Inchiesta "Romeo": 37 richieste di rinvio a giudizio tra Trentino e Alto Adige
En resumen
- La Procura di Trento ha avanzato 37 richieste di rinvio a giudizio nell'ambito dell'inchiesta "Romeo", che indaga su presunte influenze illecite in appalti e decisioni amministrative tra Trentino e Alto Adige.
- Tra gli indagati figurano nomi noti come René Benko e l'ex senatore Vittorio Fravezzi.
- L'udienza preliminare è fissata per il 23 ottobre.
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Sono 37 le richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla Procura di Trento nell'ambito dell'inchiesta "Romeo", la maxi indagine che dal 2024 ha scosso il mondo della politica, dell'imprenditoria e della pubblica amministrazione tra Trentino e Alto Adige. L'udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 23 ottobre davanti al giudice dell'udienza preliminare.
Le accuse
Tra le persone per cui i pubblici ministeri Federica Iovene e Alessandro Clemente chiedono il processo figurano il magnate austriaco René Benko, fondatore del gruppo Signa, il commercialista Heinz Peter Hager, l'imprenditore trentino Paolo Signoretti, l'ex senatore Vittorio Fravezzi e l'ex sindaca di Riva del Garda Cristina Santi. Per loro la Procura ha confermato l'accusa di associazione per delinquere, insieme ad altri indagati ritenuti parte del presunto sodalizio.
La rete di rapporti
L'inchiesta Romeo era esplosa nel dicembre 2024 con decine di perquisizioni e misure cautelari, facendo emergere, secondo l'ipotesi accusatoria, una rete di rapporti tra imprenditori, professionisti, funzionari pubblici e amministratori che avrebbe cercato di influenzare appalti, autorizzazioni urbanistiche e decisioni amministrative in Trentino-Alto Adige. Al centro dell'indagine c'era il presunto tentativo di orientare grandi operazioni immobiliari e progetti di sviluppo attraverso un sistema di relazioni privilegiate tra pubblico e privato.
La richiesta di archiviazione
L'inchiesta aveva inizialmente coinvolto 77 indagati. Successivamente la stessa Procura aveva chiesto l'archiviazione di numerose contestazioni, compresa quella di associazione per delinquere, ritenendo insufficienti gli elementi raccolti. Una valutazione che non è stata condivisa dal giudice per le indagini preliminari Enrico Borrelli, il quale ha respinto la richiesta disponendo l'imputazione coatta per diversi capi d'accusa, obbligando di fatto i magistrati a formulare la richiesta di rinvio a giudizio.
L’udienza preliminare
Rispetto all'impianto originario dell'indagine, alcune posizioni sono state stralciate dal procedimento principale per ragioni di competenza territoriale o perché confluite in fascicoli autonomi, mentre altre sono state archiviate. Restano invece 37 gli imputati per i quali la Procura ritiene debba aprirsi il processo. Tra le accuse contestate, a vario titolo, figurano associazione per delinquere, traffico di influenze illecite, rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio, falso ideologico, estorsione e altri reati contro la pubblica amministrazione.
L'udienza preliminare del 23 ottobre rappresenterà il primo vero banco di prova dell'inchiesta. Sarà il giudice a stabilire se gli elementi raccolti dall'accusa siano sufficienti per disporre il rinvio a giudizio degli imputati e dare avvio al processo oppure se alcune delle contestazioni debbano essere archiviate.







