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Europa, dazio di 3 euro sui pacchi da fuori Ue da luglio: stop a quello italiano
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Sky TG2422.06.2026Business4 dk okumaItaly

Europa, dazio di 3 euro sui pacchi da fuori Ue da luglio: stop a quello italiano

L'essentiel

  • Dal 1° luglio entrerà in vigore un dazio europeo di 3 euro per spedizione da Paesi extra-Ue, nell'ambito della riforma doganale.
  • L'Italia sospende la propria tassa da 2 euro per evitare sovrapposizioni e aggravi sui consumatori.
  • La misura mira a contrastare l'e-commerce extraeuropeo e a sostenere le imprese Ue.

Résumé généré par IA

Pourquoi c'est important

Dal 1° luglio entra in vigore un dazio europeo di 3 euro sui pacchi provenienti da fuori Ue, come parte di una riforma doganale che si completerà nel 2028. L'Italia ha sospeso la propria tassa da 2 euro per evitare sovrapposizioni.

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Dal 1° luglio scatterà un dazio europeo forfettario di 3 euro per spedizione, primo tassello della riforma delle dogane dell'Ue che sarà completata nel 2028 con il nuovo sistema informatico comune (Data Hub).

Al prelievo europeo non si sommerà quindi anche la tassa italiana da 2 euro prevista dalla Legge di Bilancio e sospesa finora fino a luglio (e adesso fino a inizio ottobre).

Se entrambe fossero entrate insieme in vigore, il costo aggiuntivo sarebbe arrivato a 5 euro per spedizione, cui si aggiunge l'Iva.

Da novembre è inoltre prevista una distinta handling fee europea destinata a coprire i costi amministrativi delle operazioni doganali.

La stretta nasce per contrastare la crescita dell'e-commerce extraeuropeo e la concorrenza dei prodotti a basso costo provenienti soprattutto dalla Cina.

Secondo i dati dell'Unione europea, nel solo 2024 sono arrivati nel mercato unico 4,6 miliardi di piccoli pacchi, il 91% dei quali dalla Cina, mentre dal 2022 il volume delle spedizioni è raddoppiato ogni anno.

Bruxelles sostiene che la riforma delle dogane consentirà di aggiornare regole ormai superate, rafforzare i controlli e sostenere le imprese europee, contrastando gli operatori che sfruttano le attuali lacune del sistema.

La misura della tassa da 3 euro viene inoltre giustificata con esigenze ambientali e con la volontà di riequilibrare la concorrenza nei confronti delle aziende europee.

Secondo i critici, tuttavia, il nuovo sistema finirà per gravare sui consumatori che acquistano prodotti a basso costo perché non possono permettersi alternative più care.

Il governo del nostro Paese ha quindi deciso di non mantenere in parallelo anche la tassa italiana da 2 euro per evitare la sovrapposizione con il nuovo dazio europeo.

Molte imprese del settore ritengono infatti eccessivo un aggravio complessivo di 5 euro su spedizioni che spesso riguardano prodotti di valore molto contenuto.

Con una norma inserita nel decreto Pnrr al Consiglio dei ministri è arrivata una sospensione in attesa che scatti l’handling fee, la tassa di gestione doganale per cui in Ue è già stato trovato un accordo e che tutti i Paesi dovranno applicare entro novembre.

A chiedere la cancellazione della tassa italiana era stata Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, che ha scritto al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sostenendo che la misura rischiava di trasformarsi in un autogol.

Secondo la relazione tecnica, il contributo dovrebbe garantire allo Stato un gettito di 122,5 milioni di euro nel 2026 e circa 245 milioni l'anno dal 2027.

Confetra ritiene però che queste stime non considerino il funzionamento della logistica europea, fortemente integrata.

Se l'Italia diventasse più costosa degli altri Paesi membri, i grandi corrieri potrebbero trasferire i voli cargo verso Germania, Belgio o Paesi Bassi, effettuando lì lo sdoganamento e trasportando poi le merci in Italia via camion.

Questo comporterebbe non solo una riduzione del traffico negli aeroporti italiani, ma anche minori controlli sulle merci in ingresso.

Nelle scorse settimane l'associazione aveva simulato due possibili scenari per il periodo luglio-novembre 2026.

Nel primo, con il mantenimento della tassa italiana, il Paese perderebbe circa il 50% dei traffici – come già sarebbe accaduto nei primi mesi del 2026 prima del rinvio della misura – e lo Stato incasserebbe complessivamente circa 70 milioni di euro, di cui 51 milioni derivanti dall'imposta nazionale.

Nel secondo scenario, con l'eliminazione della tassa italiana, l'Italia recupererebbe l'intero volume dei traffici e incasserebbe comunque circa 38 milioni di euro grazie alla quota dei dazi europei riscossa sulle operazioni di sdoganamento.

Per Confetra, la differenza tra i due scenari sarebbe quindi di appena 32 milioni di euro nell'arco di cinque mesi, un vantaggio ritenuto troppo limitato rispetto al rischio di perdere stabilmente quote di mercato a favore degli altri hub logistici europei.

Per questo l'associazione ha chiesto al governo di eliminare il contributo nazionale o rinviarne l'entrata in vigore fino a novembre (come poi effettivamente accaduto), quando entrerà in vigore anche la handling fee europea.

À surveiller

Perspective IA — des possibilités, pas des certitudes

  • Possibile trasferimento di traffici cargo verso hub logistici europei alternativi.

    Probable · Moyen terme

Questions ouvertes

  • Quale sarà l'impatto effettivo sui volumi di spedizione?
  • Come reagiranno i corrieri internazionali?
  • Ci saranno ulteriori modifiche alla normativa?

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This article was originally published by Sky TG24.

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