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Verallia Italia inaugura nuovo forno a Pescia: un investimento da 110 milioni di euro controcorrente in Europa
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Repubblica Economia2‏/7‏/2026Business3 د قراءةItaly

Verallia Italia inaugura nuovo forno a Pescia: un investimento da 110 milioni di euro controcorrente in Europa

نظرة سريعة

  • Verallia Italia ha avviato un nuovo forno per contenitori in vetro a Pescia, Toscana, con un investimento di 110 milioni di euro.
  • L'iniziativa è un segnale controcorrente in Europa, dove molti impianti chiudono, e mira a migliorare capacità produttiva ed efficienza energetica, affrontando le sfide strutturali e di decarbonizzazione del settore.

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Mentre in Europa chiudono impianti e si rinviano investimenti, a Pescia, in Toscana, da un mese è entrato in funzione un nuovo forno per la produzione di contenitori in vetro. L’investimento, realizzato da Verallia Italia, vale circa 110 milioni di euro e rappresenta uno dei più importanti interventi industriali recenti del settore. Un segnale controcorrente in una fase in cui, secondo Assovetro, negli ultimi venti mesi hanno cessato l’attività sette impianti di vetro piano e ventidue forni di vetro cavo in Europa.

“L’investimento di Pescia dimostra che l’Italia continua a essere un Paese attrattivo per la manifattura”, spiega Marco Ravasi, presidente di Assovetro e ad di Verallia Italia, società del gruppo francese Verallia, terzo produttore mondiale di imballaggi in vetro per alimenti e bevande. “Il nuovo forno aumenta la capacità produttiva e introduce tecnologie più efficienti dal punto di vista energetico e ambientale”.

Oggi, secondo Ravasi, il rischio principale per l’industria europea del vetro è strutturale. “Un forno dura 10-15 anni e richiede investimenti enormi. Quando un impianto chiude, non è affatto detto che venga ricostruito. Se perdiamo determinate produzioni in Europa, recuperarle diventa estremamente difficile”. In questo contesto assume un peso specifico il fatto che l’Italia sia diventata il primo produttore europeo di vetro per capacità produttiva e occupazione. “Per essere competitivi, contano la qualità della manifattura, le competenze delle persone, l’efficienza delle imprese e una filiera del riciclo che funziona bene. Sono elementi che continuano ad attrarre investimenti internazionali”. Il nodo più delicato resta però l’energia. “Per un settore come il nostro il problema non è soltanto il prezzo, ma la prevedibilità dei costi. I nostri impianti lavorano 24 ore su 24 e gli investimenti vengono programmati su orizzonti molto lunghi”. Oggi circa l’80% dell’energia utilizzata dal settore proviene ancora dal gas naturale e il restante 20% dall’elettricità. “È una struttura che riflette le tecnologie al momento disponibili e che spiega perché la sicurezza degli approvvigionamenti resti un tema strategico”.

La sfida della decarbonizzazione parte da qui. “Sosteniamo pienamente gli obiettivi climatici europei, ma non condividiamo il percorso per raggiungerli”, osserva Ravasi. “Dobbiamo evitare che la riduzione delle emissioni si traduca in perdita di competitività e in una delocalizzazione delle produzioni verso Paesi con standard ambientali e sociali meno rigorosi”.

Una delle strade indicate dall’Europa è l’elettrificazione dei forni. “La tecnologia esiste già, ma una completa decarbonizzazione del settore porterebbe il fabbisogno elettrico dell’industria del vetro a circa 17 TWh all’anno, fino a cinque volte in più rispetto ai livelli attuali. Un valore paragonabile a quello dell’intera elettrosiderurgia italiana”. Per accompagnare questo percorso il settore guarda con interesse ai PPA, i contratti di lungo termine per l’acquisto di energia rinnovabile, e all’Energy Release, il meccanismo che consente alle imprese energivore di accedere a energia verde a prezzi più prevedibili e contenuti contribuendo alla realizzazione di nuovi impianti. “Sono strumenti utili, ma i veri colli di bottiglia sono due: costruire nuovi impianti a fonte rinnovabile e pianificare le infrastrutture necessarie per gestire una quota crescente di consumo di elettricità”, avverte Ravasi.

Lo stesso principio vale per l’ETS, il sistema europeo che attribuisce un costo alle emissioni di CO2 per incentivare la riduzione delle emissioni. “Le imprese stanno investendo nella transizione, ma hanno bisogno di strumenti che consentano di mantenere la produzione in Europa e in mancanza di alternative tecnologiche perseguibile, il sistema ETS è una ulteriore ‘tassa’ che riduce la competitività”. Ravasi si sofferma anche sul rapporto tra vetro, salute e sicurezza alimentare. “I consumatori guardano sempre di più a questo aspetto, così come a qualità e sicurezza dei materiali che entrano in contatto con alimenti e bevande”. Un aspetto che sarà approfondito nella ricerca Ipsos che Assovetro presenterà il 23 luglio.

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This article was originally published by Repubblica Economia.

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