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BackAddio ad Angelo Benessia, avvocato d'affari e figura chiave dell'economia torinese
Addio ad Angelo Benessia, avvocato d'affari e figura chiave dell'economia torinese
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Repubblica Cronaca6/26/2026Business2 min readItaly

Addio ad Angelo Benessia, avvocato d'affari e figura chiave dell'economia torinese

Quick Look

  • Angelo Benessia, influente avvocato d'affari torinese, è scomparso a 84 anni.
  • Protagonista silenzioso di operazioni finanziarie chiave, ha guidato la Compagnia di San Paolo e seduto nei CdA di Fiat e Telecom Italia.

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Arrivava a Palazzo Civico in bicicletta, impeccabile nel suo abito scuro e nella cravatta perfettamente annodata. Erano gli anni della presidenza alla Compagnia di San Paolo. E quell’immagine raccontava più di molte parole il carattere di Angelo Benessia, mancato ieri all’età di 84 anni.

Uomo riservato, elegante, allergico all'ostentazione, dietro quell'apparenza da professionista discreto si nascondeva però uno dei più influenti avvocati d'affari di Torino, protagonista silenzioso di alcune delle principali operazioni finanziarie che hanno segnato la storia economica italiana degli ultimi decenni.

Era stato proposto dall’allora sindaco Sergio Chiamparino alla guida della Compagnia di San Paolo, oggi principale azionista di banca Intesa Sanpaolo. Qui è stato tra il 2008 e il 2010. Sposato con la socia di studio, Cristiana Maccagno. Frequentava Vladimiro Zagrelbesky (avevano entrambi una casa sopra Gressoney), ma anche i magistrati Edmondo Bruti Liberati, Luciano Violante.

Esperto di diritto societario, Benessia ha incarnato il modello del grande avvocato torinese: originario della provincia di Cuneo, poco incline ai riflettori, molto più interessato all’analisi di bilanci e dossier che alle dichiarazioni pubbliche. Nel suo studio di corso Galileo Ferraris ha seguito alcune delle vicende societarie più delicate del capitalismo italiano, costruendosi una reputazione di giurista rigoroso.

Sedette nei consigli di amministrazione di Fiat e Telecom Italia, ricoprì la vicepresidenza della Rcs.

Nel 1997, insieme a Guido Rossi, rappresentò gli interessi della Fondazione San Paolo nelle grandi manovre che accompagnarono la privatizzazione dell'Istituto Bancario San Paolo di Torino, una delle operazioni più significative della stagione delle privatizzazioni italiane. Poi entrò nel consiglio di amministrazione di Italenergia, la holding costituita dalla cordata Fiat-Edf per la scalata a Montedison, e fu scelto per raccogliere l'eredità di Renato Ruggiero alla vicepresidenza di Rcs quando quest'ultimo lasciò il gruppo per assumere l'incarico di ministro degli Esteri.

“Era un professionista serio e rigoroso - ricorda Sergio Chiamparino -. Lo conoscevo dai tempi dell’istituto Gramsci che anche lui frequentava. In occasioni conviviali parlavamo in dialetto, lui usava il cuneese”.

La sua forza non era l'esposizione mediatica, ma la credibilità costruita negli anni. Una figura che interpretava alla perfezione lo stile della vecchia Torino: parlare poco, lavorare molto, lasciare che fossero i risultati a raccontare il valore delle persone. È stato maestro per una generazione di giovani avvocati passati dal suo studio come Giorgia Lo Vecchio Musti ora in Deloitte Legal che ha lasciato il suo studio nel 2019. “Diceva sempre la parola giusta, aveva un grande intuito giuridico e una grande ironia”. C’era poi l’aspetto umano. “Disegnava. Quando nacque mia figlia mi regalò un disegno fatto da lui. L’ultima volta che ci siamo visti è stato a Cogne l’estate scorsa”. Benessia lascia due figlie, Gaia, avvocata, e Alice, fotografa. E la moglie Cristiana Maccagno, che aveva conosciuto tra i banchi della facoltà di Giurisprudenza.

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This article was originally published by Repubblica Cronaca.

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