Sigfrido Ranucci: "Travolto dall'arresto dei mandanti dell'attentato"
Auf einen Blick
- Il giornalista Sigfrido Ranucci esprime sollievo e soddisfazione per gli arresti dei mandanti di un attentato contro di lui, lodando il lavoro della procura e dei carabinieri.
- Ranucci sottolinea la gravità delle intercettazioni e le implicazioni per la libertà di stampa, menzionando anche minacce e tentativi di delegittimazione.
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Warum es wichtig ist
Il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore del programma d'inchiesta Report, ha ricevuto minacce e ha subito un attentato. Recentemente, sono stati arrestati i mandanti di tale attentato.
Come sta, Sigfrido Ranucci?
«Travolto. Aspettavo questo momento dal giorno dell’attentato. Non avevo dubbi che prima o poi sarebbe arrivato. Il pubblico ministero Carlo Villani mi aveva detto: “Li prenderemo”. E così è stato. La procura di Roma e il nucleo dei carabinieri hanno lavorato tantissimo. Sono stati straordinari. Nel rispetto del segreto istruttorio li ho sempre sentiti al mio fianco. È la dimostrazione che c’è una parte dello Stato che funziona, che tutela i cittadini e che fa bene il proprio lavoro».
Lei ha visto i volti degli arrestati e ha letto le intercettazioni. Che effetto le hanno fatto?
«Vedere in faccia le persone che volevano mettere un ordigno sotto casa propria fa impressione. Poi leggi le intercettazioni e rimani colpito ancora di più. Sentire uno di loro dire “andiamo a fare la storia”, oppure parlare dell’ordigno come di qualcosa che avrebbe fatto “venire giù il palazzo”, è inquietante. Ti rendi conto di quanto fosse concreta quella minaccia e di quanto fossimo vicini a qualcosa di molto grave».
Che cosa significa quella frase: “Andiamo a fare la storia”?
«Spero che siano loro a spiegarlo. Che parlino, Perché la storia, in quel contesto, si fa soltanto se c’è qualcuno che te lo chiede. Per conto di chi dovevano andare a fare la storia? Perché mettere una bomba era così importante? Sono domande alle quali spero che l’indagine riesca a dare una risposta».
Nelle carte si parla anche di un possibile secondo livello. Se dovesse fare un’inchiesta sulla sua stessa vicenda, da dove partirebbe?
«Partirei da una serie di strane coincidenze. Da chi poteva avercela con noi. Dalle inchieste che abbiamo realizzato e dai mondi che abbiamo toccato. Qualche intreccio con Report lo abbiamo già documentato. Poi naturalmente spetterà agli investigatori capire se quei collegamenti esistono davvero».
C’è la vicenda del cantiere navale di Adria e quegli intrecci tra criminalità e politica. Fonti investigative spiegano che restano aperte altre piste. Lei si è fatto un’idea?
«Non è il mio compito fare ipotesi. Quello che vedo è che, leggendo gli atti, sembrano esserci ancora aspetti da chiarire. Sono convinto che le indagini andranno avanti. Per come hanno lavorato finora, sono sicuro che non lasceranno nulla di intentato. Certo, da questo momento tutto diventa ancora più delicato. E non mi riferisco soltanto all’attentato».
Che cosa cambia?
«Vivi con la sensazione che possa sempre succedere qualcosa. Devo dire che la mia famiglia è tosta e sa che questo è il prezzo da pagare per la libertà di stampa. Ma il prezzo non è soltanto quello dell’attentato».
A cosa si riferisce?
«Ai tentativi di delegittimazione, alle campagne contro di noi, al rischio di affrontare liti temerarie. Il 3 luglio, per esempio, ho una mediazione per una richiesta milionaria di risarcimento danni e dovrò affrontarla senza la tutela legale della Rai. Fa parte dello stesso pacchetto. È un altro modo di mettere pressione a chi fa questo mestiere».
Nel frattempo sono arrivate anche altre minacce.
«Sì. Una diceva, più o meno: “Prima o poi ti toglieranno la scorta e allora sarà bellissimo”. In un’altra circostanza uno ‘ndranghetista avrebbe detto di volermi fare qualcosa. Sono episodi che oggi assumono inevitabilmente un peso diverso».
In questi mesi si è sentito solo?
«Se parliamo dell’indagine, no. Anzi. Ho sentito la presenza costante della procura e dei carabinieri. Se invece parliamo della Rai, il discorso è diverso. Ma, sinceramente, ormai dalla Rai non mi aspetto più nulla».
Nessuno l’ha chiamata dopo gli arresti?
«No. Ho ricevuto un paio di messaggi: uno dal capo struttura e uno dal responsabile della comunicazione. Per il resto, nulla. Ma non è una sorpresa. Ormai non mi aspetto niente».
Report ripartirà.
«Sì. La prossima stagione tornerà in onda dall’8 novembre, un po’ più tardi del previsto. In questo momento il programma sta andando avanti. Ci sono state quattro puntate tagliate, questo sì, ma per il resto stiamo lavorando come abbiamo sempre fatto. Abbiamo già realizzato molte inchieste e siamo pronti a ripartire».
Dopo tutto quello che è successo, ha mai pensato di fermarsi?
«No. Mai. Si continua senza arretrare di un passo»
Offene Fragen
- Chi ha ordinato l'attentato e perché?
- Esistono collegamenti tra l'attentato e le inchieste di Report?
- Quali sono gli altri aspetti da chiarire nelle indagini?





