McKinsey: in Europa manca la conversione del risparmio in capitale produttivo
L'analisi del Global Balance Sheet di McKinsey evidenzia la divergenza patrimoniale tra Usa, Cina ed Europa e il nodo degli investimenti
نظرة سريعة
- Secondo Marco Piccitto di McKinsey, il problema dell'Europa e dell'Italia è la mancata conversione del risparmio in capitale produttivo.
- Il divario di investimenti con gli Stati Uniti vale circa 700 miliardi di dollari.
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لماذا يهم
L'eurozona affronta produttività ferma dal 2022 e domanda debole, con un risparmio delle famiglie salito al 15,1% nel 2025.
«Ciò che manca è la conversione del risparmio in capitale produttivo». Ne è convinto Marco Piccitto, managing Partner per il Mediterraneo di McKinsey & Company che con queste parole commenta la fase di forte divergenza patrimoniale tra le grandi economie (Usa-Cina-Europa) descritta nell’ultimo Global Balance Sheet di McKinsey.
L’eurozona si trova in una condizione simile al decennio pre-pandemico: produttività ferma dal 2022, domanda debole, risparmio delle famiglie salito al 15,1% nel 2025 rispetto al 12,5% medio del decennio 2010-2019. Il paradosso è che il bilancio europeo appare complessivamente più in equilibrio di quello americano, con valori immobiliari e debito privato rientrati verso le medie storiche. Gli investimenti produttivi restano sotto i livelli pre-pandemici e sotto la media globale, e il divario di investimenti delle imprese europee rispetto agli Stati Uniti vale circa 700 miliardi di dollari. Colmarlo, con riforme per la competitività e con più coraggio da parte delle imprese nell’investire, cambierebbe la traiettoria; lasciarlo aperto significherebbe proseguire nella crescita limitata.
Le famiglie italiane detengono circa 13 mila miliardi di dollari di ricchezza netta, con un debito tra i più bassi delle economie avanzate e un mercato immobiliare in ricalibratura verso la media di lungo periodo. Il contrappeso è il debito pubblico oltre il 130% del Pil: come in tutte le economie avanzate, con tassi elevati potrebbe non bastare più semplicemente una crescita moderata per garantirne la sostenibilità. Il segnale incoraggiante è che nel 2025 l’Italia è stata tra i Paesi in cui i tassi di investimento netto hanno superato le medie di lungo periodo, ma bisogna continuare a investire sia con riferimento alle imprese private che allo Stato.
La ricchezza globale delle famiglie ha toccato il record di 570mila miliardi di dollari, crescendo del 7,3%, ma solo il 20% di quella crescita viene da nuovo investimento netto, contro il 30% medio dei due decenni precedenti. Quasi il 60% arriva da prezzi degli attivi cresciuti oltre l’inflazione: l’equity globale vale oggi 2,8 volte il Pil contro una media venticinquennale di 1,9. Negli Stati Uniti l’equity delle società non finanziarie vale 2,4 volte i loro attivi netti, e valutazioni di questo tipo restano sostenibili solo se gli utili aziendali continueranno a crescere più del Pil nel lungo periodo. Uno sbilanciamento di questo tipo può riassorbirsi o per accelerazione della produttività o a causa dell’inflazione – storicamente la via più frequente – o per una correzione dei prezzi, come accaduto in Giappone negli anni Novanta. Solo l’accelerazione della produttività protegge la ricchezza.
Due indicatori, legati tra loro: l’investimento produttivo e il debito pubblico. Gli attivi produttivi, cioè infrastrutture, macchinari e proprietà intellettuale, sono la base della crescita futura, e nel 2025 l’Italia figura tra i Paesi in cui i tassi di investimento netto hanno superato le proprie medie di lungo periodo. È un miglioramento rispetto al passato italiano, non ancora un allineamento ai Paesi concorrenti: il tasso netto resta intorno al 2,2% del Pil, circa la metà di quello statunitense.
Per questo bisogna continuare a investire: le basi per colmare il divario ci sono, prima tra tutte la ricchezza delle famiglie, e non mancano ambiti in cui il ritorno sul capitale investito sarebbe significativo. Il debito pubblico è il secondo indicatore, perché gli interessi spiazzano proprio l’investimento produttivo, tanto più quando i tassi salgono più della crescita dell’economia. Di qui l’esigenza di continuare con una politica di spesa pubblica concentrata sugli investimenti produttivi e non sulle spese tout court.
أسئلة مفتوحة
- Come stimoleranno le imprese europee gli investimenti produttivi?
- Quali riforme saranno adottate per colmare il divario con gli Usa?







