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Meloni: "Deroga Patto Stabilità per Difesa estesa a Spese Energetiche o Rischiamo di Non Attivare Safe"
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Sky TG2418/05/2026Politique3 min de lectureItaly

Meloni: "Deroga Patto Stabilità per Difesa estesa a Spese Energetiche o Rischiamo di Non Attivare Safe"

L'essentiel

  • La premier Meloni chiede alla Commissione UE di estendere la deroga al Patto di Stabilità per le spese di difesa anche a quelle energetiche, altrimenti l'Italia rischia di non attivare il programma Safe.
  • La Commissione al momento rifiuta.

Résumé généré par IA

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni mette nero su bianco la posizione dell'Italia: la deroga al Patto di stabilità prevista per la difesa va estesa anche alle spese per la crisi energetica, altrimenti l'attivazione del programma Safe da parte dell'Italia è a rischio. In una lettera indirizzata alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, Meloni ribadisce quanto già sostenuto nei recenti consessi internazionali: con la crisi iraniana che non volge a una fine e i prezzi dell'energia elevati, per il governo italiano "sarebbe molto difficile spiegare all'opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe". A meno che la National Escape Clause - ovvero la deroga al Patto - concordata da Bruxelles per la difesa non sia estesa anche ad una crisi che, rimarca Meloni, oggi è una priorità per l'intero continente.

La lettera rappresenta un passaggio politico rilevante. Innanzitutto, risponde alla logica del "verba volant, scripta manent", e poi formalizza per la prima volta che l'Italia rischia seriamente di non attivare il programma Safe, che per la Commissione è un tassello cruciale nella costruzione dell'autonomia strategica dell'Ue. Il rischio è quello di uno scontro aperto con l'esecutivo europeo. "La nostra posizione non è cambiata. Abbiamo presentato agli Stati membri una gamma di opzioni a loro disposizione per affrontare l'attuale crisi energetica. Al momento non stiamo includendo la Clausola di salvaguardia nazionale tra queste opzioni", spiega un portavoce della Commissione. In effetti, all'iniziale richiesta dell'Italia - prevedere un National Escape Clause ad hoc per l'energia - la Commissione ha sempre risposto con un netto rifiuto. Lo spiraglio, in teoria, potrebbe aprirsi però sull'estensione alle stesse condizioni di una deroga che già esiste, quella per il Safe.

La missiva arriva dopo giorni di tensioni al governo sull'attivazione dei contratti per la difesa previsti dal programma. Il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva sollecitato due volte il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per capire come muoversi, essendo necessario il via libera del Mef. La risposta, di fatto, è arrivata direttamente da Meloni. Non a caso, fonti della Lega spiegano che la lettera della premier "sposa totalmente i suggerimenti" del partito di Matteo Salvini. Più neutrale, invece, il commento del presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi, che osserva: "La delicata situazione geopolitica impone una strategia europea che preveda una deroga al Patto di stabilità per gli investimenti nel settore energetico". "Quella di Meloni è un'iniziativa importante, sarà al centro della Plenaria di Strasburgo", assicura dal canto suo il capodelegazione di Fdi al Pe Nicola Procaccini.

L'estensione della deroga al Patto prevista per la difesa permetterebbe al governo di poter utilizzare parte dei 14.9 miliardi assegnati da Safe per la crisi energetica. La proroga del taglio alle accise scade il 22 maggio. L'Italia, non essendo uscita dalla procedura di infrazione, ha margini fiscali vicini allo zero. Senza la sponda dell'Ue per Meloni l'ultima manovra prima delle elezioni rischia di trasformarsi in un boomerang. "Sono certa che la Commissione saprà comprendere la portata e l'urgenza di questa richiesta", scrive la premier alla numero uno di Palazzo Berlaymont. Assicurando, da un lato la responsabilità dell'Italia sugli impegni per la difesa ma chiedendo allo stesso tempo a von der Leyen "il coraggio politico di riconoscere che oggi anche la sicurezza energetica è una priorità strategica europea".

La trattativa resta difficile, vista anche la posizione contraria dei frugali, Germania in primis, mentre Francia e Grecia spingono per una soluzione diversa, ovvero fare nuovo debito comune per affrontare gli effetti della crisi energetica. Da qui a giugno, quando i 27 leader torneranno a riunirsi a Bruxelles, l'Italia dovrà cercare sponde tra gli altri grandi Paesi Ue per evitare un vicolo cieco.

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This article was originally published by Sky TG24.

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