La Puglia nascosta: Leonardo Angelini, il "location manager" che scopre l'Italia "laterale"
En resumen
- Leonardo Angelini, location manager con 30 anni di esperienza, rivela le potenzialità turistiche inesplorate della Puglia, definendola "Italia laterale".
- Dal Gargano a Taranto, passando per Murgia e Capitanata, il cinema scopre e valorizza luoghi meno noti, promuovendo un turismo lento e di qualità.
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Por qué importa
Leonardo Angelini, con trent'anni di esperienza come location manager, conosce la Puglia e le sue potenzialità turistiche meno note. L'articolo esplora come il cinema contribuisca a scoprire e valorizzare queste aree, promuovendo un turismo alternativo.
La Puglia nascosta, oggi così richiesta per decongestionare le mete sature, lui la conosce come le sue tasche. Leonardo Angelini da trent’anni gira la regione come location manager per produzioni cinematografiche, televisive, pubblicitarie. Grazie a lui la regista Cristina Comencini ha girato a Spongano la Bestia nel cuore. Ed era con Dolce & Gabbana nel 2017 a Bari vecchia.
Immagini che hanno contribuito a far crescere l’appeal turistico della Puglia,uno dei temi al centro di Repubblica Insieme, in programma a Bari il 17 giugno.
Dove si trova ora?
«Sto facendo un sopralluogo tra Villanova di Ostuni e Carovigno per un’azienda di moda».
Lì i turisti ci vanno già. Dove possono trovare un po’ di Puglia incontaminata dall’overtourism?
«Non è la presenza dei visitatori in sé che contamina. Io, per esempio, sono un fervente seguace del Gargano, dove ho portato perfino una troupe di Bollywood: resta una terra sconosciuta, un luogo che, nonostante sia il più visitato della Puglia, ha ancora qualcosa che non è entrato nell’immaginario. Resta ancora bello, affascinante, selvaggio, con un’umanità da scoprire. Al contrario di molti luoghi in cui l’innocenza si è persa da tempo. Lì è ancora facile incontrare l’umano. È quella che io definisco l’Italia laterale».
Il cinema va in avanscoperta e la riconosce prima dei turisti?
«Non ci sono automatismi, ma alcuni esempi suggeriscono questo. Gravina in Puglia è diventata famosa dopo 007. Un angolo di Murgia è molto interessante. A Poggiorsini sembra di essere alla fine delle terre. Noi abbiamo girato, nel 2012, “Appartamento ad Atene”, con Laura Morante, interamente ambientato in Grecia durante l’occupazione nazista. La Puglia può essere tanti territori diversi».
Faccia qualche esempio.
«Nel 2023 con Michael Winterbottom, abbiamo girato Shoshana, di grande attualità, racconta un pezzo del nascente stato israeliano. Abbiamo fatto tutto in Puglia, senza andare in Israele, dando perfino dignità alle case progettate dai geometri sulla costa. Lecce era Gersulamme, Taranfo Giaffa, Ostuni e le coste limitrofe erano Tel Aviv, le nostre campagne hanno ospitato un kibbutz. Abbiamo raccontato la Grecia per una serie tv tra Monopoli, Fasano e Carovigno. A Margherita di Savoia, con Davide Ferrario, ci inventammo una processione sulla nave nelle saline. E con Albatross, di Giulio Base, abbiamo fatto il giro del mondo: Mozambico, Vietnam, Antartide, Afghanistan, Palestina. Senza allontanarci da Foggia».
La Capitanata, però, non ha le presenze turistiche di Bari.
«È impossibile distribuire i flussi della costa. Ma si può andare oltre la cartolina della Puglia. Nella quale magari non rientrano i laghi di Lesina e Varano, che hanno una loro poesia. Le aree interne, poi, hanno un altro tipo di racconto. Bisognerebbe suggerire un turismo lento, che si muove in treno. Prendere un trenino delle appulo-lucane da Bari a Potenza o delle Sudest verso Lecce è un viaggio dell’anima. Se fossimo capaci di farli vedere, forse potremmo offrire un altro tipo di turismo».
Ma in una penisola tra Adriatico e Ionio ci si arriva anche pernottando nell’entroterra.
«Io vivo a Speziale, a 5 chilometri dal mare. Da noi c’è ora un turismo di qualità, c’è tutto il mondo delle masserie che richiama gente che non è più quella delle case a Torre Canne. Qui ad aprile è già pieno, forse per la qualità dei servizi o per la vicinanza ai due aeroporti».
E poi c’è il mare di Taranto.
«Ci girammo “Il miracolo”, di Edoardo Winspeare. Una grandissima esperienza umana. Ma anche “France”, con Lea Seydoux, dove raccontavamo Beirut bombardata. Taranto è
un luogo ancora inespresso, con enormi potenzialità. Ricordo quando portai Sebastiao Salgado nell’Ilva. Un’emozione immensa».
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Preguntas abiertas
- Come incentivare il turismo lento?
- Quali altre aree "laterali" scoprire?






