Ceriale, migliaia in piazza per Sofia Barberi: "Basta rancore, guardiamoci negli occhi"
En resumen
- Migliaia di persone hanno partecipato a una marcia silenziosa a Ceriale per ricordare Sofia Barberi, morta a 22 anni in un incidente stradale.
- La manifestazione è stata anche un invito a superare il rancore, dopo la diffusione di video sconcertanti da parte di un 19enne.
Resumen generado por IA
CERIALE. I palloncini bianchi. Centinaia e centinaia di palloncini bianchi. Le lacrime, gli abbracci, le note di Vasco. E poi il silenzio, con cui più di mille persone hanno camminato nel centro di Ceriale per ricordare Sofia Barberi, morta all’alba di sabato a 22 anni dopo un terribile scontro stradale in cui è rimasta ferita gravemente anche una sua amica, cui è stato amputato un piede.
C’è commozione e dolore nella cittadina di riviera in provincia di Savona, ma la voglia di ricordare con rispetto Sofia è molto più forte della tensione degli ultimi giorni alimentata dagli sconcertanti video pubblicati sui social da un 19enne della zona, passeggero per caso sull’automobile guidata dalla liceale pavese che ha scontrato il motorino su cui viaggiava Sofia. «Chiediamo un gesto piccolo, chiudiamo il telefono, non facciamo storie sui social, spegniamo i riflettori e non alimentiamo il rancore», dicono da piazza della Vittoria gli amici della famiglia Barberi, prima di cominciare la camminata nel cuore del paese. «Guardiamoci negli occhi, non su uno schermo. Siamo tutte anime fragili, abbiamo bisogno uno degli altri».
Tra la folla di più di mille persone c’è una comunità, che si è stretta in un abbraccio ideale intorno ai Barberi: i familiari, gli amici e i compagni di classe di Sofia, ma anche gli abitanti, i conoscenti, e poi il mondo associazionistico e politico che gravita intorno alla mamma di Sofia, l’assessora comunale Barbara De Stefano. «Per lei non è stato semplice essere qua, davanti a così tanta gente. Capite il suo dolore e la voglia di stare in disparte».
Sono lontani anni luce i video che ieri mattina ha pubblicato il ragazzo, a due giorni di distanza dal primo - sconcertante filmato - in cui sghignazzava in mezzo ai soccorritori dicendo: «Ve lo giuro, questa è morta; abbiamo rotto tutto stanotte, bro. Per un mese niente lavoro fratello, tentato omicidio ci han fatto». “Tentato”, perché in quegli attimi Sofia lottava ancora, mentre i medici operavano l’amica in sella con lei per le lesioni gravissime agli arti.
Poi, ieri mattina, il nuovo video che ha riacceso la rabbia. «Mi sa che il mio piano di fare bella vita felice in Italia è fallito. Tutta Italia ci odia, remigrazione», dice citando lo slogan di estrema destra, mentre si imbarca su un volo low cost a Malpensa. La destinazione però è ignota: la Spagna, il Portogallo, forse l’Olanda.
Parole che hanno ammutolito anche i familiari, che ieri non hanno avuto il coraggio di partecipare alla camminata in ricordo di Sofia, anche se avrebbero voluto. Nella loro casa di una cittadina in riviera vicino a Ceriale abitano Moustapha B, il padre, arrivato in Italia 40 anni fa da Marrakesh; la madre, originaria di Casablanca, e poi altri due fratelli, una sorella e un nonno anziano. «Ci vergogniamo troppo, anche solo di uscire di casa», raccontano.
Ieri, a metà pomeriggio, erano intenti a preparare il pranzo, dopo essere tornati da un mercato nell’imperiese dove vendono vestiti come ambulanti. «Ci svegliamo ogni giorno alle 5 per andare a lavorare, tutti insieme, siamo una famiglia unita», racconta Moustapha B.. «Sono in Italia da quando ho 14 anni, sono cittadino italiano ho sempre lavorato e non ho mai avuto problemi. Sino a ora, per colpa di questo cogl…».
Trattengono a stento le lacrime, se ripensano a cosa è successo nella notte tra venerdì e sabato, quando il figlio è uscito con la sua ragazza ed è tornato all’alba, a tragedia avvenuta. La prima con cui si è confidato è stata la madre. «Abbiamo fatto un incidente. Due ragazze sono finite gravi all’ospedale», ha detto entrato in casa. Lui, secondo la madre, non sapeva ancora che Sofia era morta: lo avrebbe saputo solo al suo risveglio. A quel punto il giovane ha cancellato il video pubblicato nella notte, che però era già stato salvato e diffuso da altri. La valanga che lo ha travolto, in poche ore, è stata inarrestabile. «Si è terrorizzato, ha fatto un altro video dando le proprie scuse. Ma era troppo tardi». Da quel momento, per la famiglia di Moustapha è cominciato un incubo. «Domenica avevamo una fiera ma eravamo terrorizzati di uscire, dopo l’assalto alla nostra porta di casa di sabato sera», racconta Moustapha. «Poi oggi ci siamo fatti coraggio per andare al mercato: perché dobbiamo pagare l’affitto, non possiamo permetterci di non lavorare». «Io non ho paura di uscire, ma ho tanta vergogna», dice il fratello. «Qui ci conoscono tutti. Siamo persone perbene».







