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Riflessione di un'insegnante genovese: il sistema di reclutamento scolastico e la scelta tra famiglia e lavoro
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Repubblica Cronacail y a 8 heuresEducation3 min de lectureItaly

Riflessione di un'insegnante genovese: il sistema di reclutamento scolastico e la scelta tra famiglia e lavoro

L'essentiel

Manuela Monaco, insegnante genovese e madre single, denuncia l'impossibilità di accettare un ruolo statale a causa di un sistema di reclutamento che assegna posti troppo distanti, incompatibili con le sue responsabilità familiari e una condizione personale di 104, evidenziando la disparità di genere nel bilanciare carriera e vita privata.

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Pourquoi c'est important

Manuela Monaco, insegnante quarantacinquenne genovese, separata e madre di due figli, ha rifiutato un posto di ruolo statale a causa della distanza dalla sua abitazione, incompatibile con le sue responsabilità familiari e una condizione personale di 104.

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Essere costretti a scegliere tra famiglia e lavoro, l’assenza di una rete famigliare o pubblica di sostegno, gli automatismi sociali che richiedono sacrifici alle donne e assai meno agli uomini.

Sono alcuni dei temi che affronta in una sua riflessione social sulla pagina Io parlo da sola, Manuela Monaco, insegnante quarantacinquenne genovese, separata e madre di due figli.

Lavoro nelle scuole del comune di Genova da 19 anni, mi ha fatto da madre, da padre, mi ha accolto come fossi stata un’orfanella e mi ha insegnato un mestiere.

Ho un contratto a tempo indeterminato, la scuola vicino a casa e ho delle colleghe meravigliose ma qualche giorno fa mi è arrivata la nomina in ruolo nello Stato che per gli insegnanti è un po’ come il Sacro Graal, agognato da tutti, quel posto fisso che ti fa dire “ecco, sono arrivata” e io ci sono arrivata superando un concorso, concorso a cui sono anche molto legata perché preparai l’orale esattamente una settimana dopo aver perso un figlio e nonostante la devastazione del momento, riuscii a passarlo con stupore di testa cuore e ovviamente pancia.

Io però questo posto non lo potrò accettare e non potrò accettarlo perché il sistema di reclutamento fa schifo, il posto che ho “vinto” è ad un’ora e un quarto di macchina da casa mia, un luogo dove non ci arrivano altri mezzi per cui l’automobile sarebbe d’obbligo.

Ho valutato, ho pensato, mi sono arrovellata a cercare soluzioni che non ho trovato ma una scuola così lontana che mi impone di prendere il mio mezzo con tutto ciò che ne comporta ( tempo e soldi) nelle mie condizioni di mamma sola con due figli e pure una 104 personale è davvero incompatibile con la mia vita.

Non ne faccio solo una questione di giustizia, ne faccio anche una questione di genere.

Il papà dei miei figli qualche tempo fa è andato a lavorare ad un’ora e mezza da casa, attenzione non ce l’ho con lui anzi io ho appoggiato la sua scelta, ma ha dovuto chiedere permesso a qualcuno secondo voi? Ha dovuto cercare soluzioni per capire come e dove mettere i ragazzi quotidianamente? Ha avuto il minimo dubbio a riguardo? No e credo sia anche giusto così, perche l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e se il lavoro chiama, uno si adegua.

Metteteci però in condizione di non dover scegliere tra famiglia e occupazione, soprattutto a noi donne perché checché se ne dica, abbiamo, spesso tutto sulle spalle.

Addirittura c’è chi mi ha suggerito di scegliere un part time e poi sfruttarmi i giorni di congedo che mi sono rimasti così da avere il ruolo ma non andare mai a lavorare, dopo essere inorridita al telefono, ho capito che il sistema scolastico va male anche perché c’è gente che fa esattamente così e quando io ho detto “ guardi che io voglio andare a lavorare” la risposta è stata “ ah allora non so come aiutarla”.

Forse questa opportunità persa è anche il prodotto di mie scelte, non lo metto in dubbio, per esempio se avessi ancora un marito o chissà chi altri, che vivesse con me, la gestione dei ragazzi, mentre mamma va a lavorare, sarebbe forse più semplice, magari avrei potuto pensare di fare uno sforzo e trasferirmi in quelle zone per qualche tempo, magari magari boh... con i sé e con i ma non si va da nessuna parte d’altronde. So solo che la mia vita sta perdendo un’occasione perché c’è un sistema che non funziona, che non tiene conto della vita di coloro che reggono sulle spalle la scuola, che continueranno ad esserci risorse che il ministero perderà e che invece ci saranno risorse solo con la voglia del “posto fisso” che faranno di tutto per entrare nelle scuole senza mai entrarci davvero.

Tutti in questi giorni, comprese le mie preziose colleghe mi hanno detto: “Manu è un treno che non puoi perdere...vai!”

Certo, tutto vero. Ma se manco il treno posso prendere per arrivarci. È un gran, un gran casino.

Questions ouvertes

  • Come verrà riformato il sistema di reclutamento scolastico?
  • Quali supporti sono previsti per i genitori single?
  • Il Ministero dell'Istruzione affronterà la questione delle risorse perse?

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This article was originally published by Repubblica Cronaca.

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