Giornalista ventenne indagato per aver simulato attentato intimidatorio
La procura di Vicenza rivela che l'ordigno incendiario e le minacce potrebbero essere stati una montata
L'essentiel
- Un giovane giornalista di 20 anni è stato indagato per aver simulato un attentato intimidatorio contro di sé, la premier Giorgia Meloni e don Maurizio Patriciello, parroco anticamorra.
- La procura di Vicenza ha scoperto che i materiali per l'ordigno incendiario sono stati acquistati dallo stesso giornalista.
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Pourquoi c'est important
Il giornalista era stato messo sotto scorta dopo precedenti minacce.
L’ordigno incendiario lasciato davanti al cancello di casa. Poco prima delle fiamme, il lancio di una lettera minatoria scritta con inchiostro rosso all’interno del cortile: minacce contro il giovane cronista, la premier Giorgia Meloni e don Maurizio Patriciello, il parroco anticamorra di Caivano, in provincia di Napoli. Il quadro denunciato da Adriano Cappellari, il giornalista ventenne di Enego, nel Vicentino, sembrava chiaro: un attentato intimidatorio. Ora, però, la procura di Vicenza racconta un’altra storia. Il giovane avrebbe simulato tutto: è indagato per incendio, calunnia, simulazione di reato continuato, procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico. L’inchiesta L’inchiesta nasce il 30 maggio scorso, quando l’ordigno provoca danni agli immobili vicini all’abitazione. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano una persona alta tra 1,69 e 1,75 metri, in tuta da ginnastica e con il volto coperto. L’uomo, dopo aver lanciato una busta con le minacce di morte nel cortile, lascia un involucro contenente bombole di gas, alcol, liquidi infiammabili e artifici pirotecnici. Un episodio che presentava diversi elementi in comune con altri atti intimidatori denunciati dallo stesso Cappellari tra novembre 2025 e febbraio 2026: lettere anonime, fotografie del giornalista, della premier e di don Patriciello con i volti cerchiati in rosso e segnati con una “X”. In un caso era stata recapitata anche una busta con tre cartucce calibro 22. Un insieme di eventi che aveva portato all’attivazione di misure di tutela, prima con una vigilanza radiocollegata e poi con una scorta e un veicolo istituzionale dei carabinieri. Una delle prime tracce seguite dagli investigatori era la vicinanza del giornalista alla premier e a don Patriciello. Infatti, Cappellari – 20 anni, collaboratore del quindicinale L’Altopiano e del Giornale di Vicenza - per tre anni è stato iscritto a Fratelli d’Italia, era un assiduo frequentatore di Atreju, la kermesse della destra organizzata dal partito di Giorgia Meloni, e aveva scritto alcuni articoli di solidarietà in favore del parroco anticamorra. Ora, però, il quadro cambia. Soprattutto grazie agli accertamenti sui materiali utilizzati per realizzare l’ordigno. C’è un dettaglio che, secondo gli inquirenti, si è rivelato decisivo: nonostante l’autore dell’attentato avesse tentato di rimuovere le etichette dalle bombolette di gas, i militari sono riusciti a risalire all’acquisto attraverso una piattaforma di e-commerce. E le uniche consegne di quei prodotti a Enego corrispondevano agli ordini effettuati da Cappellari: quattro cartucce di gas butano-propano il 25 aprile e sei bottiglie di alcol etilico il 29 aprile, poi consegnate il 4 maggio. Non solo. L’altezza del giovane – riferisce in una nota il procuratore della Repubblica di Vicenza, Lino Giorgio Bruno – sarebbe compatibile con quella della persona ripresa dalle telecamere la notte del 30 maggio. La reazione di Don Patriciello “Sono esterrefatto, stento a credere che abbia inscenato tutto, per la sua giovane età, per la sua limpidezza”, commenta don Maurizio Patriciello. “Conto di chiamarlo al più presto, l'avevano messo sotto scorta, vedremo quello che emergerà”.
À surveiller
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Processo giuridico contro il giornalista
Probable · En quelques mois
Questions ouvertes
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