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Iran-USA War: Progress on Issues, but Deal Not Imminent, Says Tehran
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Sky TG24·25.05.2026·🇮🇹Italy·Mundo

Iran-USA War: Progress on Issues, but Deal Not Imminent, Says Tehran

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#Iran#USA#Hezbollah#Lebanon#nucleardeal#frozenassets#BenjaminNetanyahu#DonaldTrump
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Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran

Guerra Iran Usa, Teheran: "Progressi su molte questioni ma accordo non imminente"

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Teheran parla di progressi su molte questioni con Washington ma avverte che l'intesa “non è imminente”. Anche Trump prende tempo: “L’accordo sarà grandioso oppure non ci sarà e si tornerà a sparare”. Teheran avverte: “Se continua l'ostruzionismo Usa su alcune clausole dell'accordo, tra cui lo sblocco dei beni iraniani congelati, l'accordo può saltare”. Intanto, Netanyahu ha annunciato un’ulteriore intensificazione degli attacchi contro Hezbollah in Libano

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Non si sblocca lo stallo sull'Iran. Teheran parla di progressi su molte questioni con Washington ma avverte che l'intesa “non è imminente”. Anche Trump prende tempo: “L’accordo sarà grandioso oppure non ci sarà e si tornerà a sparare”, minaccia il tycoon, che rilancia chiedendo a tutti i Paesi arabi di aderire agli accordi di Abramo con Israele. Teheran avverte: “Se continua l'ostruzionismo Usa su alcune clausole dell'accordo, tra cui lo sblocco dei beni iraniani congelati, l'accordo può saltare”.

I negoziati continuano anche con l'aiuto dei mediatori: gli iraniani Ghalibaf e Araghchi hanno incontrato a Doha il premier del Qatar, i pakistani Sharif e Munir sono volati a Pechino da Xi. Proprio in Cina, secondo al Arabiya, Teheran potrebbe spostare l'uranio arricchito, uno dei punti più spinosi dei colloqui. "Nel testo del memorandum con gli Usa non c'è alcuna frase che indichi la disponibilità a trasferire materiale nucleare all'estero”, hanno dichiarano le Guardie Rivoluzionarie iraniane, smentendo la notizia riportata dal media arabo. I mercati credono all'intesa. L'Europa corre, Milano chiude forte a nuovi massimi storici. Giù gas e petrolio.

Intanto, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato un’ulteriore intensificazione degli attacchi contro Hezbollah in Libano. "Stanno usando i droni, abbiamo una squadra speciale che si occupa di questo e risolveremo anche questo problema. È ciò che ci impone di intensificare gli attacchi e colpirli frontalmente", ha detto in un video. Un alto funzionario statunitense ha dichiarato a Channel 12 che "gli Stati Uniti potrebbero dare il via libera a un'operazione israeliana su larga scala contro Hezbollah in Libano, in seguito dell'aumento degli attacchi con droni contro Israele".

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Trump, preferibile che l'uranio sia distrutto in collaborazione l'Iran in loco

"L'uranio arricchito (polvere nucleare!) sarà immediatamente consegnato agli Stati Uniti per essere portato qui e distrutto oppure, preferibilmente, in collaborazione e coordinamento con l'Iran, distrutto in loco o in un'altra località accettabile, con la Commissione per l'Energia Atomica o un organismo equivalente a fare da testimone di tale processo ed evento". Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth.

Media: "Doha potrebbe anticipare i fondi congelati all'Iran prima del rimborso Usa"

Qatar potrebbe fornire parte dei fondi congelati richiesti da Teheran nei negoziati con gli Stati Uniti per essere poi rimborsato da Washington, in modo che l'Iran "non resti in attesa" se gli Usa ritardassero i pagamenti. Lo ha affermato Mohammad Marandi, commentatore della televisione di Stato iraniana e membro della delegazione iraniana ai colloqui con gli Stati Uniti, mediati dal Pakistan, citato da Iran International. Il nodo dei fondi iraniani congelati è stato al centro degli incontri oggi a Doha del presidente del Parlamento iraniano Bagher Ghalibaf e del ministro degli Esteri Abbas Araghchi, accompagnati dal governatore della Banca Centrale iraniana, Abd al-Nasser Hemmati.

Attivista Flotilla terra: "Sgomberati con violenza da forze Libia Ovest, ora in bus verso Misurata"

"Siamo stati attaccati dalle forze libiche dell'ovest nel nostro accampamento verso le 18.30. Eravamo in presidio ad attendere il rilascio delle compagne e dei compagni (i dieci attivisti fermati ieri dalle milizie della Libia dell'Est dopo aver oltrepassato il confine e ancora non rilasciati ndr), quando abbiamo visto arrivare le camionette nere con a bordo i militari. Erano tutti a volto coperto. Prima due, poi quattro, poi altri ancora. Ci siamo radunati tutti nella moschea ma i militari hanno iniziato a intimarci violentemente di sgomberare l'area, di salire sui pullman e di andare via". Così all'Adnkronos Sara Suriano, attivista pugliese, descrive quanto accaduto questo pomeriggio a Sirte, nella Libia dell'Ovest, dove si trovavano lei e gli altri partecipanti della Land Convoy, la missione internazionale organizzata insieme dalla Maghreb Sumud e dalla Global Sumud Flotilla con l'obiettivo di portare aiuti umanitari al valico di Rafah, tra Egitto e la striscia di Gaza per consegnarli alla popolazione palestinese. Peraltro a Sirte il convoglio formato da circa 250 persone provenienti da diversi continenti e da automezzi, autobus, una ambulanza e camion contenenti case modulari e beni di consumo, era rimasto accampato per nove giorni proprio a Sirte vicino alla stessa moschea senza che accadesse nulla.

"Ora siamo in pullman diretti verso Misurata preceduti e seguiti dalle camionette militari", aggiunge. "Non ci è stato detto dove ci stiano portando ma abbiamo saputo dal console che siamo diretti a Misurata per il rimpatrio", aggiunge. "Ci urlavano di andare anche se chiedevamo solo di prendere i nostri effetti personali. C’è stato molto caos. Due compagne italiane erano rimaste nella moschea - dice Suriano - ma non ci è stato permesso di tornare indietro a caricarle. Abbiamo ripreso i contatti con loro e verificato che sono nell'altro bus solo ora. Un ragazzo dell'organizzazione è privo di sensi e si ipotizza un trauma cranico perché colpito da un pugno. La moschea, in cui erano rimaste alcune donne, alla fine è stata sgomberata con il gas. Alcune donne sono state strattonate, colpite alla schiena, una presa per il collo, una trascinata fuori per i piedi. Il tutto è durato sino alle 20.30 circa. Tutti e 7 i componenti della delegazione italiana che erano in Libia - rassicura - stanno bene", assicura. Intanto i dieci attivisti fermati ieri sono ancora nelle mani del governo della Libia dell'Est.

Guerra, Usa-Iran verso accordo. Da Hormuz all'uranio: cosa sappiamo

Gli Stati Uniti e l'Iran potrebbero annunciare entro il pomeriggio di oggi, 24 maggio, la finalizzazione di una bozza di accordo di pace per porre fine ai combattimenti su tutti i fronti, secondo quanto riferito al Washington Times da una fonte vicina ai negoziati. Una bozza di proposta sarebbe stata concordata già ieri mattina.

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Idf: "Colpiti oltre 70 siti di Hezbollah in diverse aree del Libano"

L'esercito israeliano ha reso noto di aver colpito, nel corso della giornata, "oltre 70 siti infrastrutturali di Hezbollah utilizzando circa 85 munizioni in diverse aree del Libano" al dine di "neutralizzare le minacce". "Nell'area di Tiro, l'Idf ha colpito circa 10 centri di comando, depositi di armi e altri siti infrastrutturali utilizzati da Hezbollah per sferrare attacchi contro soldati israeliani e civili - riferisce una nota -. Inoltre, l'Aeronautica militare israeliana ha eliminato terroristi di Hezbollah che operavano su motociclette nell'area in cui sono impegnati i soldati israeliani nel Libano meridionale".

Iran, Pezeshkian ha ordinato il ripristino di Internet

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Cdm, via libera a proroga del taglio delle accise fino al 6 giugno

Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto carburanti che proroga il taglio delle accise fino al 6 giugno e stanzia, tra l'altro, altri 200 milioni per l'autotrasporto, come annunciato dal governo alle associazioni di categoria nell'incontro che ha preceduto il Cdm. Il provvedimento contiene anche sostegni per gli agricoltori. Ed è arrivato anche l'ok al decreto legislativo in materia di giustizia tributaria.

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Media Iran: esplosioni udite in Iran, causa sconosciuta

Esplosioni sono state udite nella città iraniana di Bandar Abbas e nelle zone costiere vicino allo Stretto di Hormuz, hanno riferito i media iraniani, aggiungendo che la causa era sconosciuta. Tasnim ha affermato che tre esplosioni sono state udite a Bandar Abbas, mentre Fars ha detto che suoni simili sono stati uditi vicino a Sirik e Jask, in prossimità della strategica via navigabile.

Libia, Flotilla: "Convoglio di terra sotto attacco, ci sono attivisti feriti"

Libia, Flotilla: 'Convoglio sotto attacco, violenze su attivisti'

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Global Sumud Flotilla, chi sono i 29 italiani fermati da Israele

Tra i 29 attivisti della Flotilla fermati dalle forze armate israeliane ci sono politici, giornalisti, medici, docenti, operai. Il gruppo dei partecipanti della missione per Gaza vede protagonisti tra gli altri il deputato M5S Dario Carotenuto e il giornalista Alessandro Mantovani che, come confermato dal ministro Tajani, saranno i primi a rientrare in Italia.

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Flotilla: "Ci sono attivisti feriti nell'aggressione in Libia"

"Nonostante le difficoltà di comunicazione abbiamo saputo che nella violenta aggressione subita dal convoglio di terra in Libia ci sono feriti. Qualcuno tra gli attivisti stranieri ha ricevuto colpi talmente forti da perdere i sensi". A dirlo la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla Maria Elena Delia. "Pare li stiano portando con i pullman verso ovest, forse a Misurata", aggiunge.

Flotilla: "Convoglio sotto attacco in Libia, violenze su attivisti"

Attivisti "aggrediti violentemente", picchiati e trascinati con la forza all'interno di pullman, "veicoli non identificati" contro le tende. L'allarme arriva in serata dalla delegazione italiana della Global Sumud Flotilla che definisce "sotto attacco" il convoglio di terra della missione umanitaria, attualmente in Libia nei pressi di Sirte, a poca distanza dal check point. "Sebbene non sia chiaro chi ci sia dietro gli attacchi - denuncia il movimento - stiamo ricevendo segnalazioni secondo cui sarebbero perpetrati dalle forze di sicurezza legate alle autorità della Libia occidentale". Intanto per i dieci attivisti della stessa spedizione fermati domenica si prospetta, dopo il processo davanti al tribunale di Bengasi, un'espulsione come immigrati clandestini. Potrebbero, quindi, rientrare nei prossimi giorni Domenico Centrone e Dina Alberizia, i due italiani bloccati insieme ad altri otto volontari di diverse nazionalità. Sono accusati di "ingresso illegale" per essere entrati nella regione orientale senza autorizzazione. E in Italia va avanti l'indagine della Procura di Roma sulla detenzione in Israele dei partecipanti alla spedizione 'via mare' dopo l'abbordaggio delle barche in acque internazionali. Sono una decina i nomi della catena di comando israeliana al vaglio dei pm che stanno valutando eventuali profili penali nei loro comportamenti. C'è anche il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir che ha rivolto parole di scherno - immortalate in un video - nei confronti degli attivisti mentre erano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena nel porto di Ashdod. I nomi compaiono in un incartamento posto all'attenzione degli inquirenti dal team legale italiano della Flotilla che fa riferimento a una lista dalla Fondazione Hind Rajab - organizzazione che raccoglie documenti su presunti crimini di guerra - in cui sarebbero citate anche cariche militari. Nel frattempo i carabinieri del Ros proseguiranno nell'ascolto degli attivisti rimpatriati e verranno analizzati anche i loro device. I magistrati ipotizzano il reato di sequestro di persona ma valutano anche altre fattispecie come tortura e violenza sessuale. Ma in queste ore gli occhi sono puntati su Bengasi. "Mi auguro che il giudice decida di farli ritornare in Italia" ha affermato stamattina il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, auspicando che tornino a casa "il prima possibile". E dal movimento si dicono "molto preoccupati per la sorte dei dieci attivisti". Tra loro, oltre ai due italiani, ci sono due argentini, un polacco, uno spagnolo, un americano, un uruguaiano, un portoghese e un tunisino". "Chiediamo ai governi di stabilire contatti urgenti con le autorità della Libia orientale a Bengasi, di richiedere il rilascio senza condizioni dei loro connazionali e di garantire un passaggio sicuro alla missione umanitaria". Il convoglio di terra era partito il 15 maggio (Giorno della Nakba) con a bordo 7 ambulanze, 20 case mobili, 10 camion di aiuti umanitari e oltre 200 partecipanti da più di 25 paesi. Gli italiani presenti sono sette, dopo il rientro a casa di quattro connazionali. Tra loro c'è Giuseppina Branca, l'infermiera di 79 anni di Cannero (Verbano-Cusio-Ossola). "Lei è già stata nel carcere di Negev lo scorso autunno - aveva spiegato il marito nei giorni scorsi - non può rientrare in Israele". Nel pomeriggio sono atterrati a Venezia anche i due attivisti veneti che erano stati in carcere in Israele. "Nelle navi container c'era un vero e proprio sistema di tortura - racconta Beatrice Lio all'arrivo in aeroporto - con particolare accanimento verso persone di etnia turca o aspetto arabo musulmano, poco importa se fossero anche donne o persone anziane o con disabilità, nonostante urlassero di smetterla". E un ringraziamento a chi "pagando anche di persona con ricatti, soprusi e violenze, manifesta concreta solidarietà" ai "popoli colpiti da volenze e guerre" arriva dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, aprendo i lavori dell'Assemblea Generale.

Guerra Iran, scorte greggio mondiali vicine a minimi ultimi 10 anni

Il rischio è un nuovo balzo dei prezzi. Secondo l'ultimo rapporto Ubs, malgrado la minore domanda e le misure dei governi come il rilascio delle riserve strategiche, a fine maggio le scorte toccheranno il livello più basso (7,6 miliardi di barili).

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Convoglio aiuti verso Gaza, video attivisti prima

This article was originally published by Sky TG24.

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Alexei Navalny, nato il 4 giugno 1976, è stato il principale oppositore politico di Vladimir Putin in Russia. Laureato in legge, ha iniziato la sua carriera nel partito Yabloko, per poi aprire un blog sulla corruzione. Arrestato e processato più volte, è stato avvelenato nel 2020 con il Novichok e trasferito in Germania. Tornato in Russia nel 2021, è stato arrestato e condannato a 19 anni di carcere. È morto il 16 febbraio 2024 in una colonia penale nell'Artico.

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