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I grandi costruttori europei propongono "70:70 nell'Ue27" per rilanciare l'auto
En développement
Repubblica Economia12.06.2026Business3 dk okumaItaly

I grandi costruttori europei propongono "70:70 nell'Ue27" per rilanciare l'auto

L'essentiel

Volkswagen, Stellantis e Renault propongono la regola "70:70 nell'Ue27" per aumentare il contenuto europeo nelle auto vendute nel blocco, al fine di rafforzare la competitività e attrarre investimenti.

Résumé généré par IA

Pourquoi c'est important

Major European car manufacturers (Volkswagen, Stellantis, Renault) are proposing a new industrial policy for the EU auto sector, dubbed "70:70 in EU27". This initiative aims to ensure that 70% of vehicles sold in the EU incorporate at least 70% of their value from within the 27 member states.

Taille de police

ROMA – C’è una formula, semplice, con cui i grandi costruttori d’auto europei provano a riportare l’auto al centro dell’agenda industriale di Bruxelles: “70:70 nell’Ue27”. Significa che il 70% dei veicoli venduti in Europa dovrebbe incorporare almeno il 70% di contenuto realizzato nei 27 Paesi dell’Unione europea. Non solo assemblaggio, dunque, ma progettazione, componenti, batterie, tecnologia, manifattura avanzata. Il tutto per “rimanere una potenza automobilistica globale”.

A proporla sono i primi tre costruttori europei, Volkswagen, Stellantis e Renault che insieme rappresentano circa il 60% della produzione automobilistica nel Vecchio continente. Le case hanno sottoscritto un impegno comune sul “Made in Europe”, inviato oggi ai membri del Parlamento europeo. Un’anticipazione è stata pubblicata dal Financial Times.

Il documento arriva in una fase delicata per l’industria dell’auto europea stretta da una parte la transizione elettrica, con i costi elevati delle batterie e la pressione sugli investimenti. Dall’altra la concorrenza globale, in particolare asiatica, che può contare su filiere integrate, economie di scala e sostegni più incisivi.

Il “Made in Europe”, non solo un’etichetta

Il punto dei costruttori è che il “Made in Europe” non può diventare una formula vaga o un bollino simbolico. Deve essere, al contrario, uno strumento concreto di politica industriale. Nel testo inviato agli eurodeputati, Stellantis, Volkswagen e Renault sostengono che l’industria automobilistica europea è “pienamente impegnata a garantire un futuro produttivo solido nel continente”. Ma aggiungono una condizione: “Serve un quadro realistico”.

Il “Made in Europe”, affermano, deve “sostenere la competitività”, “attrarre investimenti” e riconoscere il “divario di costi” che le aziende europee affrontano rispetto ai concorrenti globali. L’Europa può continuare a essere una potenza automobilistica mondiale, ma non se chiede ai suoi produttori di competere con regole più onerose e strumenti più deboli.

La regola del 70%: semplice, misurabile, comune

La proposta più concreta è quella di fissare una soglia di “contenuto di valore regionale al 70%”. Per le case automobilistiche, un marchio “Made in Europe” credibile deve essere prima di tutto “semplice, raggiungibile e coerente in tutta l’Unione”.

La soglia del 70% servirebbe proprio a questo: dare un riferimento chiaro alle imprese e alla filiera. Dentro un veicolo ci sono progettazione, software, componentistica, batterie, elettronica, ricerca, ingegneria. È su tutta questa catena che i tre costruttori chiedono di costruire il nuovo perimetro del “Made in Europe”. Da qui lo slogan: “70:70 in EU27”. “Il 70% delle auto vendute in Europa, con il 70% del contenuto originato nei 27 Stati membri”.

Il nodo delle batterie

Il capitolo più sensibile resta quello delle batterie. Senza una produzione europea forte, l’auto elettrica rischia di dipendere da filiere esterne proprio nel suo componente più strategico e costoso.

Per questo Stellantis, Volkswagen e Renault chiedono “sostegni mirati alle batterie europee”. Strumenti capaci di favorire davvero la localizzazione produttiva e il reshoring, il ritorno in Europa, di attività industriali oggi concentrate altrove. Il “Made in Europe” deve spingere le aziende a investire nel continente, rendendo conveniente produrre nella Ue ciò che oggi spesso si acquista fuori dall’Ue.

Nel documento si parla anche di “flessibilità pragmatica”, soprattutto per le auto di piccole dimensioni. Le utilitarie sono il cuore storico del mercato europeo, ma sono anche le più difficili da rendere profittevoli nella transizione all’elettrico, perché batterie e tecnologie incidono su costi e prezzo finale. Per questo le tre case chiedono politiche che rendano i veicoli elettrici “più accessibili”. Non solo bonus all’acquisto, ma un quadro complessivo che riduca i costi, rafforzi la filiera e renda possibile produrre modelli competitivi anche nei segmenti più popolari.

La pressione su Bruxelles

À surveiller

Perspective IA — des possibilités, pas des certitudes

  • The EU will consider implementing aspects of the "70:70" proposal, potentially through revised industrial or trade policies.

    Possible · En quelques mois

  • Increased targeted support for European battery manufacturing and R&D.

    Très probable · En quelques mois

  • Potential for trade friction with Asian countries if the "70:70" rule is implemented strictly.

    Possible · Moyen terme

Questions ouvertes

  • How will the EU Parliament and Commission respond to the "70:70" proposal?
  • What specific policy tools will be considered to support European battery production?
  • What are the potential economic impacts on consumers and the broader supply chain?
  • How will this affect international trade relations, particularly with Asian countries?

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This article was originally published by Repubblica Economia.

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