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GeriA New Dawn: Il film d'animazione di Yoshitoshi Shinomiya e il verde di Parigi
A New Dawn: Il film d'animazione di Yoshitoshi Shinomiya e il verde di Parigi
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A New Dawn: Il film d'animazione di Yoshitoshi Shinomiya e il verde di Parigi

Hızlı Bakış

  • A New Dawn (Hanarokushō ga Akeru Hi ni) di Yoshitoshi Shinomiya è un film d'animazione giapponese che esplora la memoria, la tradizione e le trasformazioni ambientali attraverso la metafora del "verde di Parigi".
  • L'opera, acclamata alla Berlinale e ad Annecy, è distribuita nei cinema italiani.

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A New Dawn è il debutto nel lungometraggio di Yoshitoshi Shinomiya, noto per il suo lavoro su film d'animazione come Your Name. e Il giardino delle parole. Il film esplora temi di memoria, tradizione e l'impatto della modernità sul paesaggio giapponese.

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A New Dawn è un film capace di trasformare un pigmento velenoso in una poetica della memoria. Il verde di Parigi, infatti, non è soltanto un colore: è una sostanza tossica. Acetoarsenito di rame, polvere cristallina di una brillantezza irresistibile, nell’Ottocento finì sulle carte da parati, sui vestiti delle signore alla moda e sulle tavolozze dei pittori, prima di rivelare il proprio lato oscuro.

Secondo l’etimologia più diffusa, il nome non arriva dalla Belle Époque né dagli Champs-Élysées: gli venne appioppato quando si cominciò a utilizzare il composto come veleno per i topi nelle fogne di Parigi. Eppure quella stessa sostanza, impiegata anche nella pirotecnica, poteva regalare alla fiamma riflessi azzurri di una bellezza quasi innaturale.

Il titolo originale del film è Hanarokushō ga Akeru Hi ni, ovvero “il giorno in cui albeggia il verde di Parigi”. E in questa formula chimica c’è già tutto il cinema di Yoshitoshi Shinomiya: la bellezza si paga, e il conto è salato.

La storica fabbrica di fuochi d’artificio Obinata è condannata. Un provvedimento amministrativo ne ha decretato lo sgombero e la demolizione, mentre i bulldozer scaldano i motori.

Keitaro, doppiato da Riku Hagiwara, è cresciuto in mezzo a quelle polveri e si ostina a completare lo Shuhari, il fuoco d’artificio fantasma che il padre scomparso non è mai riuscito a portare a termine.

Nell’ultimo giorno d’estate torna a casa Kaoru, a cui presta la voce Kotone Furukawa, amica d’infanzia trasferitasi a Tokyo. Il fratello maggiore Sentaro, doppiato da Miyu Irino e ormai impiegato in municipio, annuncia ai due che la scadenza è fissata per l’indomani.

Quattro anni di silenzio si sciolgono in poche ore. E i tre decidono di fare l’unica cosa sensata quando tutto sta per finire: qualcosa di irragionevole.

Shuhari è una parola composta da tre caratteri — 守, 破, 離 — che nelle arti marziali giapponesi descrivono le tre fasi dell’apprendimento. Prima si custodisce la regola del maestro, poi la si infrange, infine ci si separa e si trova la propria strada.

Shinomiya la utilizza come architrave narrativa e dichiarazione poetica, perché è esattamente ciò che accade tra padri e figli, tra tradizione e futuro, tra un pittore cresciuto nella scuola del nihonga e l’industria dell’animazione che lo ha accolto.

Hanabi, in giapponese, significa letteralmente “fiori di fuoco”. Qui il fiore è anche una lettera d’addio, un testamento e una vendetta gentile: si spara in aria ciò che non si è riusciti a dire a terra.

Classe 1980 e artista legato alla pittura tradizionale giapponese, Yoshitoshi Shinomiya ha firmato le scene di reminiscenza di Your Name., diretto da Makoto Shinkai, e ha lavorato agli sfondi de Il giardino delle parole, oltre che alle sequenze speciali di In questo angolo di mondo di Sunao Katabuchi.

Prima del debutto nel lungometraggio, il suo curriculum è passato attraverso gli spot della Pocari Sweat, i videoclip musicali e Tokino Crossing, installazione proiettata sui quattro schermi interconnessi dell’incrocio di Shibuya.

Per permettergli di lavorare secondo il proprio metodo — intervenendo personalmente anche nel color grading e nel compositing — la produttrice Fumie Takeuchi ha organizzato una linea produttiva dedicata, scardinando la tradizionale catena di montaggio dell’animazione.

Il risultato si vede. Ogni fotogramma conserva una qualità pittorica, con una luce morbida e un uso dei verdi che nell’anime contemporaneo non ha molti eguali. Le mosche ai bordi dell’inquadratura, le nuvole gravide di tifone, i denti delle ruspe: tutto è trattato con la stessa devozione.

L’idea del film è nata da una frase. Il figlio del regista, in auto verso l’atelier, guardò fuori dal finestrino e gridò che si vedeva il mare.

Non era il mare: era una distesa sconfinata di pannelli solari che aveva sostituito la campagna.

È un nuovo paesaggio giapponese che Shinomiya collega alle trasformazioni del territorio successive al 2011 e che il regista racconta senza pulpiti né dita puntate. La foresta dove sorge la fabbrica custodisce la memoria di due sconfitte: quella risalente al periodo degli Stati Combattenti e quella della Seconda guerra mondiale. La terza arriva oggi, travestita da sostenibilità.

Lanciare lo Shuhari sopra quel mare finto di silicio è l’unico modo che i tre protagonisti hanno per restituire alla terra il ricordo di ciò che esisteva prima.

Il paradosso è servito: per commemorare la natura bisogna incendiare il cielo.

A New Dawn porta con sé le fragilità di un’opera prima attraversata da una visione talmente forte da finire, a tratti, per mettere in ombra tutto il resto.

Alcuni dialoghi esplicitano ciò che le immagini avevano già raccontato con maggiore grazia, mentre i tre protagonisti restano talvolta più suggeriti che davvero approfonditi, quasi fossero anch’essi figure dipinte dentro i magnifici paesaggi che li circondano.

Anche il climax pirotecnico, atteso per tutto il film, non cerca una brusca esplosione narrativa, ma prolunga la stessa incantata qualità visiva del racconto. Quando ogni inquadratura è già un quadro, persino l’apoteosi finale rischia di somigliare a un altro quadro: bellissimo, ma non necessariamente più sorprendente dei precedenti.

È il limite, e insieme il fascino, di un esordio nato da una sensibilità visiva totalizzante. Shinomiya firma da solo soggetto e sceneggiatura; in futuro, un confronto di scrittura potrebbe aiutare i suoi personaggi a raggiungere la stessa intensità delle immagini. Per ora resta il piacere raro di assistere alla nascita di uno sguardo.

Un Blue Blazer.

Il drink che Jerry Thomas codificò nel suo The Bar-Tender’s Guide del 1862 si prepara incendiando whisky e acqua bollente e facendo passare il liquido tra due boccali di peltro, fino a disegnare nell’aria un arco di fuoco.

È spettacolare, artigianale e pericoloso. Richiede mano ferma, molta pratica e oggi si incontra di rado.

Esattamente come i fuochi d’artificio della famiglia Obinata: una bellezza a mano libera, che scotta le dita di chi la maneggia e dura il tempo di un respiro

Perché A New Dawn è il terzo lungometraggio d’animazione giapponese approdato in concorso alla Berlinale dopo La città incantata di Hayao Miyazaki, vincitore dell’Orso d’oro nel 2002, e Suzume di Makoto Shinkai.

Perché ad Annecy si è portato a casa il Premio della giuria nella sezione Contrechamp.

E soprattutto perché un film costruito sull’idea che la luce vada guardata insieme non ha alcun senso su uno schermo da sei pollici.

Animagine, il progetto nato dalla collaborazione tra Dynit e Adler Entertainment, lo porta nei cinema italiani fino al 29 luglio. un’occasione destinata a spegnersi in fretta, come la luce di un fuoco d’artificio, se si aspetta troppo prima di alzare gli occhi.

Quel verde brillante che serviva ad ammazzare i topi di Parigi, qui torna a fare l’unica cosa per cui valeva la pena inventarlo: bruciare, azzurro, sopra le teste di chi ha alzato gli occhi

Açık Sorular

  • Come evolverà lo stile narrativo di Shinomiya nei prossimi lavori?
  • Il film influenzerà il dibattito sulla sostenibilità in Giappone?
  • Quale sarà il successo commerciale del film in Italia?

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Bu haber ilk olarak şurada yayınlandı: Sky TG24.

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