Accordi di Abramo: normalizzazione tra Israele e Paesi arabi
Quick Look
- Gli Accordi di Abramo, mediati dall'amministrazione Trump, hanno normalizzato le relazioni tra Israele e diversi Paesi arabi (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco, Sudan, Kazakistan, Somaliland).
- L'obiettivo è promuovere stabilità e cooperazione, ma la causa palestinese e le azioni di Israele hanno creato tensioni.
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Why It Matters
Gli Accordi di Abramo sono una serie di accordi di normalizzazione delle relazioni tra Israele e diversi Paesi arabi, mediati dall'amministrazione Trump. Inizialmente proposti come parte del piano 'Peace to Prosperity', che prevedeva l'annessione di territori palestinesi, sono stati poi perseguiti come via diplomatica autonoma.
A inizio 2020 l’amministrazione Trump cercò di mediare tra Israele e Palestina. Il piano Peace to Prosperity prevedeva l'annessione israeliana di circa il 30% della Cisgiordania ma la proposta venne rifiutata dai palestinesi. Si decise allora di percorrrere la strada della normalizzazione dei rapporti di Israele con gli Emirati Arabi Uniti. Gli accordi furono negoziati da Jared Kushner (genero di Donald Trump) e Avi Berkowitz.
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Il 13 agosto 2020 si arrivò a una dichiarazione congiunta tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti. Il termine Accordi di Abramo è stato poi esteso agli accordi stretti da Israele anche con Bahrein e Abu Dhabi, formalizzati dallo storico incontro alla Casa Bianca del 15 settembre di quell’anno. Nei mesi seguenti si sono uniti all’accordo anche Marocco (che ha ottenuto il riconoscimento da parte degli Usa della sovranità sul Sahara Occidentale) e Sudan (anche se questa intesa non è stata formalmente ratificata). Nel novembre 2025 si è unito anche il Kazakistan, poi nell'ambito del riconoscimento del Somaliland da parte di Israele il 26 dicembre 2025, il Somaliland si è impegnato ad aderire agli Accordi.
Per approfondire: L'accordo tra Israele, Emirati e Bahrein firmato alla Casa Bianca
Il nome dell’accordo è un riferimento al patriarca Abramo, considerato un profeta condiviso sia dagli ebrei che dai musulmani. Si è trattato della prima normalizzazione delle relazioni tra Israele e un Paese arabo dall’accordo con la Giordania del 1994. Alla firma di Washington hanno partecipato il ministro degli esteri degli Emirati Arabi Uniti Abdullah bin Zayed Al Nahyan, il ministro degli esteri del Bahrein Abdullatif bin Rashid Al Zayani, il presidente degli Usa Donald Trump e il premier israeliano Netanyahu.
accordi abramo - ©Getty
Lo scopo degli Accordi di Abramo è quello di promuovere la stabilità in Medio Oriente, grazie alla cooperazione e lo scambio reciproco in numerosi ambiti, dall’economia al turismo, dalla tecnologia alla sicurezza. Sono stati avviati progetti energetici tra i Paesi coinvolti e la creazione di infrastrutture.
Secondo gli analisti, gli Accordi di Abramo hanno portato benefici a tutti i Paesi che hanno aderito. L’intesa è stata vista come una mossa in chiave anti-Iran. Teheran ha letto con preoccupazione l'allargamento del fronte dei suoi avversari in un’alleanza. I palestinesi si sono invece sentiti scavalcati. Il leader dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, ha parlato di “tradimento”, lanciato appelli a scendere in piazza per protestare. Ha anche cercato di far passare una risoluzione di condanna alla Lega araba ma senza successo. Gli Emirati Arabi Uniti hanno ribadito che la causa palestinese è citata negli accordi, con un breve riferimento alla “soluzione dei due Stati”.
Il processo di normalizzazione ha subito una interruzione con l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la successiva offensiva israeliana a Gaza, durata due anni, fino alla tregua raggiunta nell’ottobre 2025. L’Arabia Saudita, ad esempio, spesso citato come uno dei prossimi Paesi che avrebbero potuto aderire agli accordi, ha espresso una posizione netta: "La normalizzazione dei rapporti con Israele deve per forza essere collegata a una soluzione giusta per la questione palestinese”, ha detto il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.
Nel settembre 2025 le forze armate di Israele hanno compiuto un blitz a Doha, in Qatar, contro i leader di Hamas. L’attacco non sarebbe riuscito nell’intento di eliminare gli alti esponenti dell’organizzazione. Ma ha causato forti condanne internazionali, mettendo a rischio gli Accordi di Abramo. Molti Paesi arabi sono tornati a criticare l’operato israeliano. La nazioni arabe e islamiche si sono incontrate in un vertice d'emergenza convocato in Qatar.
Per approfondire: Abu Dhabi: annettere Cisgiordania mina accordi Abramo
Gli Emirati Arabi Uniti, tra i firmatari degli Accordi, hanno espresso disappunto. Ma nonostante le dichiarazioni di condanna, nessun Paese ha annunciato ufficialmente la rescissione degli Accordi. Non c’è stata una rottura formale ma l’episodio ha raffreddato le relazioni diplomatiche, isolando Israele nella regione. "Vogliamo far parte degli accordi di Abramo ma solo con una soluzione a due Stati" in Medio Oriente, ha fatto poi sapere il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.
Per approfondire: Herzog e Rubio a Gerusalemme rilanciano Accordi di Abramo
What to Watch
AI outlook — possibilities, not facts
Ulteriori Paesi arabi potrebbero aderire agli Accordi di Abramo, ma solo se ci saranno progressi nella soluzione della questione palestinese.
Possible · Medium term
Le tensioni tra Israele e i gruppi palestinesi continueranno a influenzare negativamente la stabilità regionale e gli Accordi di Abramo.
Very likely · Long term
La cooperazione economica e tecnologica tra i Paesi firmatari degli Accordi di Abramo si intensificherà.
Likely · Medium term
Open Questions
- Quale sarà l'impatto a lungo termine degli Accordi di Abramo sulla stabilità regionale?
- La soluzione a due Stati verrà effettivamente perseguita?
- Altri Paesi arabi aderiranno agli accordi?
- Come evolveranno le relazioni tra Israele e i Paesi firmatari dopo gli eventi recenti?





