Eurodeputata Pina Picierno lascia il Pd, critica la linea Schlein e guarda a un progetto centrista
Mancava solo l'ultimo passo. Che è arrivato. L'eurodeputata Pina Picierno ha lasciato il Pd. L'esponente riformista è sempre stata molto critica con la linea della segretaria Elly Schlein, ritenendola troppo sbilanciata a sinistra e troppo indulgente con le posizioni del M5s.
Da tempo il nome di Picierno era in cima alla lista degli esponenti del partito considerati sulla porta d'uscita. "La casa dei riformisti non c'è più - ha spiegato a Il Foglio - Il partito ha subìto uno snaturamento".
La mossa era attesa, ma i vertici del Pd hanno accusato il colpo. "Sono molto dispiaciuta - ha detto la segretaria Elly Schlein - Noi continueremo a lavorare per un Pd plurale, inclusivo, naturalmente senza rinunciare al mandato che abbiamo avuto per una linea chiara e progressista".
Poi, sui giudizi di Picierno: "Non condivido questa lettura del Pd di oggi". Picierno non sembra vicina a un ingresso in Azione o in Iv, ma guarda a un progetto centrista ancora da costruire: "Serve un riformismo coerente e popolare - ha spiegato - Ci deve essere un impegno comune per fare nascere un nuovo soggetto politico. Mi metto al servizio di questa idea".
Aderirà al Partito Democratico europeo, che a Bruxelles fa parte di Renew. Il Pd di Schlein è nel gruppo dei Socialisti e Democratici che subito ha chiesto a Picierno di lasciare la vicepresidenza del Parlamento.
Picierno ha però fatto capire che non è intenzionata a farlo. "Il regolamento del Pe le consente di mantenere l'incarico - hanno però attaccato dal gruppo Socialisti e Democratici - ma farlo sarebbe politicamente incoerente. Le vicepresidenze riflettono il peso dei gruppi politici. Ella ricopre una posizione che appartiene al gruppo S&D".
Qualche settimana fa, richiamandosi allo stesso disegno centrista tratteggiato da Picierno, è uscita dal Pd la deputata Marianna Madia. Una figura di riferimento per quell'area è Romano Prodi. In un editoriale dal titolo "La risposta ai populismi è il riformismo", il professore ha parafrasato Marx: "Riformatori di tutto il mondo unitevi!", ha scritto su Il Messaggero, "uniti per progettare il futuro e non solo per cercare di vincere le prossime elezioni".
Malgrado altri esponenti riformisti vengano considerati in grande sofferenza - come l'europarlamentare Giorgio Gori e il senatore Graziano Delrio - al momento dall'area sono arrivati messaggi non particolarmente bellicosi: "Secondo me ha sbagliato ad andare via - ha detto il senatore Filippo Sensi - la battaglia va fatta dentro e non fuori dal partito".
Anche se il deputato Lorenzo Guerini - come Gori - ha avvertito: "Spero che la sua uscita sia valutata con attenzione e con rispetto". La capogruppo alla Camera, Chiara Braga, ha cercato di restringere il campo: quella di Picierno "è una decisione individuale. Non ne farei discendere una valutazione sulla natura e sull'identità del Pd". La scelta di Picierno ha scaldato il clima. "Trovo penoso - ha detto Sensi - che in alcune chat del Pd ci sia qualcuno che sta stappando champagne".
In Transatlantico, c'è poi chi ricorda il calendario di Bruxelles. A metà legislatura, quindi a inizio 2027, ci sarà il rinnovo dei vertici del Parlamento Ue: la presidenza e le 14 vicepresidenze. Per la quota Pd, la conferma di Picierno era data praticamente per esclusa, mentre fra i papabili si fa il nome del capodelegazione Nicola Zingaretti. A quetso punto, Picierno potrebbe provare a condurre una battaglia per la riconferma dalle fila di Renew.






