Medicina Generale: Aumenta l'interesse dei giovani, ma la carenza strutturale persiste
نظرة سريعة
- Il concorso per Medicina Generale 2026-2029 ha registrato quasi 6.000 domande per 2.651 posti, segnando un'inversione di tendenza nell'interesse dei giovani.
- Nonostante ciò, il settore affronta una carenza strutturale di oltre 5.700 medici, destinata ad aggravarsi con i pensionamenti.
- La Fimmg chiede riforme legislative e contrattuali urgenti.
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Il concorso per la Medicina Generale ha registrato un aumento significativo di domande, invertendo un trend negativo, ma il settore affronta una grave carenza strutturale di medici, aggravata dai prossimi pensionamenti. La Fimmg chiede riforme per riconoscere la disciplina come specializzazione universitaria e migliorare le condizioni lavorative.
Il medico di famiglia torna a piacere ai giovani laureati in Medicina. Il concorso per l’ammissione al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale 2026-2029 - chiuso lo scorso 27 luglio e bandito da ciascuna Regione - ha raccolto quasi seimila domande. Per la precisione 5.965, a fronte di 2.651 posti disponibili. Un’inversione di tendenza netta rispetto al 2025, quando i posti a bando erano 2.200 e in molte aree del Paese si era registrato un vistoso calo delle candidature. Il ritorno di appeal della professione è però solo una parte della storia. Dall’altra c’è una carenza strutturale che il settore fatica a colmare: oggi in servizio i medici di base sono circa 37mila, ma all’appello ne mancherebbero oltre 5.700. E la situazione è destinata ad aggravarsi: tra il 2025 e il 2028, 8.180 medici di famiglia raggiungeranno l’età per la pensione.
I numeri regionali confermano il trend. In Campania sono arrivate 1.080 domande per 240 posti. In Emilia-Romagna 625 per 185. Cifre che la Federazione Italiana Medici di Famiglia (Fimmg) definisce «rilevanti» e «in significativo aumento» rispetto agli anni precedenti, quando in diverse regioni i posti restavano scoperti. Per Silvestro Scotti, segretario della Fimmg, tuttavia non è il momento di festeggiare. I numeri, dice, «superano le aspettative, ma non è una celebrazione di successo». Per il leader della Federazione, «i giovani medici stanno riponendo nella Medicina generale una fiducia che non possiamo tradire e che le istituzioni hanno l’obbligo di onorare con atti concreti. È necessario che le istituzioni trasformino questa aspettativa in riforme legislative e contrattuali non rimandabili». Insomma, una petizione per avere più strumentazione negli studi, meno adempimenti burocratici, riconoscimento pieno della disciplina come specializzazione universitaria e detassazione degli incentivi.
Dietro questo appello c’è anche una questione tecnica, che spiega buona parte delle rivendicazioni sindacali. Il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale non è, dal punto di vista giuridico, una specializzazione universitaria. È un percorso triennale post-laurea disciplinato dal decreto legislativo 368 del 1999, organizzato dalle Regioni anziché dagli atenei. Una differenza formale che pesa anche sul piano economico e contrattuale, ed è proprio questo status “di serie B” che la Fimmg chiede da anni di superare. Il paragone con il resto della formazione medica aiuta a capire la scala del fenomeno. Il concorso SSM, quello che apre le porte a cardiochirurgia, neurochirurgia e alle altre discipline specialistiche, aveva messo a bando oltre 15mila posti nel 2025. Rispetto a quella cifra, i 2.651 posti per la Medicina Generale restano una quota marginale. Non solo. I due percorsi, va precisato, non si sovrappongono: chi sceglie la Medicina Generale non può iscriversi a una scuola di specializzazione, e viceversa. Due strade a esclusione reciproca.
Sullo sfondo resta un altro nodo: il modo in cui i medici di famiglia lavoreranno da qui a tre anni nelle Case di Comunità. Questi ambulatori polifunzionali previsti dal Pnrr dove dovrebbero confluire molti servizi sanitari di base hanno superato lo scorso luglio il target numerico fissato dall'Unione europea, con 1.156 strutture dichiarate operative dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Il nodo, però, non è più solo quantitativo. Resta da chiarire quanti di questi presidi garantiscano davvero l’intero pacchetto di servizi previsti: dalla presenza di medici e infermieri per un numero adeguato di ore, alla diagnostica di base, alla presa in carico dei pazienti cronici. È qui che si gioca, in concreto, il nuovo ruolo dei medici di famiglia, a partire dalla domanda se saranno o meno figure centrali per queste strutture. In più, il governo sta valutando un obbligo di almeno 6 ore di presenza settimanale nelle Case di Comunità, aprendo un fronte di discussione sulla possibile trasformazione del rapporto di lavoro dei medici di base, tradizionalmente convenzionati e non dipendenti del Servizio sanitario nazionale.
ما الذي يجب مراقبته
توقعات الذكاء الاصطناعي — احتمالات وليست حقائق
Il governo valuterà un obbligo di almeno 6 ore di presenza settimanale per i medici di famiglia nelle Case di Comunità.
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أسئلة مفتوحة
- Quanti presidi delle Case di Comunità garantiscono tutti i servizi previsti?
- I medici di famiglia saranno figure centrali nelle Case di Comunità?
- Il governo imporrà l'obbligo di 6 ore settimanali nelle Case di Comunità?






