Vallese rinuncia a pagare spese sanitarie per ragazzi italiani feriti a Crans-Montana, Italia respinge richiesta
Dopo le fatture inviate per errore alle famiglie, il Cantone svizzero chiede ora il rimborso a Roma. Meloni: "Respingeremo al mittente". Tajani: "Nessuna responsabilità italiana"
L'essentiel
- Il Cantone del Vallese annuncia che non pagherà le spese sanitarie di 108mila euro per le cure prestate a quattro ragazzi italiani feriti nel rogo di Crans-Montana e chiederà il rimborso all'Italia.
- Il governo italiano, attraverso Meloni e Tajani, respinge la richiesta: "Non c'è alcuna responsabilità italiana".
- Intanto Elsa, la ragazza di 15 anni ricoverata 58 giorni al CTO di Torino, è uscita dalla terapia intensiva.
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Il Cantone del Vallese ci ripensa: non potrà accollarsi i 108 mila euro di spese sanitarie sostenute dall'Ospedale di Sion per le cure prestate, per poche ore, a quattro ragazzi italiani (uno in più di quanto fosse finora noto) feriti nel rogo di Crans-Montana. Dunque, la Svizzera chiederà all'Italia di saldare il conto. E i rapporti tra Roma e Berna si fanno di nuovo tesi. "Se questa ignobile richiesta dovesse essere formalizzata, annuncio fin da ora che l'Italia la respingerà al mittente e che non le darà alcun seguito. Confido nel senso di responsabilità delle autorità svizzere e mi auguro che la notizia si riveli del tutto infondata", reagisce sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo l'invio alle famiglie, 'per errore,' delle salatissime fatture, l'ennesimo colpo di scena di questa surreale vicenda di contabilità sanitaria è emerso in un incontro tra l'ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado e il presidente del Vallese Mathias Reynard, titolare del dicastero della sanità. "Mi pare che sia ovvio che non paghiamo", replica il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. "La responsabilità è solo di chi gestiva quel locale e di chi non ha fatto fare i controlli. Non c'è alcuna responsabilità italiana", ha ribadito il vicepremier. E' la stessa posizione che lo stesso ambasciatore ha chiarito a Reynard: "Con lui sono stato chiaro, l'Italia non pagherà le spese sanitarie per i feriti di Crans-Montana, di cui la Svizzera ha intenzione di chiedere il rimborso; il nostro Paese si è fatto carico della cura di due cittadini svizzeri, per settimane, in un caso, e per mesi, nell'altro, all'Ospedale Niguarda di Milano. Inoltre, la protezione civile della Valle d'Aosta ha partecipato ai soccorsi con un proprio elicottero nelle prime ore dopo la tragedia: c'è un principio di reciprocità che va rispettato". Se lunedì scorso il presidente del Cantone, che ha anche la delega della sanità, aveva rassicurato il diplomatico italiano sulla propria disponibilità a pagare, oggi, a sorpresa, c'è stato il dietrofront. "Mi ha detto - racconta Cornado - di non avere margini dal punto di vista normativo per farsi carico delle spese, salvo quelle 'residuali'. I costi del ricovero dei nostri ragazzi saranno pertanto addebitati alla mutua svizzera Lamal che ne chiederà il rimborso al nostro Ministero della Salute". E dunque, ciò che sembrava chiarito, ora non lo è più. E per uscire da questa impasse burocratica, oltre che diplomatica, rimane una tortuosa strada amministrativa: ricorrere al Dipartimento federale dell'Interno, competente in materia di salute, per tentare di concordare una soluzione a livello bilaterale dal punto di vista della reciprocità, che tenga conto anche degli impegni economici dell'Italia a favore delle Svizzera. Ciò che è certo, lo ripete l'ambasciatore italiano, è che "lo Stato italiano non si accollerà mai le spese per le cure prodigate per sole poche ore ai nostri ragazzi che sono rimasti intossicati o ustionati e che hanno sofferto e sono condannati a soffrire a causa dell'irresponsabilità dei gestori del locale, dove le uscite di sicurezza erano state sbarrate e delle autorità, comunali e cantonali che avrebbero dovuto effettuare o disporre i controlli e non l'hanno fatto". Gli fa eco l'avvocato Fabrizio Ventimiglia, legale della famiglia di una ragazza ferita al Constellation: "Qui non siamo di fronte a un ricovero ordinario, ma alle conseguenze di un evento gravissimo rispetto al quale, lo dicono le prime risultanze delle indagini, emergono profili seri e reiterati di mancato rispetto delle norme di sicurezza anche da parte delle Istituzioni ed a più livelli. Trasformare tutto questo in una partita di giro tra sistemi sanitari è una forzatura che non sta né in piedi giuridicamente né, soprattutto, sul piano dell'equità". Elsa esce dalla terapia intensiva dopo 58 giorni di Andrea Doi Quando ha saputo che sarebbe stata trasferita in un altro ospedale non è riuscita a trattenere le lacrime, perché i medici e i sanitari del Centro grandi ustionati del Cto di Torino erano diventati per lei una famiglia. Elsa, la studentessa di 15 anni di Biella ferita gravemente nel rogo del 31 dicembre a Crans-Montana, è fuori pericolo. Dopo 58 giorni trascorsi nella Terapia intensiva del Centro grandi ustionati, è stata trasferita nel vicino ospedale infantile Regina Margherita. L'annuncio è stato dato dai medici e dai genitori commossi, Lorenzo e Isabella. Al Regina Margherita la ragazza, che da Zurigo era arrivata in elicottero a Torino il 26 febbraio con ustioni sul 55% del corpo, dovrà affrontare un percorso di demedicalizzazione di alcune settimane prima di poter tornare a casa. "Da quando è arrivata abbiamo dovuto affrontare delle complicanze veramente drammatiche e ne siamo usciti grazie al lavoro di tutti e questa è la forza di un centro come il nostro", ha spiegato il direttore del Centro grandi ustionati, Massimo Navissano. "Siamo contenti di poter dire che la fase acuta, la fase a rischio della vita - ha aggiunto - è superata, e adesso inizia la fase degli esiti. Abbiamo deciso di trasferire Elsa in una struttura pediatrica prima del rientro a casa come passaggio intermedio, perché sia più dolce e meno drammatico il passare da una terapia intensiva e sub-intensiva alla casa". "È stato - ha detto il padre della giovane - un percorso molto difficile: non lo avremmo potuto superare senza l'aiuto di medici, infermieri e oss che ci hanno accompagnati passo per passo nelle nostre paure. Abbiamo lavorato come un team, ora per noi è come lasciare una famiglia. Andiamo verso un'altra destinazione ma siamo stati rassicurati su come verrà seguita Elsa". La ragazza, come ha spiegato la madre, da marzo ha ripreso a distanza il percorso scolastico con l'obiettivo di non perdere l'anno. "Ora - ha detto mamma Isabella - sta bene: ovviamente ha momenti di fragilità ma ha le risorse di una ragazza di 15 anni, ha voglia di riprendere la sua vita, di vedere i suoi amici". L'assessore alla Sanità del Piemonte, Federico Riboldi, si è dichiarato "molto felice dei progressi che ha fatto la ragazza e di come l'equipe ha gestito il caso", anche perché, ha rimarcato, "ci sono stati momenti molto critici". Mentre il direttore generale della Città della Salute di Torino, Livio Tranchida, ha definito quella di oggi una "tappa importante di un percorso che va avanti, e che andrà avanti anche grazie a un'altra eccellenza piemontese". All'annuncio delle dimissioni è intervenuto anche il direttore sanitario, Lorenzo Angelone: "ero fiducioso - ha detto - con la mamma di Elsa ne abbiamo parlato diverse volte, e effettivamente adesso i risultati si sono ottenuti".







