Il presidente egiziano Sisi esorta alla pace in Medio Oriente nel 74° anniversario della Rivoluzione
L'essentiel
- Il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi ha esortato i Paesi a porre fine ai conflitti in Medio Oriente per una pace giusta, durante il 74° anniversario della Rivoluzione del 23 luglio 1952.
- Ha sottolineato la resilienza dell'Egitto nonostante le pressioni e le perdite economiche.
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Pourquoi c'est important
Il discorso è stato tenuto in occasione del 74° anniversario della Rivoluzione del 23 luglio 1952, che pose fine alla monarchia filobritannica di re Faruq I in Egitto.
Il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi ha esortato i Paesi di tutto il mondo a "compiere ogni sforzo per porre fine alle guerre e ai conflitti, in particolare in Medio Oriente", sottolineando che "una pace giusta può garantire stabilità e prosperità a tutti i popoli".
Lo ha fatto in un discorso televisivo tenuto in occasione del 74/o anniversario della Rivoluzione del 23 luglio 1952, con cui, in un colpo di Stato incruento, i 'liberi ufficiali' di Gamal Abd el-Nasser misero fine alla monarchia filobritannica di re Faruq I.
Sisi ha voluto celebrare la ricorrenza con un "messaggio di pace" nel contesto delle "dolorose e difficili circostanze" che la regione sta attraversando, esortando a contrastare le "tendenze distruttive volte a perpetuare l'odio, lo spargimento di sangue e la distruzione". "Gli sforzi seri per raggiungere una pace giusta non devono cessare", ha proseguito. "Il mondo è abbastanza grande per tutti", e "la storia ha dimostrato che la violenza genera solo altra violenza, e il suo risultato è solo rovina e distruzione".
Agli egiziani Sisi ha assicurato che "il futuro sarà migliore, poiché il Paese continua a costruire un domani basato sulla pianificazione scientifica, la lotta alla corruzione in tutte le sue forme e a perseguire lo sviluppo e la pace".
Ricordando la rivoluzione del '52, ha detto che "attraverso di essa, l'Egitto ha riconquistato la sua sovranità e consolidato la sua indipendenza decisionale, un'indipendenza che rimane incrollabile e non può essere compromessa", imparando anche "dalle mancanze del suo percorso".
Riferendosi ai conflitti in atto ha poi affermato che "l'Egitto ha proseguito il suo cammino, nonostante le circostanze difficili, le immense pressioni e le sfide senza precedenti che lo circondano" mostrando resilienza "nonostante le gravi perdite economiche subite dallo Stato egiziano a causa di fattori del tutto al di fuori del suo controllo". Il Paese - ha concluso - "è protetto dalla divina provvidenza, difeso dalla consapevolezza del suo popolo e salvaguardato dalla forza dei suoi soldati, rimanendo, ora e per sempre, una fortezza impenetrabile e una solida pietra angolare di sicurezza e stabilità".
Questions ouvertes
- Quali azioni concrete verranno intraprese per raggiungere la pace giusta?
- Come risponderanno gli altri Paesi alla sua esortazione?







