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Caporalato: sindacati calabresi chiedono approccio a 360 gradi
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Caporalato: sindacati calabresi chiedono approccio a 360 gradi

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ANSA Cronaca
Yayıncı
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Case a canone agevolato, trasporti per raggiungere le campagne, più ispettori, revisione del decreto flussi. Il caporalato è un problema sistemico e come tale va affrontato, a più livelli istituzionali e in più ambiti. Repressione sì, ma prima di tutto prevenzione. Togliere, in altre parole, tutti gli strumenti attraverso cui i caporali ricattano, vessano e sfruttano i lavoratori. Cgil, Cisl e Uil calabresi ribadiranno in audizione presso il Consiglio regionale, la necessità di un approccio a 360 gradi per stroncare una piaga che i sindacati, attraverso le proprie articolazioni territoriali, ben conoscono e denunciano da tempo. Tanto in Calabria quanto nelle altre parti d'Italia.

Il problema degli alloggi per i braccianti assume forme e criticità diverse nella regione. Si va - fa osservare il segretario generale della Cisl Calabria, Giuseppe Lavia - da realtà in cui ci sono insediamenti informali, veri e propri ghetti, alla Sibaritide in cui esiste un mercato degli alloggi a nero con vie dove vivono lavoratori immigrati, regolari e irregolari, "in condizioni abitative e igienico-sanitare che rasentano la dignità umana". Da qui la proposta di case a canone agevolato avanzata dal segretario generale della Cgil Calabria, Gianfranco Trotta. Misura da coordinare con un piano di trasporto pubblico locale inteso come alternativa legale ai furgoni dei caporali che ogni giorno, sulla Strada statale 106, caricano braccia da portare nelle campagne.

Ma oltre il perimetro delle misure di carattere regionale c'è molto di più da fare. Ne è convinta, in particolare, la segretaria generale della Uil Calabria, Maria Elena Senese, che sposta il focus anche sul decreto flussi. Dal momento che il problema del caporalato - è il ragionamento condiviso da Senese - riguarda soprattutto i migranti è necessario dare tempo a queste persone, nel momento in cui perdono l'occupazione, di trovare un nuovo lavoro prima di perdere il permesso di soggiorno. Il rischio è favorire quella irregolarità che, a sua volta, genera vulnerabilità. Anche la richiesta, condivisa dai sindacati, di potenziamento degli organici ispettivi e di maggiori controlli va nella direzione di un approccio complessivo al problema. Resta una la cornice entro cui tutto deve tenersi: un regolare contratto di lavoro, strumento attraverso cui si può emergere dalla zona oscura del lavoro nero. Perché quando un lavoratore è invisibile è esposto a ogni forma di abuso

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