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Genova, 25 anni dal G8: oltre 10mila in piazza per «riconquistare» le strade
Política
Repubblica Cronacahace 12 horasPolítica4 min de lecturaItaly

Genova, 25 anni dal G8: oltre 10mila in piazza per «riconquistare» le strade

En resumen

  • A 25 anni dal G8 di Genova, oltre 10mila persone hanno sfilato in corteo per «riconquistare» le strade della città, teatro nel 2001 di scontri, cariche di polizia e la morte di Carlo Giuliani.
  • La manifestazione, organizzata dal mondo antagonista, ha unito reduci e giovani nella richiesta di verità e giustizia.

Resumen generado por IA

Por qué importa

La manifestazione a Genova commemora i 25 anni dal G8 del 2001, un evento segnato da gravi violazioni democratiche, cariche di polizia e la morte del manifestante Carlo Giuliani. I partecipanti chiedono verità e giustizia per gli eventi di allora.

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GENOVA – Né una commemorazione, né un tentativo di pacificazione: a Genova la piazza diretta erede del movimento globale che nel 2001 si ritrovò in città per contestare il G8 sfila in corteo per riappropriarsi di spazi, strade, narrazioni. Una «riconquista», viene definita la manifestazione dell’anniversario, che a 25 anni esatti dal primo giorno del vertice di allora porta oltre 10mila persone a manifestare nelle stesse strade passate alla storia come il teatro della più grave sospensione democratica della storia italiana recente, quelle delle cariche delle forze dell’ordine sui cortei autorizzati e della morte di Carlo Giuliani. Il piazzale della Diaz, piazza Alimonda, via Tolemaide. Ma se la missione è «ricordare e attualizzare le lotte», è slogan da 25ennale, la sfida vera e più difficile – si chiede in piazza – rimane «imparare la lezione di quei giorni».

Organizzato dalle sigle del mondo antagonista della città e condiviso solo da una parte di associazioni, collettivi e presidi di area progressista (non ci sono i partiti della sinistra parlamentare, ad esempio, né i sindacati maggiori), l’appuntamento di piazza convocato per ricordare il luglio del 2001 dice del resto molto di quello che è rimasto della mobilitazione di allora, in parte come si è trasformata, di sicuro cosa è stato della memoria del G8 in questi ultimi 25 anni. E non pare un caso, piuttosto una coincidenza atroce, che a corteo in corso arrivi anche a Genova la notizia della morte di Abderrahim Fakir, morto a 42 anni sotto casa durante un intervento di polizia al rione Pilastro a Bologna.

Alla partenza del corteo delle associazioni giovanili, davanti allascuola della “macelleria messicana”, la Diaz, si mischiano i reduci della stagione che fu e i giovanissimi che nel 2001 neanche erano nati. «Qui abbiamo iniziato a perdere parte della libertà che ci manca oggi, ad esempio di andare in piazza a protestare senza la paura di finire incriminati dai decreti sicurezza, e non c’è neanche una targa a ricordarlo», protesta una attivista poco più che diciottenne.

«Non abbiamo perso, a Genova, anche se rimarremo sempre segnati: possiamo ripartire dalle battaglie che si facevano allora e sono le stesse di oggi, dai diritti all’ambiente, dalle guerre alla finanza», rilancia Vittorio Agnoletto, allora portavoce del movimento.

A unire, però, è ancora più che altro la rabbia per «quello che è mancato in tutto questo tempo, la verità e la giustizia, e una vera ammissione delle responsabilità di chi ha mancato, lo Stato», ricorda Elena Giuliani, la sorella di Carlo, il manifestante ucciso il 20 luglio di 25 anni fa negli scontri scatenati dalle cariche delle forze dell’ordine nel quartiere della Foce.

In piazza Alimonda, dove si ritrovano in migliaia già ore prima dell’inizio del corteo, c’è il giornalista inglese Mark Covell, ridotto in coma dalla violenza dei colpi dei reparti di polizia protagonisti dell’irruzione alla Diaz. «La speranza sono i ragazzi della GenZ che hanno ripreso a partecipare nelle piazze per Gaza e i referendum», dice. Ammettendo però pure che questi anni sono stati difficili. «Porto ancora le cicatrici del G8, e non accetto che i poliziotti che avrebbero dovuto essere puniti per quelle violenze abbiano fatto carriera, con premi e promozioni».

In via Tolemaide si incontra Laura Tartarini, allora legale del Genoa Social Forum, tra i legali chiave della difesa dei manifestanti di allora anche contro i tentativi di falsificazione da parte delle forze dell’ordine. «In 25 anni il mondo è peggiorato su tutto, dalle nostre libertà di cittadini alle diseguaglianze tra chi sta male, chiaro che brucia ancora».

Dopo tre ore però il corteo arriva in piazza De Ferrari, che nel 2001 era desolatamente rinchiusa nella zona rossa istituita intorno al Ducale, il palazzo scelto per fare da sede al G8 dei potenti del pianeta, e nel 2026 si riempie di manifestanti.

Una riconquista, appunto, e anche se giustizia non è fatta i fuochi d’artificio sparati dai portuali del Calp fanno sembrare la rabbia una festa. Il 19 luglio di 25 anni fa, in fondo, tra quei tre passati alla storia fu l’unico vero giorno di festa prima dell’orrore: quello dei cortei festosi e dei concerti prima delle violenze, le botte, la morte. «La speranza – è richiesta condivisa dai più, tra i diecimila che hanno ripreso a camminare per le strade di Genova – ritroviamola qui».

Preguntas abiertas

  • Quali lezioni sono state imparate dai giorni del G8 2001?
  • Ci sarà mai piena verità e giustizia per le violenze del G8?

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This article was originally published by Repubblica Cronaca.

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