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Migrant workers found dead in burned van on Italian highway
مُلِح
ANSA Cronaca4‏/6‏/2026Crime4 د قراءةItaly

Migrant workers found dead in burned van on Italian highway

نظرة سريعة

  • Four migrant workers were found dead in a burned van on the SS106 highway in Amendolara, Italy.
  • They were employed as strawberry pickers and lived in crowded conditions, exploited by labor brokers.

ملخص مُنشأ بالذكاء الاصطناعي

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Migliaia di persone sui van viaggiano all'alba immobili ma veloci per ore, su un tratto di strada che sembra ripetersi ciclicamente all'infinito, osservando dai finestrini chilometri di costa, sterpaglia e agrumeti. È la statale 106, l'arteria che pompa denaro per i nuovi caporali pakistani del versante jonico. Su questo tragitto, nella piazzola di Amendolara in un distributore di benzina a metà strada, sono stati trovati i corpi carbonizzati dei quattro migranti che lavoravano come braccianti per la raccolta delle fragole a Scanzano Jonico.

La loro morte non ha di certo interrotto una routine che ha i suoi inizi in paesini come Villapiana, Doria, Cassano, Corigliano, Mirto. Sono posti che in estate traboccano di villeggianti alla ricerca di vacanze a buon mercato, per poi svuotarsi. A ripopolarli, tra l'autunno e la primavera, ci sono giovani migranti poco più che maggiorenni o al massimo trentenni. Vivono lì ammassati per un'intera stagione in quelle stesse case poco più grandi di un bilocale. Nell'appartamentino a due piani in via Gramsci a Villapiana, dove vivevano le quattro vittime, nessuno è mai riuscito a contarli veramente. "Forse si alternavano, c'era spesso qualcuno nuovo" - spiegano i vicini - ma una cosa è certa: "al piano di sotto fino a ieri c'era chi gli gestiva la vita, in quelle stanze ci vivevano solo in due ed erano gli stessi proprietari del mini van con i quali gli altri andavano al lavoro tutte le mattine, partendo alle cinque". Una scena consueta all'alba per tanti afghani, pakistani, indiani e bengalesi nella parte alta di Villapiana. Il borgo collinare con casette basse e vicoli stretti contava meno di un migliaio di abitanti prima del nuovo patto tra alcuni possidenti del paese e diversi gruppi di pakistani cinquantenni, nuova signorìa che regna tra le comunità di migranti sullo Jonio: "vicini che comunque non danno fastidio", spiegano i villapianesi. Chi arriva in questi territori per la raccolta della frutta, una volta approdato in Italia, lo fa per il tam tam di amici o parenti, per gli annunci sui social o perché reclutato clandestinamente nei centri di accoglienza profughi. La regola è chiara fin da subito: ai caporali, che conoscono l'italiano e ti fanno da intermediari con le aziende, tocca pagare una serie di quote giornaliere per il servizio. Tredici euro sulla paga quotidiana e dieci al giorno tra trasporto e affitto. Tutto il resto è tuo. Dunque la metà, se in un giorno la paga sindacale di sei ore e mezza arriva ai cinquanta euro.

Quando a mezzogiorno le serre o i campi sono roventi, si torna nei van verso casa, sulla 106, dove all'ora di pranzo ci si stravacca ai tavolini dei bar sulla Statale con un panino che sa di polvere e catrame. Il pomeriggio c'è chi si aggira per i vicoli parlando al cellulare o vaga per il paesino alla ricerca di altri lavoretti. Il resto è un velo di omertà fintamente giustificato dal muro dell'incomunicabilità linguistica. Il giorno dopo poi il ciclo riparte. E quel lavoro è merito di gruppetti di caporali pakistani, alcuni di loro diventati nel tempo una élite nella miseria dei migranti: sono loro gli intestatari ufficiali degli affitti brevi e quelli ufficiosi del subaffitto in nero, si occupano dei documenti lavorativi di tutti i componenti dell'appartamento, quindi riscuotono la propria paga e in più l'obolo degli altri. "Le persone si presentano per chiedere lavoro e facciamo tutto in regola, paghiamo con i bonifici. Ma non abbiamo gli strumenti per capire quali sono le loro dinamiche interne, non siamo dei poliziotti. A questo deve pensarci lo Stato", dice Rocco Zuccarella, proprietario di una tenuta agricola da tre generazioni, che da qualche giorno è assediato dalle telecamere: le vittime e i carnefici della vicenda di Amendolara lavoravano da lui arrivando all'alba. "Lavoriamo solo quando fa giorno, per cogliere le clementine in inverno e le fragole in primavera è importante la luce, bisogna vederne il colore", recitano i braccianti come prima regola. Tutto il resto per loro conta poco, può restare al buio.

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This article was originally published by ANSA Cronaca.

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