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Quasi metà dei lavoratori del terziario sono 'working poor'
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Il Sole 24 Ore23.06.2026Business2 dk okumaItaly

Quasi metà dei lavoratori del terziario sono 'working poor'

L'essentiel

  • Un Focus della Filcams Cgil rivela che il 47,51% dei lavoratori nel commercio, servizi e turismo guadagna meno di 13.950 euro annui.
  • Il fenomeno è più accentuato al Sud e tra le donne.

Résumé généré par IA

Pourquoi c'est important

Quasi la metà dei lavoratori nel terziario (commercio, servizi, turismo) sono considerati 'working poor' con retribuzioni inferiori a 13.950 euro annui. La situazione è peggiore al Sud e tra le donne.

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Quasi la metà dei lavoratori occupati nei settori del terziario (il 47,51% per la precisione) - ovvero commercio, servizi e turismo- sono lavoratori poveri: percepiscono una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, soglia di povertà salariale (pari al 60% della retribuzione mediana), che sale a 14.800 euro per chi ha lavorato almeno dodici settimane nell’anno. Nel Mezzogiorno oltre 3 lavoratori del terziario su 5 sono considerati working poor.

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Lo rileva il Focus sul lavoro povero della Filcams Cgil che mette sotto la lente il settore che da anni è il motore del mercato del lavoro, visto che la gran parte delle assunzioni riguardano proprio questo comparto, trainato da servizi a basso valore aggiunto nel turismo, negli alloggi e nella ristorazione, All’interno del macrosettore emerge un’ampia articolazione: la situazione peggiore si registra nel turismo dove il 71,22% resta sotto la soglia di povertà, percentuale che al Sud e nelle Isole interessa quattro lavoratori su cinque. working poor un lavoratore su due impiegato nei servizi, pulizie, multiservizi e ristorazione collettiva.

La ricerca è stata condotta su un campione di circa 6,3 milioni di persone (il 96% del totale), per le quali si dispone delle informazioni necessarie alla ricostruzione della distribuzione dei redditi da lavoro dipendente. Più nello specifico, l’indagine si fa riferimento a una nozione di lavoratore povero, la cui retribuzione annua sia pari o inferiore al 60% della retribuzione annua mediana nazionale, corrispondente a 13.950 euro annui per chi ha almeno una settimana lavorata, e a 14.800 euro annui per chi ha almeno 12 settimane lavorate).

Considerando chi ha almeno una settimana lavorata per tutti i settori del terziario oggetto dell’indagine, la percentuale di dipendenti sotto la soglia di povertà è del 47,51%, con forti differenze legate al sesso (maschi 40,92% - femmine 52,93%) e all’area geografica (Nord-Ovest 38,48%, Nord-Est 43,63%, Centro 47,53%, Sud e Isole 61,47%). Restringendo il campione a chi lavora almeno 12 settimane, nel 2024 le statistiche assumono valori relativamente più contenuti. L’incidenza del lavoro povero, nel complesso, è in questo caso pari al 41,71%, con forti disparità per sesso (maschi 33,70% - femmine 48,32%) e per area geografica (Nord-Ovest 33,02%, Nord-Est 37,09%, Centro 42,23%, Sud e Isole 56,35%).

Nel settore del Commercio, tra chi ha lavorato almeno una settimana, l’incidenza complessiva del lavoro povero è pari al 31,16%. Si confermano un marcato divario di genere (25,33% uomini; 36,60% donne) e territoriale, con valori pari al 22,39% nel Nord-Ovest, al 25,48% nel Nord-Est, al 31,29% nel Centro e fino a toccare il 48,52% nel Sud e nelle Isole.

Questions ouvertes

  • Quali misure verranno adottate per contrastare il fenomeno?
  • Quali sono le cause profonde del lavoro povero nel terziario?

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This article was originally published by Il Sole 24 Ore.

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