Riforma elettorale: premio di maggioranza e tetto seggi modificati
Tra le novitĂ , il premio di maggioranza resta fissato in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, ma verrĂ assegnato solo se la stessa lista o coalizione arriverĂ prima in entrambi i rami del Parlamento e supererĂ la soglia del 42%. In caso di risultati difformi tra Camera e Senato, oppure se nessuno raggiunge il 42%, il premio non scatterĂ e tutti i seggi saranno ripartiti proporzionalmente.
Sparisce anche l’ipotesi di ballottaggio prevista nella versione iniziale della riforma.
Tra gli aggiustamenti viene abbassato il tetto massimo di seggi che si possono ottenere con il premio, che scende da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato, così da impedire che si superi il 60% complessivo anche ipotizzando l’assegnazione integrale dei 27 seggi di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e circoscrizioni estere.
Per gli italiani all’estero è previsto un meccanismo anti-contraffazione e il mandato al governo di aggiornare entro tre mesi il regolamento della legge 459/2001, "al fine di apportarvi le modifiche necessarie a garantire la libertà , la sicurezza e la segretezza del voto degli italiani all'estero".
Si rafforza infine l’obbligo di indicare il nome del candidato premier al deposito di liste e programmi: in assenza di questa indicazione, la lista sarà dichiarata inammissibile.
La maggioranza, secondo esponenti di FdI vicini al dossier, vuole intervenire sul nodo del Trentino Alto Adige e della Valle d’Aosta, dove gli elettori non possono concorrere alla definizione del premio di maggioranza.
Nel mirino di giuristi e opposizione, c’è anche la questione legata al “listone” del premio di maggioranza (35 i parlamentari che lo comporranno al Senato e 70 alla Camera): al momento gli elettori ne vedono solo una parte, con rischio di violare il principio di riconoscibilità degli eletti ribadito in passato dalla Corte Costituzionale.
L’obiettivo è modificare il testo in commissione, ma molto dipenderà dal numero di emendamenti dell’opposizione: se fossero troppi, il confronto si sposterebbe direttamente in Aula.
"Non ci saranno nuovi testi, non credo sia proceduralmente possibile. Penso che se mai si farĂ una richiesta di modifica, si farĂ con emendamenti", ha confermato il presidente della commissione Affari costituzionali Nazario Pagano.






