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Crisi nel Labour britannico: Wes Streeting sfida Keir Starmer
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ANSA Mondo14/05/2026Politique4 min de lectureItaly

Crisi nel Labour britannico: Wes Streeting sfida Keir Starmer

L'essentiel

Wes Streeting, ministro della Sanità, sfida la leadership di Keir Starmer dopo la sconfitta elettorale del Labour, richiedendo il suo ritiro per consentire un nuovo dibattito di leadership.

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Il dado è tratto, la resa dei conti sulla leadership di Keir Starmer è ora solo questione di tempo. Il terremoto scatenatosi nel Labour britannico dopo la catastrofica sconfitta elettorale alle amministrative del 7 maggio entra nel vivo con il primo guanto di sfida lanciato dal più impaziente dei pretendenti a succedere al premier alla guida del partito e del governo: il 43enne ministro della Sanità, Wes Streeting, ambizioso esponente di ciò che resta della destra neo-blairiana laburista, ma capace all'occorrenza anche di toccare la corde della demagogia e di un retroterra popolare da ex ragazzo di strada. Streeting è sceso in campo con un annunciatissimo proclama di dimissioni limitandosi per ora a decretare la rottura con sir Keir e a sollecitarlo a fare un passo indietro, per consentire al partito - spaccato peraltro fra destra e sinistra interne - di darsi una nuova guida e provare a uscire dalla crisi di consenso in cui è precipitato in meno di due anni dal suo ritorno al potere. Ma la sfida di fatto è sul tavolo, come fanno sapere i suoi stessi sostenitori, assicurando che "Wes ha già il sostegno" di più degli 81 deputati del gruppo parlamentare di maggioranza (il 20% del totale) necessari a obbligare Starmer a sottoporsi alla conta dei voti dinanzi alla base. Una sfida che d'altronde il primo ministro insiste a dirsi pronto a raccogliere, nonostante i tentativi di convincerlo ad arrendersi e a fissare una data per passare la mano, accettando una transizione concordata (e non umiliante). Mentre a difenderlo restano se non altro alcuni ministri di spicco, come la cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, che sottolinea il dato migliore delle attese sulla crescita dell'economia britannica dello 0,6% nel primo trimestre del 2026 e ammonisce i compagni a non "gettare il Paese nel caos". Nella sua lunga lettera d'addio, Streeting scrive però senza mezzi termini di aver "perso fiducia" nel primo ministro. L'accusa principale è quella di non aver saputo reagire alla debacle elettorale recente: "Avevamo bisogno di una visione e ci dai il vuoto, avevamo bisogno di una direzione e ci porti alla deriva". "E' ormai chiaro - taglia corto Streeting - che non sarai tu a guidare il Partito laburista alle prossime elezioni politiche e che i parlamentari del Labour e i sindacati affiliati vogliono un dibattito su ciò che verrà dopo. Dovrà essere un dibattito ampio, con la migliore varietà possibile di candidati, io spero che tu vorrai facilitarlo". Parole al veleno a cui Starmer risponde quasi con una scrollata di spalle, richiamando il valore "dell'unità" per essere "all'altezza di una battaglia cruciale per l'anima della nazione". Il messaggio del congiurato è comunque chiaro, retorica a parte. Streeting - primo aspirante premier gay dichiarato - è pronto a lasciare il tempo ad altri pretendenti di entrare in scena, se riusciranno a trovare appoggi sufficienti nel gruppo parlamentare. Ma spera in effetti di farsi incoronare in solitaria se la sua accelerazione impedirà ai candidati alternativi di organizzarsi: sua unica vera chance, tenuto conto del profilo da abile comunicatore, gradito all'establishment, ma accreditato di consensi limitati nella base: persino a paragone dell'impopolare e poco carismatico Starmer. Consensi che non mancano invece ai papabili più progressisti della cosiddetta 'soft left'. In primis al sindaco di Manchester, Andy Burnham, in grado - sondaggi alla mano - di scalzare facilmente sir Keir e chiunque altro fra i dirigenti attuali, ma che dovrebbe prima trovare il modo di rientrare in Parlamento attraverso un'elezione suppletiva (magari approfittando del seggio che il deputato Josh Simmons s'impegna a lasciargli libero dimettendosi). O anche, sebbene in misura minore, alla ex vicepremier Angela Rayner ('assolta' dalle autorità fiscali dal sospetto di elusione deliberata sull'acquisto di una seconda casa) e al ministro dell'Energia, Ed Miliband (già leader laburista in passato). Mentre assistono allo psicodramma di un Labour che rischia di dilaniarsi, le opposizioni sono convinte di poterne approfittare. Dai Tories di Kemi Badenoch, che definisce l'ex ministro della Sanità "un sicario" destinato a non cambiare nulla; alla sinistra radicale dei Verdi di Zack Polanski, che commenta la disfida a modo suo: "Streeting è persino peggio di Starmer. Se i laburisti credono che sia lui la risposta, non hanno capito la domanda".

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