open', il Parlamento negò l'autorizzazione al sequestro della messaggistica dei parlamentari coinvolti ed anche il Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra votarono contro. Allora, per la sinistra i principi della Corte avevano valore, oggi no. È ormai evidente che, per le opposizioni, le sentenze hanno valore a seconda di chi è coinvolto. Quando riguardano gli avversari invocano il massimo rigore; quando toccano i propri esponenti riscoprono improvvisamente il garantismo. Il risultato è sempre lo stesso: due pesi e due misure, accompagnate dal solito moralismo di circostanza".
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La discussione sull'autorizzazione per l'accesso alle chat arriverà in Aula alla Camera.
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