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Banda di giovani terrorizza paese di 5.000 abitanti nel Reggino: pestaggi, armi e abusi filmati e pubblicati sui social
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Repubblica Cronaca29.04.2026Crime2 dk okumaItaly

Banda di giovani terrorizza paese di 5.000 abitanti nel Reggino: pestaggi, armi e abusi filmati e pubblicati sui social

Tre minori in domiciliari, due con obbligo di firma. Accuse di associazione per delinquere, sequestro di persona, atti persecutori e uccisione di animali. Le vittime terrorizzate non denunciavano per paura di ritorsioni

L'essentiel

  • Una banda di giovani della provincia di Gioia Tauro ha seminato il terrore per mesi a Melicucco, piccolo centro dell'Aspromonte.
  • Tre sono finiti ai domiciliari, due con obblico di firma, accusati dalla procura di Palmi di associazione per delinquere, sequestro di persona, atti persecutori, violazione di domicilio, fabbricazione e detenzione di armi e uccisione di animali.
  • Le vittime, sempre le stesse: anziani, disabili, fragili, marginali.

Résumé généré par IA

Pourquoi c'est important

Melicucco è un piccolo centro di meno di 5.000 abitanti alle pendici dell'Aspromonte, nella provincia di Reggio Calabria. La banda era composta da giovani che non avevano contesti di marginalità o disagio sociale, ma possedevano armi e realizzavano ordigni artigianali.

Taille de police

Per mesi una banda di ragazzi della provincia di Gioia Tauro ha seminato il terrore nel piccolo paese di Melicucco, centro di meno di cinquemila abitanti alle pendici dell'Aspromonte. Spaventavano per gioco, brutalizzavano per noia, poi tutto finiva sui social, a caccia di like.

In tre sono finiti ai domiciliari, due avranno l'obbligo di firma, tutti quanti sono accusati a vario titolo dalla procura di Palmi, all'esito delle indagini dei carabinieri, di associazione per delinquere, sequestro di persona, atti persecutori, violazione di domicilio, fabbricazione e detenzione di armi, tra cui bottiglie incendiarie, e uccisione di animali. Ma la lista degli indagati è più lunga e fra loro ci sarebbero anche minori.

A tradirli sono stati i social, dove regolarmente pubblicavano immagini e video delle loro imprese. Brutali. Gli obiettivi erano sempre gli stessi: anziani, disabili, fragili, marginali, soli.

A un uomo hanno acceso un petardo tra le labbra, facendogli credere che fosse una sigaretta. Un altro è stato terrorizzato con una finta irruzione delle forze dell'ordine in casa. Travestiti da carabinieri dei Nas, la banda è entrata nell'appartamento, lo ha immobilizzato, ammanettato al letto, gli ha puntato alla testa una pistola, urlandogli contro che lo avrebbero arrestato.

Un anziano è stato spogliato in strada e filmato, un altro ancora scioccato lanciando davanti a lui un topo vivo nel camino acceso. Durante le azioni, si incitavano l'un l'altro a essere più feroci, più cattivi: "Se gli dai una coltellata questo video diventa virale", si sente dire in uno dei video.

E proprio i filmati hanno contribuito a incastrarli. La voce girava in paese ma le vittime, terrorizzate, si rifiutavano di denunciare. Temevano tutte di finire ancora più nel mirino della banda. C'è voluto tempo e pazienza per convincere qualcuno a formalizzare le accuse, mentre le indagini si sono progressivamente concentrate sul gruppetto e i social, Tik Tok in testa, hanno aiutato a chiudere il cerchio.

I video pubblicati documentano pestaggi, vessazioni e atti degradanti, spesso accompagnati da risate e incitamenti, aggressioni improvvise e intimidazioni anche per le strade del paese. Azioni con il passare del tempo sempre più violente, feroci. Motivo? Noia, pura brutalità, sadismo.

Tranne uno, nessuno viene da famiglia con pedigree di 'ndrangheta o da contesti di marginalità o disagio, eppure chat e video li mostrano con in pugno fucili e pistole, o mentre realizzano ordigni artigianali. Video da migliaia di like e che adesso sono un atto di accusa.

Questions ouvertes

  • Quanti sono in totale gli indagati?
  • Quanti minori sono coinvolti?
  • Qual è l'età dei tre arrestati?
  • Come sono stati identificati precisamente i responsabili tramite i social?

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This article was originally published by Repubblica Cronaca.

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