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Strage di Amendolara: Gip conferma carcere per 2 pachistani, movente lite per alloggio
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Strage di Amendolara: Gip conferma carcere per 2 pachistani, movente lite per alloggio

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Il movente potrebbe risiedere in una lite scoppiata perché le vittime si erano lamentate di dover vivere in 10 in una stanza. La circostanza emerge dal decreto con cui il Gip ha disposto il carcere per i due 31enni accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato

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Il Gip del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo dei due 31enni pachistani accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato per la strage dei 4 braccianti di Amendolara, in Calabria, bruciati vivi all'interno di un minivan. Il gip, contestualmente, ha disposto la custodia cautelare nel carcere di Castrovillari dove i due sono stati portati subito dopo il fermo disposto lunedì mattina dalla Procura. I due uomini oggi, davanti al Gip, hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. E dal decreto con cui il Gip ha disposto il carcere, emerge quello che potrebbe essere il movente della strage: le vittime si erano lamentate di dover vivere in 10 in una stanza. Una circostanza che avrebbe portato a una lite tra una delle vittime e uno degli indagati, secondo quanto raccontato da un conoscente dell'altro indagato.

Inquirenti: episodio di "crudeltà inenarrabile"

Come spiegato dagli inquirenti in conferenza stampa, le quattro vittime della strage erano tutte in possesso del permesso di soggiorno e in Italia da tempo, come anche i due indagati. Ed è venuta alla luce anche la determinazione di salvarsi di Mohammad Taj Alamyar, 35enne afghano, unico sopravvissuto alla strage, che è riuscito ad abbandonare il veicolo forzando il portellone posteriore mentre uno dei presunti colpevoli cercava di chiuderlo. L'uomo è rimasto comunque ustionato ma è vivo. Quello che è accaduto, dicono inquirenti e investigatori, è di una "crudeltà inenarrabile". Un episodio di una "gravità inaudita" e, semplicemente, "disumano".

Gli indagati potrebbero essere stati aiutati nella fuga

E gli indagati potrebbero essere stati aiutati da un terzo soggetto, della cui esistenza, secondo quanto si è appreso, ha parlato il superstite della strage, indicandolo come un amico dei due pachistani fermati dalla Polizia. L'uomo potrebbe già essere stato rintracciato e sentito dagli investigatori.

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Le indagini

In particolare, secondo quanto si è appreso, gli inquirenti intendono ora verificare quali fossero i rapporti di lavoro di vittime e indagati con le aziende di Scanzano (Potenza) dove avevano lavorato nelle ultime settimane per la raccolta delle fragole e se tutto fosse in regola. Inoltre, più in generale, l'attenzione è puntata sul fenomeno del caporalato, per stabilire se questi lavoratori fossero indirizzati alle imprese da soggetti che li "gestivano" o se pure i contatti erano diretti. Al riguardo gli investigatori stanno anche cercando di chiarire il ruolo degli imputati per stabilire se fossero veri e propri caporali - ed eventualmente al servizio di chi - o se fossero anche loro braccianti che però sfruttavano una presenza sul territorio italiano più lunga e la disponibilità di un mezzo per farsi pagare il trasporto da chi, invece, non aveva come muoversi.

Le reazioni

Sul tema immigrazione e lotta al caporalato, intanto, si accende la polemica, politica e sindacale. La Flai Cgil - che per sabato ha organizzato ad Amendolara una manifestazione - parla di un sistema "che ha dietro dei mandanti che non sono i caporali pakistani". La segretaria del Pd Elly Schlein sottolinea la necessità di "accendere un faro contro lo sfruttamento per liberare da quelle condizioni centinaia di migliaia di lavoratori". Il 5 Stelle Riccardo Tucci chiede un'informativa urgente ai ministri degli Interni, dell'Agricoltura e del Lavoro. La Regione Calabria, intanto, per bocca dell'assessore all'agricoltura Gianluca Gallo, fa sapere che l'Ente si costituirà parte civile, mentre il presidente Roberto Occhiuto ha chiesto e ottenuto dal presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo che nella seduta dell'assemblea di lunedì prossimo discuta di caporalato, sfruttamento e della condizione dei migranti.

Meloni: "Fare piena luce"

Sul caso, ieri, 4 giugno, è intervenuta anche la premier Meloni, che su X si è detta sconvolta da quanto accaduto. "È necessario", ha scritto la premier, "fare piena luce su questo terribile crimine e assicurare tutti i responsabili alla giustizia". Per la ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone, che venerdì sarà ad un vertice a Reggio Calabria, "quanto accaduto è inaccettabile. Il rispetto delle regole e della dignità delle persone non è negoziabile. Il contrasto al caporalato richiede un impegno coordinato, continuo e condiviso, capace di prevenire gli abusi e tutelare chi lavora nei campi".

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This article was originally published by Sky TG24.

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