
Spagna e Regno Unito guidano la crescita del gettito fiscale, mentre l'Italia registra un incremento del 2,1% nel primo semestre del 2026.
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Il rapporto analizza le performance fiscali di sette Paesi europei nel primo semestre 2026, confrontando le dinamiche di imposte dirette, indirette e IVA.
Il risultato più marcato appartiene alla Spagna, dove la crescita delle entrate è sostenuta da entrambe le principali componenti del gettito. Le imposte dirette aumentano infatti del 14,8%, mentre quelle indirette segnano un incremento del 5,8%. All’interno delle imposte dirette spicca soprattutto il risultato dell’imposta sulle società, il cui gettito balza dell’80,2%. Di segno opposto la dinamica dell’imposta sull’energia elettrica, che registra una diminuzione del 30%. Il forte aumento complessivo delle entrate spagnole va quindi letto alla luce della particolare dinamica delle imposte sul reddito e, soprattutto, del gettito societario.
Anche il Regno Unito conferma una crescita robusta. Nel primo semestre le entrate tributarie aumentano dell’8,4%, grazie al contributo delle imposte dirette (+12,8%) e, in misura più contenuta, di quelle indirette (+2,9%). La distanza tra i primi due Paesi e gli altri Stati analizzati rimane quindi significativa.
In Francia il gettito tributario cresce del 3,2%. Tra le imposte dirette aumentano sia le entrate derivanti dall’imposta sui redditi da lavoro, che segnano un +2,6%, sia quelle relative all’imposta sulle società, in crescita dello 0,2%. Secondo l’analisi del ministero dell’Economia e delle Finanze, la dinamica positiva delle entrate francesi risente soprattutto degli interventi fiscali introdotti attraverso le Leggi di bilancio 2025 e 2026, caratterizzate da misure rivolte alla redistribuzione e da un maggiore prelievo nei confronti delle grandi imprese e dei patrimoni.
L’Italia registra invece un incremento complessivo del 2,1% rispetto al primo semestre del 2025. Il risultato nasce dall’aumento sia delle imposte dirette (+1,4%) sia delle imposte indirette (+3%). Il dato italiano si colloca dunque al quarto posto nella graduatoria dei sette Paesi, sopra Portogallo, Irlanda e Germania, ma a distanza considerevole dalle performance di Spagna e Regno Unito. All’interno delle singole voci emergono alcune dinamiche particolarmente rilevanti. Il gettito delle accise sull’energia elettrica diminuisce del 14,9%, mentre quello relativo alle accise sugli oli minerali scende del 9,5%. Il rapporto riconduce queste contrazioni agli interventi normativi adottati per attenuare gli effetti dell'aumento dei costi energetici.
L’Irlanda registra una crescita più moderata, pari all’1,2%. Il quadro delle imposte dirette resta tuttavia favorevole: il gettito delle imposte sui redditi delle persone fisiche aumenta del 6,7%, mentre quello dell’imposta sulle società cresce del 4,7%. La componente indiretta presenta invece alcune criticità. Le accise diminuiscono del 6,5% e l’imposta di bollo del 3,6%. Il risultato complessivo del Paese rimane quindi positivo, ma la crescita risulta molto più contenuta rispetto a quella registrata nei mesi precedenti dai Paesi in testa alla graduatoria. La Germania chiude il confronto con un incremento del gettito di appena 0,8%. L'aumento delle entrate è sostenuto dall’imposta sui salari (+4,6%), mentre l’imposta sulle società arretra dell’8%. Anche tra le imposte indirette prevalgono le diminuzioni: il gettito dell’accisa sui prodotti alcolici scende del 18,8%, mentre quello dell’imposta sull’energia elettrica diminuisce del 23,3%. La Germania presenta quindi la combinazione meno favorevole tra crescita complessiva del gettito e andamento di alcune delle principali voci fiscali.
Una delle indicazioni più uniformi del rapporto riguarda l’IVA. Nei primi sei mesi del 2026 il gettito dell’imposta sul valore aggiunto aumenta in tutti e sette i Paesi considerati rispetto allo stesso periodo del 2025. La graduatoria ricalca in parte quella delle entrate complessive, ma con incrementi positivi anche negli Stati che hanno registrato una crescita fiscale più debole. La Spagna è ancora una volta in testa, con un aumento dell’IVA dell’8,4%. Seguono il Portogallo (+7,9%), l’Irlanda (+7,5%), il Regno Unito (+3,9%), l’Italia (+3,7%), la Francia (+3%) e la Germania (+2,7%). Il divario tra il Paese con la crescita maggiore e quello con la variazione più contenuta raggiunge così 5,7 punti percentuali. Il dato mostra inoltre come la componente IVA rappresenti un elemento di sostegno generalizzato al gettito tributario nel primo semestre dell’anno.
Il bollettino del Mef affianca al confronto delle entrate anche una lettura del quadro congiunturale dei sette Paesi. L’analisi considera, oltre al PIL, l’inflazione, il mercato del lavoro, i consumi finali, la spesa pubblica, la produzione industriale e il rapporto tra debito pubblico e PIL. Questi indicatori sono importanti per interpretare l'andamento delle entrate: la dinamica del gettito non dipende infatti soltanto dalle modifiche apportate ai sistemi fiscali, ma anche dall'evoluzione dell'attività economica, dei consumi, dei redditi e dell'occupazione. Il confronto tra i diversi Paesi permette quindi di collocare la crescita delle entrate all’interno di un quadro economico più ampio, distinguendo gli effetti delle politiche fiscali da quelli legati alla congiuntura. Nel caso italiano, il dato del primo semestre conferma una crescita del gettito che, pur essendo positiva, rimane più contenuta rispetto a quella delle principali economie che guidano la classifica. Nel complesso, emerge un quadro europeo caratterizzato da una crescita delle entrate in tutti i Paesi osservati, con differenze particolarmente ampie tra Spagna e Regno Unito da una parte e Germania, Irlanda e Portogallo dall’altra.

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