Legge elettorale, accordo nel centrodestra: sì a preferenze e alternanza di genere
Vertice tra Meloni, Tajani, Salvini e Lupi: ratificata l'intesa sullo Stabilicum. Priorità alla prossima legge di bilancio.
Hızlı Bakış
- Il centrodestra ha trovato l'accordo sulla nuova legge elettorale, lo Stabilicum.
- Durante un vertice tra i leader della coalizione sono state definite le norme sulle preferenze, l'alternanza di genere e la gestione dei listini bloccati.
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Il centrodestra ha tenuto un vertice a Via della Scrofa per definire i dettagli della nuova legge elettorale denominata Stabilicum.
E intesa fu. Sulla nuova legge elettorale il centrodestra ha trovato l’accordo: sì alle preferenze care a Fdi e Noi Moderati, con l’aggiunta dell’alternanza di genere voluta dalle parlamentari, in primis di Forza Italia. Dopo il pranzo di ieri a Via della Scrofa con gli sherpa, è toccato ai leader incontrarsi: l’ultimo vertice prima della pausa estiva tra Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi ha ratificato la pace sullo Stabilicum, fatto il punto sui provvedimenti in scadenza e fissato le priorità per la ripresa e la navigazione di fine legislatura. Una su tutte: serrare i ranghi in vista della legge di bilancio.
Il compromesso raggiunto ieri sulla legge elettorale - la riunione tecnica è durata circa un’ora e mezza - prevede in sostanza il recepimento dell’emendamento Fdi-Nm bocciato il 14 luglio per un solo voto di scarto nel segreto dell’urna: sulla falsariga del modello toscano, dunque, nei listini per l’elezione dei parlamentari nella parte proporzionale ci sarà un capolista bloccato sulla scheda e altri sei nomi scritti, con massimo tre preferenze che l’elettore potrà esprimere con le crocette (almeno una su tre dovrà essere di genere diverso).
La novità è che l’alternanza di genere dovrà riguardare anche i capilista nel senso che il secondo nome in lista dovrà essere di genere diverso, mentre la versione originaria dell’emendamento imponeva l’alternanza solo a partire dalla terza persona candidata.
È prevista la regola del 60/40 (60% come tetto per il genere sovrarappresentato) solo negli altri listini bloccati, quelli circoscrizionali presentati ai fini del premio di maggioranza per i 70 seggi alla Camera e i 35 al Senato da attribuire alla coalizione che dovesse maggiormente superare il 42% dei voti. E resta l’obbligo introdotto alla Camera, per i i candidati nei listini legati al premio, di essere anche capilista nei listini del proporzionale.
Durante la discussione è stata riesaminata l’ipotesi del ballottaggio nel caso in cui nessuno raggiunga il 42% come norma di chiusura per evitare il rischio di ritorno al proporzionale della Prima Repubblica, ipotesi caldeggiata dagli esperti “riformisti” non contrari a un sistema con premio come Stefano Ceccanti, Francesco Clementi e Roberto D’Alimonte. Ma è stata, di nuovo, scartata. Complicato, secondo i parlamentari presenti - tra cui per Fdi Giovanni Donzelli e Angelo Rossi, per Fi Roberto Rosso, Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni, per la Lega il ministro Roberto Calderoli e Andrea Paganella, e per Nm Alessandro Colucci - introdurla senza incorrere in «esiti paradossali» a rischio di incostituzionalità.
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- Quali saranno i tempi di approvazione della legge in Parlamento?






