Università di Bologna: quattro nuove lauree magistrali in inglese per il 2026/2027
En resumen
L'Università di Bologna introduce quattro nuove lauree magistrali in inglese per l'anno accademico 2026/2027, focalizzate su scienza dei materiali, digital minds, biotecnologie e fisica terrestre, per attrarre studenti internazionali e contrastare il calo demografico.
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Por qué importa
L'Università di Bologna introduce nuove lauree magistrali in inglese per l'anno accademico 2026/2027, ampliando la sua offerta formativa internazionale e strategica. Le novità riguardano sia il campus di Bologna che quelli della Romagna.
Quattro nuove lauree magistrali, tutte in inglese, da “Materials science and batteries”, dedicata ai materiali e alle tecnologie per l’accumulo energetico a “Digital minds”, che unisce competenze umanistiche e digitali; da “Pharmaceutical and industrial biotechnology”, orientata alle biotecnologie per il settore farmaceutico e industriale a “Physics of the Earth’s interior, ocean and atmosphere”, focalizzata sullo studio del sistema Terra e dei rischi naturali. Sono queste le principali novità per l’anno accademico 2026/2027 dell’Università di Bologna, che l’anno scorso ha attratto 26818 nuove matricole.
“Per quanto riguarda i corsi di Bologna – osserva Nicola De Luigi, prorettore alla didattica dell’Alma Mater – ci siamo concentrati sull’interdisciplinarietà di alcune materie. “Materials science and batteries” unisce ingegneria e chimica e ha come sbocco il settore dell’automotive legato all’elettrico. È un corso che abbiamo messo a punto dialogando con diversi stakeholders tra cui Ferrari. “Digital minds” coniuga materie umanistiche al digitale, in particolare l’Intelligenza Artificiale. “Pharmaceutical and industrial biotechnology” mette insieme due corsi che avevamo in precedenza ma era meglio accorpare e infine “Physics of the Earth’s interior, ocean and atmosphere” è la trasposizione di un corso di astronomia dall’italiano all’inglese dal momento che riceviamo molte iscrizioni da parte di studenti stranieri. Tra l’altro a Fisica già tutte le lauree triennali sono ormai in lingua”.
Un ateneo sempre più internazionale. “Anche per contrastare il calo demografico - conferma il prorettore –, che comunque a Bologna, tra i vari atenei, arriverà più tardi. In questi mesi il rettore Giovanni Molari è sempre in viaggio per far conoscere l’Alma Mater nel mondo e dopo ogni trasferta solitamente aumentano gli iscritti da quel Paese. L’ultimo è stata la Corea. Cerchiamo comunque di selezionare, non vogliamo immatricolazioni facili, che possono fare notizia, ma poi dal secondo anno diventano un problema. Non ci interessa crescere a dismisura, anche perché, come abbiamo ribadito più volte, crediamo nella didattica in presenza e c’è la questione degli spazi”.
In ogni caso dei 261 i corsi di studio, 100 sono internazionali, e spaziano dalle discipline tradizionali a quelle più all’avanguardia, tra Bologna e i campus della Romagna, ovvero Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini. Primo ateneo italiano ad allargare il perimetro oltre il capoluogo, se Bologna, con sedi anche a Imola e Ozzano dell'Emilia, offre percorsi in tutti gli ambiti disciplinari e concentra gran parte dei corsi di dottorato, dei master e delle scuole di specializzazione, tra sedi storiche e nuovi edifici, i quattro campus della Romagna si caratterizzano per la loro specificità.
Per quanto riguarda la Romagna le principali novità sono le triennali in “Chimica industriale e tecnologie per i materiali”a Faenza, dedicata alla progettazione di materiali innovativi per la transizione ecologica e l’industria del futuro, e in "Chimica industriale per l'ambiente e le risorse" a Rimini, su monitoraggio ambientale, recupero dei rifiuti ed energie rinnovabili; poi c’è la Magistrale in “Chimica e tecnologia per la valorizzazione delle sostanze naturali” a Imola, incentrata sui temi della Green Chemistry. Ravenna si conferma il polo dedicato all’archeologia e alla conservazione dei beni culturali con due nuove magistrali: “Teorie e tecniche per lo studio delle opere d’arte”, che affianca sempre di più lo studio dell’arte a quello di competenze scientifiche, e “Scienze archeologiche e bioarcheologiche in ambiente terrestre e marittimo”.
“Si tratta del primo corso in Italia di archeologia marina – sottolinea De Luigi – con questi due nuovi percorsi Ravenna si conferma, dopo la Sapienza, il secondo polo in Italia per lo studio dell’archeologia. In ogni caso se queste sono le nuove lauree c’è un lavoro costante di monitoraggio da parte dei dipartimenti per aggiornare i corsi che magari non cambiano nome per non affrontare nuovamente l’iter ministeriale di approvazione ma vengono costantemente riformati. Solo quest’anno una trentina sono profondamente cambiati”.
Dovendo tracciare una mappa di come si caratterizzano i diversi campus, Cesena, che comprende anche la sede di Cesenatico, si distingue per l’orientamento scientifico e tecnologico su temi come agro-alimentare, architettura, Intelligenza Artificiale, informatica, elettronica, bioingegneria, acquacoltura e psicologia. A Forlì prevale la dimensione internazionale, mentre a Ravenna (con sede anche a Faenza) oltre alla tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale si affiancano ambiti come il diritto, la cooperazione internazionale, la chimica e l’ingegneria, fino alla formazione specialistica in ambito sanitario, medico e infermieristico. Rimini infine è il campus per i percorsi più connessi ai settori chiave dell’economia contemporanea – dalla moda alla cosmetica, dallo sport al benessere, dal turismo alle imprese, dall’ambiente alla chimica, dalle professioni sanitarie alla farmaceutica.
Preguntas abiertas
- Quali saranno i dettagli specifici dei percorsi di studio?
- Come verranno gestiti gli spazi per la didattica in presenza?
- Quali saranno i prossimi viaggi internazionali del rettore?






