Corte Suprema USA mantiene lo ius soli, Trump chiede al Congresso di intervenire
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- La Corte Suprema USA ha respinto l'ordine esecutivo di Trump sull'abolizione dello ius soli, mantenendo il diritto alla cittadinanza per nascita.
- Trump chiede al Congresso di intervenire con una legge.
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La Corte Suprema USA ha mantenuto lo ius soli, respingendo l'ordine esecutivo di Trump che mirava ad abolirlo. Trump chiede ora un intervento legislativo del Congresso.
L'abolizione del diritto di cittadinanza per nascita è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna del presidente e uno dei primi provvedimenti firmati nello Studio Ovale è stato proprio la sua abolizione. La replica di Trump: "Il Congresso vada avanti"
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Con una maggioranza di 5-4, la Corte Suprema ha mantenuto lo ius soli, infliggendo un colpo alla strategia di Donald Trump. L'abolizione del diritto di cittadinanza per nascita è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna del tycoon e uno dei primi provvedimenti firmati nello Studio Ovale. La Corte ha respinto l'ordine esecutivo del presidente che limitava il diritto alla cittadinanza per nascita, riaffermando il principio consolidato, in vigore dal 1868, secondo cui la Costituzione garantisce la cittadinanza a quasi tutti i bambini nati sul suolo degli Stati Uniti. Il presidente della Corte Suprema, John G. Roberts Jr., ha spiegato che il decreto violava il XIV Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti ratificato dopo la Guerra Civile e che i bambini nati da genitori senza documenti o da genitori presenti temporaneamente nel Paese sono cittadini fin dalla nascita. "La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto ad avere diritti, a partecipare liberamente alla nostra comunità politica", ha scritto Roberts. "Gli estensori del Quattordicesimo Emendamento hanno esteso quella promessa a "ogni persona nata libera in questa terra". Ha poi aggiunto: "Oggi manteniamo quella promessa".
La replica di Trump
Trump ha replicato definendo lo ius soli "un male per gli Usa" e ha chiesto al Congresso di intervenire con una legge. Su Truth ha rilanciato la sua battaglia, pubblicando un lungo articolo di un network di destra, dal titolo "Gli sforzi di Trump per annullare la cittadinanza per nascita possono avere successo con o senza il via libera della Corte Suprema". Il link presenta una lunga analisi del fenomeno e cita iniziative legislative per portare avanti la battaglia del presidente. Numerosi repubblicani al Congresso hanno già presentato proposte di legge che puntano a ottenere risultati pratici in linea con la volontà di Trump. "La cittadinanza americana è un privilegio di valore inestimabile che deve essere protetto, non sfruttato", ha dichiarato il deputato del Texas Brian Babin. Il testo presentato da Babin e dal senatore della South Carolina Lindsey Graham, il giorno successivo all'insediamento di Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025, mira a eliminare o limitare drasticamente la cittadinanza automatica per nascita, modificando l'Immigration and Nationality Act.
La decisione dei giudici
La decisione è stata annunciata con sette giudici presenti: i conservatori Samuel Alito e Neil Gorsuch, contrari insieme a Clarence Thomas, erano assenti. Il giudice conservatore Brett Kavanaugh si è unito alla maggioranza per bloccare l'ordine di Trump, ma solo a "metà": la sua decisione, ha spiegato, riguardava la legge federale e non la Costituzione. Le organizzazioni per i diritti civili hanno accolto la sentenza come un "enorme sollievo", ricordando che l'abolizione dello ius soli avrebbe creato una sottoclasse di bambini senza cittadinanza e con pesanti ricadute economiche e sociali. Le ricerche hanno dimostrato che l'accesso alla cittadinanza fin dalla nascita, in genere, migliora il livello di istruzione raggiunto nel corso della vita e aumenta il potenziale di reddito dei figli degli immigrati. L'esperienza dei Paesi che non riconoscono questo diritto, tra cui la maggior parte degli Stati europei, mostra come negare la cittadinanza possa rendere più difficile l'integrazione delle famiglie immigrante nei loro nuovi Paesi di adozione.
La battaglia sulla cittadinanza
La battaglia legale sul diritto alla cittadinanza per nascita era iniziata nel primo giorno del secondo mandato di Trump, con un ordine esecutivo intitolato "Proteggere il significato e il valore della cittadinanza americana" con cui dichiarava che, trenta giorni dopo l'entrata in vigore del testo, i bambini nati in Usa da figli immigrati irregolari avrebbero perso il diritto alla cittadinanza. Il provvedimento aveva spaccato il Paese tra chi vedeva a rischio uno dei fondamenti degli Stati Uniti e chi rivendicava il diritto a essere americani solo per i cittadini "legali". Secondo il procuratore, che rappresentava l'amministrazione nella battaglia legale, questo diritto era diventato un magnete per l'immigrazione illegale e il "turismo delle nascite", riferimento a quelle persone sospettate di arrivare negli Stati Uniti solo per partorire e dare ai figli la cittadinanza americana. Molti giudici distrettuali si erano espressi contro l'ordine di Trump, mentre due Corti d'appello federali avevano confermato le ingiunzioni che bloccavano l'entrata in vigore del decreto.
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La teoria dei bambini àncora
I sostenitori della riforma parlano di "anchor babies", bambini nati negli Stati Uniti da madri irregolari, spesso provenienti dall'America Latina, che nel lungo periodo favorirebbero il ricongiungimento familiare. Il Center for Immigration Studies, un istituto conservatore favorevole alla riduzione dei flussi migratori, stima per il 2023 tra 225mila e 250mila nascite da immigrati irregolari, circa il 7% del totale, in larga parte figli di persone arrivate da Messico e America Centrale, aree che rappresenterebbero circa il 68% della popolazione immigrata priva di autorizzazione". Sebbene i figli cittadini non possano sponsorizzare l'immigrazione dei propri genitori prima dei 21 anni - in base alle modifiche apportate nel 1976 alla legge sull'immigrazione - i conservatori ritengono che queste nascite producano un effetto di "ancoraggio", alimentando nel tempo la migrazione a catena e generando costi aggiuntivi per istruzione, sanità e assistenza sociale. Non vengono invece considerati i benefici legati all'inserimento lavorativo degli immigrati e al contributo fiscale che versano anche senza uno status legale. Secondo le cifre citate dall'amministrazione Trump, negli Stati Uniti vivono milioni di bambini nati da immigrati latinoamericani entrati nel Paese in modo illegale. A questo fenomeno, aggiungono i repubblicani, si somma il cosiddetto "turismo delle madri", donne che arrivano negli Usa per partorire. Il Center for Immigration Studies stima tra i 20mila e i 36mila nascite l'anno da madri entrate ufficialmente per turismo. Il dato non è verificabile da fonti indipendenti - negli Usa i certificati di nascita non riportano il motivo della presenza sul territorio - ma viene comunque usato per sostenere la campagna contro lo ius soli.
Le proposte per limitare il fenomeno
Tra le iniziative, citate dai repubblicani per limitare il fenomeno del "turismo delle nascite", figurano il Ban Birth Tourism Act, del 2025, che vieta i visti turistici a chi entra negli Stati Uniti per partorire, e il Back Off Act, che introduce sanzioni penali per le frodi legate al turismo della nascita e istituisce una task force per applicare la legge.
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