Welfare aziendale, boom di adesioni: +839% in 10 anni, 4 milioni di dipendenti coinvolti
Auf einen Blick
- L'indagine Aiwa rivela una crescita esponenziale del welfare aziendale in Italia: +839% in 10 anni, con oltre 4 milioni di dipendenti coinvolti.
- I piani, che includono buoni acquisto, servizi per l'infanzia e scuola, cultura e sanità integrativa, valgono oltre 3,2 miliardi di euro nel 2025.
- Le imprese adottano il welfare per aumentare il potere d'acquisto dei lavoratori e ridurre il costo del lavoro.
KI-generierte Zusammenfassung
Warum es wichtig ist
Dieci anni dopo la riforma del welfare aziendale del 2016, l'indagine Aiwa evidenzia una crescita esponenziale dei piani e del numero di dipendenti coinvolti. Le imprese adottano il welfare per aumentare il potere d'acquisto dei lavoratori e ridurre il costo del lavoro.
Buoni acquisto, servizi per l’infanzia e per la scuola (per i figli dei dipendenti). Ma anche cultura, sport e tempo libero, assistenza sanitaria integrativa. Su queste prestazioni di welfare aziendale si è concentrato l’interesse dei dipendenti che hanno utilizzato soprattutto piattaforme dedicate su internet o mobile.
A dieci anni dalla riforma contenuta nella legge di Bilancio 2016, Aiwa (Associazione italiana welfare aziendale, rappresenta 28 società, il 90% di questo mercato) fa il punto del livello di diffusione con un’indagine condotta tra gli associati.
Coinvolti oltre 4 milioni di dipendenti
In dieci anni la diffusione dei piani di welfare aziendali è cresciuta del +839%, sono coinvolti oltre 4 milioni di dipendenti (+699%). Il credito medio è pari a 688 euro è condizionata dal valore del welfare obbligatorio contenuto nei Ccnl che vale circa 200 euro in media, con la novità che questa voce è esplicitamente considerata parte del Tec (Trattamento economico complessivo), in seguito alla conversione in legge del cosiddetto Decreto 1° maggio. In cinque anni il valore è cresciuto per operai (+84%), impiegati (+63%), quadri (+28%), mentre è diminuito per i dirigenti (-24%)
Il valore dei piani welfare derivanti dalla conversione del Premio di risultato è ancora più alto, considerando che l’importo medio dei premi è 1.596 euro (oltre il 40% dei beneficiari lo convertono in welfare), per i piani “on top” derivanti da un accordo, contratto o regolamento aziendale distinto dal premio di risultato il valore medio è poco inferiore a mille euro.
I settori con la maggiore diffusione sono metalmeccanica e servizi
Il valore complessivo dei piani di welfare gestiti nel 2025 supera i 3,2 miliardi di euro (senza considerare buoni pasto, previdenza complementare contrattuale e assistenza sanitaria integrativa contrattuale), a dieci anni dalla legge di bilancio 2016, che ha declinato in chiave moderna la disciplina del welfare aziendale regolata dal Tuir (commi 2, 3 e 4 dell’articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi).
I settori con la maggiore diffusione sono il metalmeccanico e servizi (indicati dal 72% delle aziende oggetto dell’indagine), seguiti dal commercio (50%) e dalla manifattura diversa dalla meccanica (40%). La novità è rappresentata dalla diffusione tra le piccole e le medie imprese, dove il welfare è cresciuto più che nelle grandi imprese (68%), ma è in forte crescita nell’ultimo triennio anche la presenza nelle micro e piccole imprese.
Le motivazioni: aumento del potere di acquisto dei lavoratori e meno costo del lavoro
Le ragioni principali per cui le imprese optano per l’adozione del welfare aziendale sono da ricondurre ad una serie di fattori: l’aumento del potere di acquisto dei lavoratori, la riduzione del costo del lavoro per l’impresa, l’attrazione e la retention dei lavoratori, l’attenzione alla salute e benessere dei lavoratori.
I piani di welfare sono più spesso disciplinati in regolamenti aziendali (44%) che dalla contrattazione collettiva (37%), sia nazionale (28%), che aziendale (8%), che territoriale (1%). Il 16% dei piani è “concessivo”, ovvero non regolato da atti o contratti obbligatori. Senza trascurare, infine, che il 96% degli operatori di welfare ha registrato un incremento dei piani gestiti e del relativo fatturato negli ultimi tre anni.
L’incentivo fiscale per i fringe benefit prorogato fino al 2027
Per il presidente di Aiwa Emmanuele Massagli (Università Lumsa di Roma e membro esperto del Cnel) il welfare aziendale è «oramai diventato maturo e deve decidere cosa fare “da grande”. La sfida è la riscoperta e l’aggiornamento dei beni e servizi a maggiore caratterizzazione sociale, aggiungendo a quanto già previsto dall’articolo 51 comma 2 del Tuir anche le misure per la cura degli animali domestici, la mobilità sostenibile, il rimborso delle spese per l’affitto degli studenti fuori sede per motivi di studio terziario, la cessione del credito welfare a colleghi con esigenze di cura e al terzo settore, le polizze vita caso-morte nel compimento degli atti della vita quotidiana».
Per i fringe benefit la soglia di esenzione fiscale è di 1.000 euro per i lavoratori senza figli a carico (2mila con figli fiscalmente a carico), lo stesso regime fiscale è previsto nel 2027, mentre nel 2028 si tornerà agli “ordinari”258,23 euro (le vecchie 500mila lire) in assenza di interventi correttivi del governo. «È bene che la soglia economica di questi benefit sia stabilizzata per sempre sul valore di 1.000 euro», afferma Massagli, «per superare il “tira e molla” a cui si assiste periodicamente».
Worauf zu achten ist
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Stabilizzazione della soglia di esenzione fiscale per i fringe benefit a 1.000 euro.
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- Quali saranno le future evoluzioni della normativa fiscale sui fringe benefit?
- Come si adegueranno le PMI alle nuove tendenze del welfare?






