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Festival dell'Economia: Discussione su come rendere l'Italia un Paese per giovani
Politique
Il Sole 24 Ore21/05/2026Politique2 min de lectureItaly

Festival dell'Economia: Discussione su come rendere l'Italia un Paese per giovani

L'essentiel

Al Festival dell’Economia di Trento, leader d'impresa e università discutono su come trasformare l'Italia in un Paese per giovani, affrontando denatalità, crisi demografica e necessità di stipendi competitivi, sostegno alla genitorialità e valorizzazione delle competenze.

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«Non basta immaginare un Paese per giovani, bisogna immaginare un ponte tra generazioni». Lavinia Biagiotti Cigna, presidente e amministratore delegato di Biagiotti Group, ha sintetizzato così uno dei nodi del panel di apertura della prima giornata del Festival dell’Economia di Trento dal titolo “L’Italia non è un Paese per giovani, come può diventarlo”. Un confronto che ha messo insieme impresa, università, welfare e formazione, con gli interventi, oltre che di Biagiotti Cigna, di Marina Brambilla, rettrice dell’Università degli Studi di Milano, Alessandro Molinari, amministratore delegato e direttore generale di Itas Mutua, e Diana Bracco, presidente e amministratore delegato del Gruppo Bracco.

Quest’ultima ha definito il rapporto tra Italia e nuove generazioni «una vera emergenza», legata alla denatalità, alla crisi demografica e alla difficoltà di far rientrare chi va all’estero. «Servono stipendi di ingresso competitivi, sostegni alla genitorialità, asili nido e congedi parentali», ha detto, indicando anche ricerca, start-up e spin-off universitari come terreni decisivi. Ha poi ricordato il progetto “Diventerò” di Fondazione Bracco, con «oltre 4 milioni di euro dal 2012» e più di «2.500 giovani» raggiunti.

Biagiotti Cigna ha portato il tema sul terreno del Made in Italy. Ha ricordato di aver iniziato a lavorare a 17 anni, accanto alla madre Laura, e ha indicato nella fiducia tra generazioni una leva decisiva: «Il “che ne pensi” credo che sia una buona chiave a doppio senso». Per lei la risposta non è solo trattenere talenti. «Cerco di creare valore sul territorio per attrarre innanzitutto un turismo internazionale», ha spiegato, citando moda, arte e sport come tre dimensioni integrate della sua attività.

Il nodo delle competenze è emerso con forza anche nel passaggio sulla manifattura. Biagiotti Cigna ha rivendicato «l’intelligenza delle mani» e il valore del saper fare, contro l’idea che le nuove generazioni siano lontane dai mestieri pratici. «Il saper fare del Made in Italy è un aggregante», ha detto, collegandolo anche alla necessità di rispondere a quella che ha definito «economia della solitudine». E ha chiuso con un’immagine: «Mi sento un po’ un tedoforo», chiamato a tenere accesa una luce e a dare una traiettoria a chi viene dopo.

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This article was originally published by Il Sole 24 Ore.

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