Caro carburanti: stangata da 13,6 miliardi nel 2026, l'allarme della Cgia
Prezzi alle stelle per benzina e diesel. La Cgia di Mestre prevede un aggravio del 20,4% per il 2026 e critica le misure del governo, invocando tagli alla spesa pubblica invece di nuovo debito.
نظرة سريعة
- La Cgia di Mestre stima per il 2026 un aggravio nazionale di 13,6 miliardi di euro per i rincari di benzina e diesel.
- Le misure governative coprono solo una frazione dei costi, spingendo l'esecutivo verso una richiesta di deroga a Bruxelles e alimentando il dibattito sui tagli alla spesa pubblica.
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لماذا يهم
I prezzi di benzina e diesel sono saliti notevolmente a causa del conflitto nel Golfo Persico e delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.
Con i prezzi alla pompa di benzina e diesel in modalità self service attestatisi, nell'ultima settimana, rispettivamente attorno ai 2 e ai 2,10 euro al litro - con un rincaro, rispetto al periodo a ridosso dell'inizio del conflitto nel Golfo Persico, del +19,3 cento per la verde e del +21,5 per cento per il gasolio -, l'Ufficio studi della Cgia prevede, per il 2026, un aggravio complessivo a livello nazionale pari a circa 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento del 20,4 per cento.
A livello territoriale, gli aumenti più marcati in termini percentuali si dovrebbero registrare in Basilicata, dove l'aumento raggiungerebbe il 21,6 per cento (+9,8 milioni di euro al mese). Seguono la Campania e la Puglia, entrambe con un incremento del 21,3 per cento: nel primo caso l'impatto economico mensile è stimato in 89 milioni di euro, nel secondo in quasi 70 milioni. Gli aumenti più contenuti, invece, sarebbero in Piemonte (19,7 per cento), Lombardia e Liguria (entrambe 19,5 per cento). Un quadro che evidenzia come l'andamento dei prezzi dei carburanti continui a produrre effetti significativi e disomogenei sul territorio nazionale, con ricadute particolarmente rilevanti per famiglie e imprese delle regioni del Mezzogiorno.
Per la Cgia, si tratta di “un aggravio economico di dimensioni rilevanti, che potrebbe mettere seriamente a rischio i bilanci di molte famiglie e la competitività di un numero altrettanto elevato di imprese”. “Si tratta di rincari molto pesanti che, secondo l'Ufficio studi della Cgia, le misure adottate dal governo non sono finora riuscite a compensare. Pur avendo stanziato oltre 2,35 miliardi di euro per contenere il prezzo alla pompa di benzina e gasolio, l'impatto degli aumenti continua infatti a essere di gran lunga superiore. In linea puramente teorica, i 2,35 miliardi di tagli alle accise introdotti finora per il 2026 hanno sterilizzato gli aumenti di soli 2 mesi su 12”, si legge nel documento stilato dall’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre.
“Da quando è scoppiato il conflitto tra Stati Uniti e Iran, l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha messo in campo risorse per oltre 7,3 miliardi di euro a favore di cittadini e aziende: 5 miliardi destinati a contenere l'aumento delle bollette di energia elettrica e gas, mentre 2,3 miliardi sono stati impiegati per ridurre le accise sui carburanti - scrive ancora la Cgia - Si tratta di una somma rilevante, che tuttavia riuscirebbe a compensare poco più di un quarto dei 29 miliardi di maggiori costi previsti per fronteggiare i rincari dei carburanti, del gas e dell'energia elettrica. Importo, quest'ultimo, stimato nelle settimane scorse dall'Ufficio studi della Cgia. Proprio per questo, il governo sembra pronto a investire altri 7 miliardi di euro entro il prossimo autunno contro il caro energia, ancora prima dell'approvazione della Legge di bilancio 2027. Un'operazione possibile solo se il Consiglio Europeo concederà la clausola di salvaguardia, per sforare temporaneamente il rapporto deficit/Pil senza incorrere in procedure di infrazione”.
Infatti, ricorda la Cgia, “dopo l'approvazione del Parlamento della risoluzione del governo che ha annunciato l'intenzione di chiedere alla Commissione europea l'attivazione della clausola di salvaguardia per escludere le spese per l'energia dai vincoli del Patto di Stabilità, analogamente a quanto avverrà per quelle destinate alla difesa, si apre ora la fase del confronto con Bruxelles. Se arriverà il via libera, le risorse aggiuntive - quasi 14,5 miliardi di euro da spendere nell'arco di tre anni - non saranno comunque disponibili prima del prossimo autunno e saranno finanziate attraverso un ulteriore incremento del debito pubblico”.
“La richiesta avanzata dal governo è sicuramente condivisibile. Tuttavia, solleva un dubbio - scrive la Cgia parlando delle risorse - Pur essendo destinate a finanziare interventi per accelerare la transizione ecologica e non misure di riduzione dei prezzi, di fronte all'urgenza di sostenere famiglie e aziende alle prese con il caro carburanti e il peso delle bollette, è davvero inevitabile ricorrere a nuovo debito? Una strada alternativa non potrebbe essere quella di intervenire sulla spesa pubblica? Nel 2026, al netto degli interessi, le uscite dello Stato raggiungeranno il livello record di quasi 1.090 miliardi di euro: una riduzione anche solo dell'1 per cento libererebbe quasi 11 miliardi di euro, risorse che potrebbero essere destinate a contenere gli aumenti dei prezzi di benzina, diesel, luce e gas”. “È vero che una parte consistente di questa spesa è già stata impegnata e nessuno - conclude l’Associazione - ha in mente di intervenire tagliando lo stato sociale. Tuttavia, esistono ancora capitoli di bilancio sui quali sarebbe possibile intervenire, tagliando sprechi e inefficienze, evitando così di scaricare l'intero costo dell'emergenza energetica sulle future generazioni attraverso un nuovo aumento del debito”.
ما الذي يجب مراقبته
توقعات الذكاء الاصطناعي — احتمالات وليست حقائق
Richiesta alla Commissione europea di attivazione della clausola di salvaguardia
مرجح جداً · خلال أشهر
Investimento di altri 7 miliardi di euro contro il caro energia entro l'autunno
مرجح · خلال أشهر
أسئلة مفتوحة
- Il Consiglio Europeo concederà la clausola di salvaguardia all'Italia?
- Il governo taglierà la spesa pubblica per evitare nuovo debito?






