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Italian families' net wealth grows, intergenerational transfer expected
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Il Sole 24 Ore1/6/2026Business3 min de lecturaItaly

Italian families' net wealth grows, intergenerational transfer expected

En resumen

  • Italian families' net wealth reached €12.326 trillion in 2025, 8.5 times disposable income.
  • Financial assets rose 7.4%, driven by stock revaluation.
  • A significant intergenerational wealth transfer is anticipated, potentially widening the wealth gap.

Resumen generado por IA

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La ricchezza netta delle famiglie italiane continua ad aumentare: a fine 2025 era di 12.326 miliardi, pari a 8,5 volte il reddito disponibile (contro 8,3 volte del 2024). A fare da traino c’è sicuramente la ricchezza finanziaria lorda, salita del 7,4% nel 2025, a quota 6.500 miliardi, sostenuta soprattutto dalla forte rivalutazione delle azioni e delle partecipazioni in imprese residenti in Italia. Il rapporto tra attività finanziarie e reddito disponibile si è portato a 4,5, un valore tra i più elevati a livello euro.

È quanto emerge dalla relazione annuale della Banca d’Italia, che quest’anno si focalizza anche su un fenomeno legato all’invecchiamento della popolazione e che ha portato gli esperti di palazzo Koch a chiedersi che fine farà tutta questa ricchezza. «Il rilevante patrimonio detenuto dalle famiglie con componenti più anziani sarà oggetto nei prossimi anni di un significativo trasferimento intergenerazionale, con effetti sui comportamenti economici e sulla distribuzione della ricchezza», si afferma. L’approfondimento su questo aspetto evidenzia che, tra il 1991 e il 2022, la quota di famiglie in cui il soggetto percettore del reddito principale ha meno di 36 anni si è ridotta dal 16 al 6 per cento, mentre quella in cui ha più di 65 anni è aumentata di circa 5 punti percentuali, al 28 per cento. Di pari passo la quota della ricchezza detenuta dalle famiglie più anziane è quasi raddoppiata, raggiungendo il 32 per cento, mentre quella delle famiglie più giovani è scesa dal 13 al 4 per cento.

«Nostre analisi indicano che l’incremento del peso della ricchezza delle famiglie più anziane riflette principalmente l’andamento positivo della loro ricchezza media rispetto a quella complessiva, mentre il contributo della maggiore incidenza di questa classe di età sulla popolazione appare secondario - spiega la relazione -. Le famiglie oggi più anziane hanno beneficiato di un contesto macroeconomico complessivamente più favorevole, rispetto a quelle più giovani, in termini di crescita dei redditi e dinamica dei prezzi degli immobili. Queste condizioni hanno interessato soprattutto le coorti nate dal 1941 al 1950, che presentano profili di ricchezza lungo il ciclo di vita superiori a quelli sia delle generazioni precedenti, sia di quelle successive».

Banca d’Italia ritiene che nei prossimi anni i patrimoni passeranno alle generazioni successive – nate tra il 1966 e il 1975 – che sono numericamente più ridotte per la minore fecondità. La ricchezza trasferita (soprattutto abitazioni) rappresenterebbe una quota di patrimonio superiore rispetto a quella ereditata dalle generazioni precedenti (40% contro il 30%). L’analisi prosegue sostenendo che gli eredi con titolo di studio elevato, provenienti da famiglie istruite, avrebbero benefici ben maggiori di coloro che non hanno la stessa istruzione. Il risultato sarà un allargamento del gap della distribuzione della ricchezza. Ci sarebbe il vantaggio dell’aumento dei consumi prodotto da coloro che si aspettano l’arrivo di un’eredità. «I nuclei che si attendono di ricevere un’eredità presentano in media livelli di consumo superiori del 7 per cento e un risparmio inferiore di circa il 17 rispetto a quelli che non hanno tale aspettativa», si sottolinea.

Secondo la relazione, nel 2025 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,9 per cento in termini reali. I consumi sono cresciuti in linea con i redditi, lasciando invariato il tasso di risparmio, attorno all’8,2 per cento. «Su quest’ultimo hanno influito al rialzo gli alti tassi di interesse reali, l’elevata incertezza e i cambiamenti demografici e del mercato del lavoro; l’effetto di tali fattori è stato in parte compensato da un deterioramento della capacità di risparmiare, soprattutto tra i nuclei a più basso reddito». È proseguita la ricomposizione delle attività in favore del risparmio gestito e dei titoli pubblici italiani: i titoli di Stato in mano a investitori esteri sono aumentati dal 24,8 al 28,2 per cento; la quota delle banche è salita di un punto percentuale, al 15,1%; la quota delle famiglie è salita dal 12,5 al 13,1%, incremento pari a 30 miliardi.

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This article was originally published by Il Sole 24 Ore.

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