Ergastolo per Vincenzo Gerardi per l'omicidio della moglie a Samarate
En resumen
- La Corte d'Assise di Busto Arsizio ha condannato Vincenzo Gerardi all'ergastolo per l'omicidio premeditato della moglie Teresa Stabile, uccisa con 16 coltellate il 16 aprile 2025 a Samarate.
- I giudici hanno riconosciuto le aggravanti della premeditazione e degli atti persecutori, accogliendo la richiesta della Procura e assegnando una provvisionale di 480mila euro ai familiari.
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Por qué importa
Vincenzo Gerardi è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio della moglie Teresa Stabile, avvenuto il 16 aprile 2025 a Samarate, dopo che la donna aveva chiesto la separazione.
La Corte d'Assise di Busto Arsizio ha condannato all'ergastolo Vincenzo Gerardi, 58 anni, per l'omicidio della moglie Teresa Stabile, uccisa con 16 coltellate il 16 aprile 2025 a Samarate. I giudici hanno riconosciuto le aggravanti della premeditazione e degli atti persecutori, accogliendo integralmente la richiesta della Procura. Ai familiari della vittima è stata assegnata una provvisionale di 480mila euro
Ergastolo per Vincenzo Gerardi. La Corte d'Assise di Busto Arsizio, presieduta da Giuseppe Fazio, ha inflitto il carcere a vita all'uomo di 58 anni che il 16 aprile 2025 ha ucciso la moglie Teresa Stabile con 16 coltellate, nel cortile del complesso residenziale di Samarate, nel Varesotto, dove i due vivevano ormai in appartamenti separati. I giudici hanno accolto per intero la richiesta del pubblico ministero Ciro Caramore, riconoscendo sia la premeditazione sia gli atti persecutori. Ai genitori, ai due figli e alla sorella della vittima è stata riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva di 480mila euro.
La separazione dopo 32 anni di matrimonio
Il matrimonio era finito di fatto nel dicembre 2024, quando Teresa Stabile aveva chiesto la separazione dopo 32 anni di vita insieme. Per l'accusa è stata quella decisione a innescare il delitto: Gerardi avrebbe esercitato per anni un controllo ossessivo sulla moglie, in un clima di sopraffazione continua, fino a colpirla quando la donna ha scelto di chiudere il rapporto. La coppia, pur separata, continuava a risiedere nello stesso complesso residenziale, in due abitazioni distinte.
"Non è stata gelosia patologica"
Nella requisitoria il pm ha escluso che all'origine dell'omicidio ci fosse una gelosia patologica, richiamando la perizia psichiatrica che ha giudicato l'imputato pienamente capace di intendere e di volere. Citando la giurisprudenza della Cassazione, il magistrato ha sostenuto che la gelosia non costituisce un'attenuante e può anzi tradursi in un motivo aggravante. A sostegno della premeditazione, la Procura ha indicato le lettere che Gerardi aveva lasciato ai figli prima dell'aggressione: documenti che, secondo l'accusa, rivelerebbero un piano omicida e suicidario definito in anticipo.
Le parti civili: "Un ergastolo emotivo"
I legali dei familiari hanno chiesto la pena massima, parlando di un "ergastolo emotivo" che ricadrà sui parenti di Teresa Stabile e sottolineando come l'imputato non abbia mai mostrato un pentimento sincero. Arrestato in flagranza e reo confesso, Gerardi ha sempre ammesso di aver ucciso la moglie, respingendo però l'accusa di premeditazione.






