Armenia, elezioni: Pashinyan punta all'Occidente tra pace con l'Azerbaijan e sfide russe
Nella campagna elettorale del partito di Pashinyan è stata centrale la pace con l’Azerbaijan dopo la guerra nel Nagorno-Karabakh, oggi di fatto incorporata da Baku e che ha portato alla migrazione forzata dei circa 100mila abitanti armeni della regione. Lo scorso agosto il primo ministro ha stretto alla Casa Bianca un accordo iniziale per porre fine alle ostilità, che durano a fasi alterne dalla fine degli anni ’80. Non è ancora stato firmato un trattato di pace vero e proprio, e il voto di domenica può rappresentare uno spartiacque nel futuro del Paese: Pashinyan vuole infatti chiudere definitivamente le ostilità.
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Al voto, come detto, il Civil Contract party sarà sfidato da diverse formazioni filo-russe. La più importante di queste è lo Strong Armenia party, guidato dal miliardario Samvel Sargsi Karapetyan che è attualmente sotto processo per aver incitato al rovesciamento del governo. Il programma del suo partito è basato su una piattaforma di sostegno alle imprese, oltre che alle accuse contro Nikol Pashinyan di incitare alla guerra contro la Russia.
I rapporti tra Yerevan e Mosca sono tesi dal 2023, quando l’Azerbaijan ha conquistato il Nagorno-Karabakh nonostante la presenza di peacekeeper russi. Il Paese però è fortemente dipendente dall’economia russa, e sebbene Nikol Pashinyan stia cercando di spostare l’orientamento politico dell’Armenia verso Occidente gli analisti interpellati da Reuters giudicano difficile un netto scostamento almeno nel breve termine. A questo si aggiunge la minaccia della disinformazione russa, che secondo diversi gruppi armeni starebbe colpendo il Paese in vista del voto.
In ogni caso Pashinyan sta spingendo per cambiare l’orientamento del Paese: lo scorso anno l’Armenia ha approvato una legge che di fatto dà il via al processo di adesione all’Unione europea, cercando inoltre di proporsi come un partner chiave per l’Europa nel Caucaso. E nelle scorse settimane si è tenuto a Yerevan il primo vertice Ue-Armenia, descritto dal presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa come “una tappa fondamentale nell'approfondimento del partenariato tra l'Unione europea e l'Armenia”.
Inoltre il 26 maggio il Paese ha siglato un accordo di partenariato con gli Stati Uniti, nonostante la minaccia di Mosca di alzare il prezzo dell’energia per l’Armenia nel caso si allontanasse dalla sfera di influenza del Cremlino. L’intesa tra i due Paesi, siglata da Rubio e dal suo omologo Mirzoyan, prevede tra le varie cose anche una bozza di accordo sui minerali critici e un’altra sul corridoio di 43 chilometri che dovrebbe attraversare il sud dell’Armenia creando un accesso diretto tra l’Azerbaijan e la sua exclave del Nakhchivan fino alla Turchia. L’opera è stata battezzata TRIPP, cioè “Trump Route for International Peace and Prosperity”, e fa parte dell’intesa di pace raggiunta lo scorso agosto.
Infine, a sottolineare il tentativo dell’Armenia di guardare a Occidente, è arrivato l’endorsement di Donald Trump al premier uscente Nikol Pashinyan: “È un amico e un grande leader. Nikol condivide appieno la mia visione di pace e prosperità", ha detto il presidente sul suo social Truth, sottolineando che Pashinyan ha il suo "appoggio completo e totale per la rielezione, prevista per il 7 giugno 2026". “A breve, gli Stati Uniti e l'Armenia daranno congiuntamente il via ai lavori per la 'Trump Route for International Peace and Prosperity', un'opera che trasformerà il Caucaso meridionale e consentirà alle straordinarie aziende energetiche americane di estendere il proprio accesso dall'Asia centrale fino agli Stati Uniti", ha messo in evidenza Trump.
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