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Terremoto Venezuela, Miozzo (ex Protezione civile): "Non uccide il sisma ma la mano dell'uomo"
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ANSA Cronaca26.6.2026Politik2 Min. LesezeitItaly

Terremoto Venezuela, Miozzo (ex Protezione civile): "Non uccide il sisma ma la mano dell'uomo"

Auf einen Blick

  • Agostino Miozzo, ex direttore generale della Protezione civile, attribuisce i crolli in Venezuela alla scarsa qualità edilizia, paragonando la situazione ad Haiti e L'Aquila.
  • Sottolinea l'urgenza e la necessità di coordinamento nei soccorsi, annunciando l'arrivo di un team italiano con vigili del fuoco e medici.

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Le immagini degli edifici che si sono letteralmente sbriciolati al suolo in pochi istanti lasciano pochi dubbi a chi ha gestito emergenze come quella che sta vivendo in queste ore il Venezuela. "E' quasi sicuro che quei palazzi siano stati costruiti senza alcun criterio antisismico" afferma Agostino Miozzo, già direttore generale del Dipartimento della Protezione civile - che ha coordinato, tra l'altro, la missione italiana in Sri Lanka per lo tsunami del 2004 - e direttore generale dell'Ufficio emergenze della Commissione europea.

"E' una situazione analoga a quella del 2010 ad Haiti, dove crollò tutta la capitale, e in India - aggiunge -. Ma anche all'Aquila dove nel 2009, tra le tante costruzioni, venne giù la Casa dello studente con i ragazzi all'interno". E dunque la conclusione non può che essere una. "Non è il terremoto che uccide ma la mano dell'uomo, incapace di convivere con fenomeni naturali ben conosciuti e per i quali sono altrettanto note le tecniche di prevenzione per realizzare edifici non vulnerabili, capaci di resistere anche a forti scosse. Le costruzioni antisismiche hanno un costo - sottolinea Miozzo - ma sono indispensabili in termini di prevenzione dei disastri".

E il pensiero ora va alla macchina dei soccorsi impegnata per salvare vite umane. "E' una corsa contro il tempo - avverte l'ex dg della Protezione civile -. Generalmente si possono trovare sopravvissuti sotto le macerie entro 48/72 ore. Ma ci sono molte variabili legate al clima e alle condizioni in cui la singola persona si trova. Ricordo un terremoto in Armenia a -20 gradi. Con quelle temperature ovviamente l'aspettativa scende notevolmente. Per questo i soccorsi devono essere tempestivi".

Ma non basta la velocità, Miozzo ritiene indispensabile che ci sia un coordinamento efficace. "La prima fotografia che bisogna avere in mente è l'estensione del disastro, che non è ben conosciuta neanche alle autorità locali - spiega - Le difficoltà principali in situazioni del genere sono legate alla complessità del territorio e alla scarsa organizzazione. Il primo problema sarà il coordinamento delle squadre di soccorso: ne arriveranno tante e opereranno in un territorio che non conoscono. Ad Haiti nel 2010 provenivano da tutto il mondo, ma non c'era nessuno che coordinava. Abbiamo assistito all'anarchia degli aiuti che è uno spreco di risorse". Nel caso del Venezuela "c'è poi una variabile che non conosciamo ed è il ruolo che svolgeranno gli Stati Uniti".

In campo ci sarà anche un team di italiani. "Con la Protezione civile sono in viaggio 97 persone: ci sono vigili del fuoco tra i migliori al mondo, medici e infermieri in ausilio alle strutture sanitarie locali e la componente di supporto al sistema di coordinamento che è importantissima". "Arriveranno in tempo utile - assicura Miozzo -. I nostri pompieri porteranno alcune tecnologie per rimuovere macerie e sonde per identificare la presenza di superstiti. Un altro aspetto riguarderà l'individuazione delle aree ad alto rischio e la messa in sicurezza degli edifici. Bisogna stabilire quali strutture sono agibili per scongiurare che, nel caso di altre scosse di assestamento, vengano giù con persone all'intero".

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This article was originally published by ANSA Cronaca.

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