Strage di Amendolara: 4 braccianti uccisi, fermati due pachistani
Hızlı Bakış
- Due cittadini pachistani sono stati fermati con l'accusa di omicidio plurimo per la strage di Amendolara, in cui quattro braccianti sono stati uccisi e dati alle fiamme.
- Le telecamere di sorveglianza hanno incastrato i fermati, mentre l'unico sopravvissuto ha raccontato che le vittime chiedevano il pagamento del lavoro e si rifiutavano di pagare per il trasporto.
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Neden Önemli?
Four migrant farm laborers were found dead, burned inside a car, in Amendolara. Two Pakistani citizens have been arrested in connection with the crime. The sole survivor recounted that the victims were demanding payment for their work and refused to pay for transportation.
“È stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, 4 morti, che per le modalità”: così il procuratore della Repubblica di Castrovillari Alessandro D'Alessio ha descritto la strage dei braccianti di Amendolara. "L'episodio è stato ricostruito in maniera compiuta in pochissime ore, quasi un arresto in flagranza. Indagini ci hanno consentito di raccogliere, con tutte le cautele del caso, gli indizi di reato. Ho apprezzato, e tutti dobbiamo farlo, l'ennesima pronta risposta dello Stato. Lo dobbiamo soprattutto alla gente del Sud". Ieri sono stati fermati due cittadini pachistani con l’accusa di omicidio plurimo e pluriaggravato: a incastrarli i filmati del sistema di videosorveglianza del distributore di carburante in cui è stata ritrovata l’auto in fiamme. Le telecamere hanno ripreso non solo i loro volti, ma anche tutte le fasi di quanto successo e i loro movimenti per bloccare le portiere dall’esterno. Intanto, le quattro vittime sono state identificate.
Procuratore: “Stiamo indagando sul movente”
"Movente e contesto al momento non ha un carattere di forza perché stiamo lavorando da 48 ore”, ha spiegato ancora il procuratore D'Alessio, sottolineando così che il movente della strage dei braccianti non è stato ancora accertato. "Quando succede un episodio del genere il primo obiettivo è dare un'identità agli indiziati per raggiungere poi un livello di gravità indiziaria tale che ci porti a costruire il quadro probatorio. Ovviamente non potremmo dare tutti gli elementi. Si parte da una formulazione di ipotesi poi la bravura sta nel rigore di indagare. È una storia nella quale ho apprezzato l'elevata professionalità della Squadra mobile di Cosenza per la difficoltà, anche del territorio, e la prontezza con la quale è intervenuta. Non c'è stato un contrasto operativo tra le forze di polizia intervenute. Tutti hanno lavorato per raggiungere lo stesso obiettivo".
Chi erano le 4 vittime
I quattro braccianti uccisi sono il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27). Gli investigatori sono riusciti a identificarli grazie ai documenti trovati nell'appartamento in cui vivevano a Villapiana insieme ad altri migranti, tra i quali Mohammad Taj Alamyar, afghano di 35 anni, unico sopravvissuto alla strage. L’uomo era a bordo del minivan ed è riuscito a fuggire dal cofano o da un finestrino. Da quanto è emerso, i quattro braccianti erano arrivati in Calabria dopo essere passati dalla Sardegna. Le due persone sottoposte a fermo, invece, sono i pachistani Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni.
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Nelle immagini del sistema di videosorveglianza si vedono i due fermati muoversi freneticamente intorno al minivan con il portellone posteriore aperto. Mentre uno sta dietro, forse per versare la benzina nell'abitacolo, l'altro fa forza con le braccia sulle portiere per impedire a chi sta dentro di uscire. I due si danno il cambio e all’improvviso parte una fiammata, mentre loro fuggono a piedi. A bordo c’era anche il cittadino afgano sopravvissuto, regolare in Italia, che è riuscito a sfondare un finestrino e uscire: ha riportato delle ustioni sulle braccia.
Il racconto dell'unico sopravvissuto
Secondo il racconto dell’unico sopravvissuto, i braccianti sarebbero stati uccisi perché chiedevano di essere pagati per il loro lavoro e perché si sarebbero rifiutati di dare soldi per il trasporto ai due fermati (probabilmente i caporali). Una versione che dovrà passare al vaglio degli investigatori della Squadra mobile di Cosenza e dei magistrati della Procura di Castrovillari. In particolare, l’uomo ha raccontato che più volte i suoi coinquilini avevano chiesto di essere pagati per il lavoro che svolgevano nei campi a raccogliere fragole tra la Calabria e la Basilicata, ma di non aver mai ottenuto nulla. "I soldi non ce li davano. Ci davano da mangiare, ci davano la casa. Ma i soldi no", ha detto. Nel lavoro nei campi c'è una "grande mafia del Pakistan", ha aggiunto, riferendo che i due fermati minacciavano lui e i suoi amici con coltelli e pistole. "Hanno gettato la benzina dentro e poi un accendino", ha raccontato ancora sugli attimi prima della strage.
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Açık Sorular
- What was the exact motive for the killings?
- Were the arrested individuals acting alone or as part of a larger criminal organization?
- What is the extent of the 'mafia del Pakistan' mentioned by the survivor?
- What are the conditions of other migrant workers in the region?





