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G7: Incertezza e diffidenza tra i leader sul lago Lemano
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Il Sole 24 Ore16/6/2026Mundo3 min de lecturaItaly

G7: Incertezza e diffidenza tra i leader sul lago Lemano

En resumen

  • Il G7 di Évian-les-Bains è segnato da incertezza su accordi Usa-Iran, missione a Hormuz, nucleare iraniano e Libano.
  • Incontro Meloni-Trump tra gelo e timidi disgelo, con Trump che minaccia dazi e attacca l'immigrazione europea.

Resumen generado por IA

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Incertezza e diffidenza avvolgono la prima giornata del G7 di Évian-les-Bains sul lago Lemano: sui dettagli dell’accordo Usa-Iran che sarà firmato venerdì a Ginevra, sull’eventuale missione difensiva a Hormuz che Francia e Regno Unito, con Olanda e Italia, si dicono pronti a varare, sul nodo del nucleare iraniano e sul destino del Libano.

Giorgia Meloni atterra a Ginevra poco prima delle 18, mentre Donald Trump ed Emmanuel Macron parlano alla stampa prima del colloquio che li vedrà impegnati per oltre un’ora. Il benvenuto, con Macron e la première dame Brigitte che accolgono la premier subito dopo Trump (rilanciato sui social da Macron sulle note di “Felicità” di Albano e Romina), è composto. Meloni sorride solo a beneficio di telecamere.

Con il presidente Usa va in scena il primo incontro di persona dopo la sigla dell’intesa a Sharm el-Sheikh per la pace a Gaza e, soprattutto, dopo gli attacchi del tycoon a lei e al Papa e il gelo calato con Washington: va in scena il saluto di rito, poi si ride e si scherza. «Parziale disgelo», è la lettura. Il chiarimento è cominciato.

A pesare ancora è la diffidenza verso gli annunci di Trump, certamente non affievolita dall’atteggiamento con cui il tycoon è arrivato a Évian: minacciando nuovi dazi al 100% contro vini e champagne se Macron non cancellerà la tassa del 3% sui servizi digitali e asserendo via Truth che «purtroppo, se importi persone dai Paesi del Terzo mondo, diventi rapidamente un Paese del Terzo mondo». Un affondo agli europei sull’immigrazione che richiama quello del vicepresidente JD Vance sferrato a Monaco a febbraio 2025.

La premier si fa infatti precedere da una nota diramata di buon mattino sull’intesa Usa-Iran, dopo quella congiunta con Macron, Merz e Starmer di domenica a mezzanotte. L’«occasione di pace va colta», mette a verbale Meloni, ringraziando tutti i mediatori, in particolare Pakistan e Qatar, e confermando la disponibilità «a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto». Ma, aggiunge, «i principi sono chiari: l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare» ed «è necessario che le ostilità cessino anche in Libano, dove l’Italia continuerà a lavorare per sostenere la sovranità libanese». Un messaggio a Israele, anche se al Consiglio Affari esteri del Lussemburgo, dove partecipa il vicepremier Antonio Tajani, si registra una fumata nera per le sanzioni al ministro israeliano Ben-Gvir (manca l’unanimità) caldeggiate anche da Roma dopo la vicenda della Flotilla.

Netti, comunque, i paletti italiani, le «precondizioni» esterne per impegnarsi nello sminamento di Hormuz che il ministro della Difesa Guido Crosetto - a Washington per incontrare il Segretario della Guerra Pete Hegseth - vede per il momento assenti. Precondizioni a cui si aggiungono quelle interne: l’autorizzazione del Parlamento. Le due navi dragamine della Marina militare “Crotone” e “ Rimini” sono già in porto a Gibuti, aggregate alla missione Ue Aspides operativa nel Mar Rosso a protezione dagli Houthi.

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This article was originally published by Il Sole 24 Ore.

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