Nessuna università italiana tra le prime cento al mondo, quasi otto su dieci perdono terreno
L'essentiel
- L'Italia non tiene il passo nella competizione globale universitaria: quasi l'80% delle università italiane perde posizioni nella classifica CWUR.
- La Sapienza di Roma è la prima italiana al 129° posto.
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Pourquoi c'est important
L'ultima edizione della classifica Global 2000 del Center for World University Rankings (CWUR) rivela che nessuna università italiana figura tra le prime cento al mondo e che quasi l'ottanta percento degli atenei italiani perde posizioni rispetto all'anno precedente. Questo avviene in un contesto di aumentata competizione globale e di insufficienti finanziamenti in Italia.
Nessuna università italiana è tra le prime cento al mondo. Anzi, quasi otto su dieci perdono, rispetto allo scorso anno, terreno. In un contesto globale di aumentata competizione nel campo della formazione, l’Italia non tiene il ritmo dei finanziamenti e delle performance. Questo racconta l’ultima edizione della classifica Global 2000 del Center for World University Rankings (CWUR), (Cwur), pubblicata sul sito cwur.org.
L’elenco, che misura istruzione, occupabilità, corpo docente e ricerca, conferma il primato mondiale di Harvard per il 15esimo anno consecutivo, seguita dalle solite Mit, Stanford, Cambridge e Oxford. Ma consolida pure nuove geografie accademiche mondiali, con la Cina che continua a crescere. Già lo scorso anno, per la prima volta, aveva superato gli Stati Uniti, comunque padroni indiscussi del podio, come Paese con il maggior numero di atenei presenti tra i primi duemila. Colpa di Donald Trump, dei tagli ai finanziamenti federali e delle controversie sulla libertà accademica e di espressione.
Ma torniamo all’Italia. A guidare la truppa delle sessantasei università italiane in classifica c’è la Sapienza di Roma, appena benedetta dal Papa, che si piazza 129esima, quattro posizioni indietro rispetto allo scorso anno.
Secondo chi redige il ranking, al di là dei singoli risultati, è il quadro nazionale a essere motivo di preoccupazione, poiché l’Italia fatica a competere con i rivali a livello mondiale, con il 79 per cento delle università in calo. Il trend è lo stesso dello scorso anno quando a perdere punti era l’80 per cento degli atenei.
Nel dettaglio: nelle prime 2000 posizioni, tredici università italiane migliorano rispetto al 2025 (a esempio Firenze, Cattolica e Trento), una mantiene la sua posizione (la Federico II) e cinquantadue scendono.
Il principale fattore di declino, scrivono gli estensori della classifica, è la performance nella ricerca, in un contesto di crescente competizione globale da parte di istituzioni meglio finanziate.
La Sapienza, ad esempio, cala negli indicatori di istruzione, corpo docente e ricerca. L’Università di Padova perde quattro posizioni scendendo al 182esimo posto, mentre l’Università di Milano scende di tre posizioni al 194esimo, davanti all’Alma Mater di Bologna al numero 208 e all’Università di Napoli Federico II al 243. La top ten tutta italiana si completa con l’Università di Torino (245), Firenze (273), Pisa (293), Genova (294) e Pavia (335).
Questions ouvertes
- Quali sono le cause specifiche del calo nella performance di ricerca delle università italiane?
- Quali politiche specifiche potrebbero essere implementate per invertire il trend negativo?
- Qual è l'impatto a lungo termine di questo declino sull'attrattività dell'Italia per studenti e ricercatori internazionali?
- Come si posizionano le università italiane rispetto ad altri paesi europei in questa classifica?






